RABAT – Il Marocco sta affrontando una delle crisi meteorologiche più gravi degli ultimi anni. Mentre il maltempo continua a sferzare il bacino del Mediterraneo, il Paese si trova a fare i conti con un bilancio tragico in termini di vite umane e danni incalcolabili all’economia locale. Di fronte a uno scenario di devastazione che ha colpito oltre 110.000 ettari di terreno e costretto all’evacuazione circa 188.000 persone, Re Mohammed VI ha ordinato un intervento d’urgenza senza precedenti. Con una decisione ufficiale giunta giovedì, il governo marocchino ha formalmente classificato come “zone di disastro naturale” le quattro province di Larache, Kenitra, Sidi Kacem e Sidi Slimane. Questo passaggio burocratico è fondamentale: permette l’attivazione di misure normative eccezionali e lo sblocco immediato di fondi per la ricostruzione. Le regioni del Gharb e del Loukkos sono le più colpite, con intere comunità isolate dal fango e infrastrutture vitali completamente sommerse. Non sono solo le campagne a soffrire; la devastazione ha raggiunto il cuore delle aree urbane. In città come Kenitra e Sidi Slimane, la furia delle acque ha trasformato i viali principali in canali navigabili, sommergendo i piani terra di abitazioni e uffici. Le immagini dalle zone colpite hanno mostrato auto ammassate dalla corrente e negozianti che tentavano disperatamente di salvare le poche merci rimaste asciutte. A Larache, la pressione del fango ha causato il crollo di diversi muri di contenimento, rendendo inagibili interi quartieri e mettendo a rischio la stabilità di edifici storici. Il fango non ha risparmiato le scuole e gli uffici pubblici, dove l’acqua ha raggiunto livelli tali da rendere impossibile qualsiasi attività, trasformando centri pulsanti di vita in scenari di desolazione. Le squadre di soccorso continuano ad operare ovunque senza sosta con gommoni e idrovore per trarre in salvo le vittime delle alluvioni, mentre le reti fognarie, ormai al collasso, faticano a drenare l’enorme massa d’acqua che si sta riversando sul Marocco. Nonostante l’imponente macchina dei soccorsi, il bilancio delle vittime continua a salire. Nel nord del Paese, dopo giorni di ricerche incessanti, la Protezione Civile ha recuperato il corpo di una madre travolta dalle acque lo scorso fine settimana vicino a Douar Lmouawia, piccolo centro rurale situato nella provincia di Tetouan. Il tragico incidente, purtroppo, ha quasi azzerato un intero nucleo familiare: il bilancio attuale è di cinque morti (tre bambini, la madre e il conducente del veicolo), mentre il padre risulta ancora disperso.
Su iniziativa del Governo è stato varato un programma di sostegno multidimensionale da 3 miliardi di dirham (circa 300 milioni di dollari). Il piano si articola su quattro pilastri strategici per garantire una copertura totale delle necessità:
– sostegno diretto alle famiglie (775 milioni MAD): ogni nucleo familiare colpito riceverà un aiuto finanziario fino a 6.000 dirham. I fondi sono destinati al rilocalizzazione, alla compensazione della perdita di reddito e alla ricostruzione delle abitazioni crollate;
– emergenza e beni di prima necessità : 225 milioni MAD stanziati per rafforzare i dispositivi di soccorso sul campo e fornire aiuti in natura (cibo, coperte, medicinali);
– supporto al settore agricolo :300 milioni MAD destinati specificamente ad agricoltori e allevatori che hanno visto i propri raccolti distrutti e il bestiame decimato;
-infrastrutture e reti : 1,7 miliardi MAD, la quota più consistente servirà a ripristinare la rete stradale, i sistemi idro-agricoli e le reti elettriche e idriche essenziali.
Nonostante il programma di sostegno sia stato recepito come un segnale incoraggiante, la popolazione esprime cautela riguardo alla gestione concreta dei fondi nelle zone più isolate. Dalle cooperative locali giunge un appello affinché gli aiuti arrivino direttamente ai produttori. Il settore lattiero-caseario, tra i più colpiti, chiede trasparenza nella distribuzione dei fondi: “I campi sono distrutti e le scorte di mangime per il bestiame sono esaurite. È fondamentale che il sostegno raggiunga i destinatari senza intermediari, garantendo che i fondi non vengano dispersi prima di arrivare a chi ne ha davvero bisogno.”
Anche il commercio locale sta subendo un colpo durissimo. Oltre ai danni strutturali, il settore deve fare i conti con gli effetti delle evacuazioni: saracinesche abbassate e centri urbani svuotati hanno azzerato i consumi. Senza clienti e con le vie di comunicazione interrotte, anche i negozianti risparmiati dalle acque si trovano in una situazione di paralisi economica senza precedenti. La richiesta che arriva dagli operatori è chiara: gli indennizzi devono coprire anche il ‘danno indiretto’ causato dal fermo totale delle attività.
Intanto la tregua non è ancora arrivata. La Direzione Nazionale della Meteorologia prevede che i disturbi atmosferici persisteranno per tutto il fine settimana, con piogge intense e nevicate abbondanti sulle catene del Rif e dell’Atlante, complicando ulteriormente le operazioni di soccorso. Una graduale stabilizzazione delle condizioni meteorologiche è attesa solo a partire da domenica 15 febbraio, data in cui si spera di poter iniziare la fase operativa della ricostruzione.


