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Human Rights

Iran: loose hair in the wind and bare shoulders, Parastoo Ahmadi sang challenging the regime

In a country where women risk prison for singing, the artist courageously challenged the Islamic regime

The Iranian judiciary, after announcing the opening of an investigation, arrested Parastoo Ahmadi. The Iranian singer and composer performed last Wednesday 11 December in the “Caravanserai Concert” in an ancient Iranian caravanserai, singing a song of freedom in an elegant black dress, with “clothes that do not comply” with the law imposed by the Islamic Republic .

The concert, held at an undisclosed location without an audience, was streamed on his YouTube channel and attracted huge attention on social media. Introducing her concert, Ahmadi declared: “I am Parastoo, a girl who wants to sing for the people I love. This is a right that I cannot give up: I sing for the land that I love passionately. In this corner of our beloved Iran, in a place where history and myths are intertwined, listen to my voice in this imaginary concert and dream of this beautiful homeland.”
Her words are a powerful reminder of the indomitable freedom that pulsates in the veins of Iranian women, who courageously oppose the regime of the fundamentalist government, despite threats, warnings, violence and punishments.
The live broadcast of the performance coincided with the night in which the Islamic Republic was to announce a new law on the hijab, to repress resistance to the compulsory veil, which provides for whippings, prison sentences of up to 15 years in prison, serious sanctions, up to the death penalty for anyone who transgresses it. The “Law for the Protection of the Family through the Promotion of the Culture of Chastity and Hijab”, composed of 74 articles, is expected to come into force on December 13, 2024, and also provides for restrictions on education and employment for women and the girls who oppose the veil. The provision also means that women and girls who send veilless videos of themselves to non-Iranian press or who participate in peaceful activism risk the death penalty.

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This concert had a strong symbolic challenging value, for a free Iran, and resulted in immediate legal action against the artist, the musicians who played with her Ehsan Beyraghdar, Soheil Faghih Nasiri, Amin Taheri and Amir Ali Pirnia, and the organizers of the event. The Iranian news agency Mizan reported the official condemnation : “a group led by a female singer produced music without respecting legal and religious rules”, breaking the news without mentioning the artist’s name. The judiciary also added that the performance, in addition to violating “legal and religious standards”, also lacked adequate authorization, threatening “adequate measures”.

Unfortunately, Ahmadi has now been arrested.
Parastoo Ahmadi is known for her anti-regime protest performances, highlighting the lack of freedom of expression in Iran and the government’s repression of protests, including the killing of dissidents and demonstrators; for her “provocative” performances has already been under investigation.
Exiled Iranian activist Masih Alinejad described the concert as “historic”, saying that Parastoo Ahmadi’s voice “is a weapon against tyranny, her courage a hymn to defiance”.
Although the Iranian regime has tried to show a more human face in recent weeks, temporarily releasing the activist and Nobel Prize winner Narghes Mohammadi and the famous rapper Toomaj, detained for the contents of his songs, it continues to violently repress any attempt to opposition and does not suspend the executions to death of prisoners.

As soon as she was released from prison, Mohammadi sang the slogan “Zan-zendeghì-azadi”, “Woman-Life-Freedom”, and showed herself with a photo of Mahsa Amini, to underline her inexhaustible commitment to the cause of freedom.
Anahita Hamti, film and theater actress, also showed her shaved head in a striking gesture to protest against the “new rules” on hijab and afaf: “I cut my hair totally so that no one commits a sin and does not go to hell.”


As Amnesty International states “Compulsory veil laws violate many rights, including those to equality, freedom of expression, religion and belief, privacy, equality and non-discrimination, personal and bodily autonomy, causing severe pain and suffering amounting to torture or inhumane treatment.”
But Iranian women are increasingly determined to pursue their right to freedom. Repression does not work against the will to be free.

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Diritti umani

Iran, capelli al vento e spalle scoperte: Ahmadi canta sfidando il regime

In un paese dove le donne rischiano la prigione per aver cantato, l'artista
ha sfidato coraggiosamente il regime islamico.

La magistratura iraniana ha annunciato l’apertura di un’inchiesta contro Parastoo Ahmadi, cantante e compositrice iraniana, poi arrestata. Mercoledì 11 dicembre si è esibita nel “Caravanserai Concert” in un antico caravanserraglio iraniano, cantando in un elegante vestito nero una canzone di libertà, con “un abbigliamento non conforme” alle legge imposta dalla Repubblica islamica.

