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Speciale Sudan

Sudan, Hemedti ammette le atrocità a El Fasher: “Indagheremo”. 2000 morti in due giorni

El Fasher

460 persone giustiziate nell'ospedale saudita. Le immagini satellitari mostrano migliaia di corpi e una città resa l'inferno sulla terra.

460 persone giustiziate nell’ospedale saudita. Le immagini satellitari mostrano migliaia di corpi e una città resa l’inferno sulla terra.

Il leader delle Forze di supporto rapido (RSF) del Sudan, il generale Mohamed Hamdan Dagalo, noto come Hemedti, ha affermato di aver avviato un’indagine su quelle che ha definito violazioni commesse dai suoi soldati durante la cattura di El Fasher.

Al centro dell’indignazione internazionale, i numerosissimi video postati dagli stessi miliziani delle RSF, che testimoniano omicidi di massa di civili, stupri,  torture, uccisioni extragiudiziali di cooperanti, medici e politici.

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A seguito dell’indignazione internazionale, il leader delle RSF è dovuto uscire allo scoperto, ammettendo le violazioni dei diritti umani e i numerosi crimini di guerra commessi dalle proprie milizie.

A poche ore dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che dovrebbe tenersi proprio sulla guerra in Sudan, giunta al suo terzo anno, la questione delle atrocità riprese nei video, mette all’angolo Hemedti, che afferma di essere dispiaciuto per il disastro che ha colpito la popolazione di El Fasher e di aver avviato un’indagine da parte di un comitato ad hoc, già giunto in città.

Nuove immagini satellitari (29 ottobre) mostrano la posizione in cui numerosi veicoli sono stati bruciati dalle RSF e sono stati avvistati corpi a terra a circa 15 km a nord-ovest di El Fasher. La posizione è stata identificata tramite la geolocalizzazione dei filmati RSF dal nostro team Sudan Witness @Cen4infoRes

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) delle Nazioni Unite ha detto di essere inorridita e profondamente scioccata dai report secondo i quali 460 civili circa, compresi pazienti, medici, infermieri e familiari, sono stati uccisi a bruciapelo all’interno dell’ultimo ospedale funzionante in città, l’Ospedale saudita.

l Sudan Doctors’ Network ha confermato che martedì i combattenti di RSF hanno “ucciso a sangue freddo tutti quelli che hanno trovato all’interno dell’ospedale saudita, compresi i pazienti“.

Pur non avendo potuto fornire ulteriori dati sulle vittime – data la situazione in crescendo – ha dichiarato che le strutture mediche della città erano state “trasformate in macelli umani“.

L’indignazione della comunità internazionale ha portato all’intensificazione della pressione sugli Emirati Arabi Uniti (UAE), accusati di fornire supporto militare ed economico alle RSF. Sebbene le numerose prove presentate alle Nazioni Unite, i report delle Agenzie Internazionali per i diritti umani e le numerose immagini satellitari degli analisti allegate ai report presentati, gli UAE negano il supporto alle RSF e rispediscono al mittente ogni accusa.

La delegazione UAE , guidata dal ministro di Stato per gli affari africani, lo sceicco Shakhboot Nahyan Al Nahyan, ha chiesto al ministro degli affari esteri Sudan di interrompere la campagna mediatica che accusa Abu Dhabi di sostenere l’RSF e di fornire scuse pubbliche.

Ciò che fa più allarmare gli osservatori è l’esiguo numero di civili che è riuscito a riparare nelle città vicine, come Tawila. Sarebbero poco meno di 5000 quelli arrivati, infatti, e sapendo che la presenza ad El Fasher era di oltre 260000 persone, ci si chiede oggi che fine abbiano fatto le decine di migliaia di uomini, donne e bambini e a quali violenze possano essere sottoposti.

C’è di fatto che le uccisioni già accertate e documentate in città, sarebbero oltre 2000, ma si teme che il numero possa essere solo una frazione della realtà.

La città di El Fasher è caduta nelle mani delle RSF nella giornata di domenica 26 Ottobre, dopo che le truppe dell’esercito sudanese e le autorità politiche hanno concordato un salvacondotto per la fuga, fatto che ha accresciuto l’indignazione della società civile sudanese che ora teme per le decine di migliaia di persone lasciate in balia delle violenze delle RSF.

El Fasher era l’ultima roccaforte dell’esercito nella regione del Darfur ed è stata catturata dalla RSF dopo un assedio durato 18 mesi segnato da fame e pesanti bombardamenti.

La cattura di El Fasher divide effettivamente il paese, con la RSF ora in controllo della maggior parte del Darfur e di gran parte del vicino Kordofan e l’esercito sudanese (SAF) che controlla la capitale, Khartoum, le regioni centrali e orientali lungo il Mar Rosso.

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