Ad aprile, la Commissione europea ha diffuso una Proposta per la creazione di una lista, valevole per tutti gli stati membri dell’Unione europea, di “paesi terzi di origine sicuri”.
Liste del genere, già esistenti a livello di singoli stati membri (ce l’ha anchel’Italia), autorizzano una procedura accelerata e sommaria dell’esame delle richieste di protezione internazionale da parte di chi arriva da un paese “sicuro”.
Tra i paesi inclusi nella Proposta della Commissione c’è immancabilmente anche l’Egitto, la cui catastrofica situazione dei diritti umani è ignorata dalle istituzioni europee e dai governi dei singoli stati membri in nome di interessi strategici.
La più recente analisi della situazione dei diritti umani, diffusa a inizio giugno da EgyptWide conferma che in Egitto nessuna persona può essere al sicuro dal rischio di subire violenza da parte dello stato. Le organizzazioni locali per i diritti umani denunciano che le persone tornate dall’estero – volontariamente o forzatamente – sono spesso prese di mira dalle forze di sicurezza mediante arresti, torture, sparizioni forzate e processi arbitrari.
Come non ha mancato di sottolineare la Corte di giustizia dell’Unione europea, un paese “sicuro” dev’esserlo per tutte le persone e in ogni parte del suo territorio. La Proposta della Commissione, al contrario, scardina due principi-cardine del diritto internazionale dei rifugiati, quello per cui i rischi di violazione dei diritti umani in caso di ritorno devono essere esaminati caso per caso e quello del non-refoulement, per cui una persona non può essere rimandata in un paese dove rischi di subire violazioni dei diritti umani.
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