Il concerto, tenuto in una località segreta, senza un pubblico, è stato trasmesso in streaming sul suo canale YouTube, ed ha attirato una grande attenzione sui social media.
Introducendo il suo concerto, la Ahmadi ha dichiarato: “Sono Parastoo, una ragazza che vuole cantare per le persone che ama. Questo è un diritto a cui non posso rinunciare: canto per la terra che amo appassionatamente. Qui, in questo angolo del nostro amato Iran, in un luogo dove storia e miti si intrecciano, ascolta la mia voce in questo concerto immaginario e
sogna questa bellissima patria”.
Le sue parole sono un potente richiamo alla indomabile libertà che pulsa nelle vene delle donne iraniane, che si oppongono coraggiosamente al regime del governo integralista, nonostante minacce, avvertimenti, violenze e punizioni.
La diretta dell’esibizione è coincisa con la notte in cui la Repubblica Islamica doveva annunciare un nuova nuova legge sull’hijab, per reprimere la resistenza al velo obbligatorio, che prevede frustate, pene detentive fino a 15 anni di carcere, gravi sanzioni, fino alla pena di morte, per chi dovesse trasgredirla.

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Parastoo Ahmadi, cantante e compositrici iraniana, si era esibita mercoledì 11 dicembre scorso nel “Caravanserai Concert” in un antico caravanserraglio iraniano, cantando in un elegante vestito nero una canzone di libertà, con “un abbigliamento non conforme” alle legge imposta dalla Repubblica islamica.
Il concerto, tenuto in una località segreta, senza un pubblico, è stato trasmesso in streaming sul suo canale YouTube, ed ha attirato una grande attenzione sui social media.
Introducendo il suo concerto, la Ahmadi ha dichiarato: “Sono Parastoo, una ragazza che vuole cantare per le persone che ama. Questo è un diritto a cui non posso rinunciare: canto per la terra che amo appassionatamente. Qui, in questo angolo del nostro amato Iran, in un luogo dove storia e miti si intrecciano, ascolta la mia voce in questo concerto immaginario e
sogna questa bellissima patria”.
Le sue parole sono un potente richiamo alla indomabile libertà che pulsa nelle vene delle donne iraniane, che si oppongono coraggiosamente al regime del governo integralista, nonostante minacce, avvertimenti, violenze e punizioni.
La diretta dell’esibizione è coincisa con la notte in cui la Repubblica Islamica doveva annunciare un nuova nuova legge sull’hijab, per reprimere la resistenza al velo obbligatorio, che prevede frustate, pene detentive fino a 15 anni di carcere, gravi sanzioni, fino alla pena di morte, per chi dovesse trasgredirla.
Purtroppo ora per la Ahmadi è scattato l’arrestoLa “Legge per la protezione della famiglia tramite la promozione della cultura della castità e dell’hijab”, composta da 74 articoli, dovrebbe entrare in vigore il 13 dicembre 2024, e prevede anche restrizioni all’istruzione e all’occupazione per le donne e le ragazze che si oppongono al velo. La disposizione implica, inoltre, che donne e ragazze che inviano video di sé stesse senza velo alla stampa non iraniana o che partecipano all’attivismo pacifico rischiano la pena di morte.

Questo concerto dal forte valore simbolico di sfida e di speranza, per un Iran libero, ha avuto come conseguenza un’immediata azione legale contro l’artista, i musicisti che hanno suonato con lei Ehsan Beyraghdar, Soheil Faghih Nasiri, Amin Taheri e Amir Ali Pirnia, e gli organizzatori dell’evento.
L’agenzia di stampa iraniana Mizan ha riportato la condanna ufficiale del fatto che “un gruppo guidato da una cantante donna” abbia prodotto “musica senza rispettare le regole legali e religiose”, dando la notizia senza citare il nome dell’artista. La magistratura ha inoltre aggiunto che l’esibizione oltre ad aver violato “gli standard legali e religiosi” era anche priva di un’autorizzazione adeguata, minacciando “provvedimenti adeguati”.

Parastoo Ahmadi è nota per le sue performance di protesta contro il regime, che affrontano temi come la mancanza della libertà di espressione in Iran e la repressione da parte del governo di ogni tipo di protesta, anche con l’uccisione di dissidenti e manifestanti;per le sue esibizioni “provocatorie” è già stata sotto inchiesta.


L’attivista iraniana in esilio Masih Alinejad ha definito il concerto come “storico”, affermando che la voce di Parastoo Ahmadi “è un’arma contro la tirannia, il suo coraggio un inno alla sfida”.
Nonostante il regime iraniano nelle ultime settimane abbia cercato di mostrare un volto più umano, rilasciando temporaneamente l’attivista e premio Nobel Narghes Mohammadi e il famoso rapper Toomaj, detenuto per i contenuti delle sue canzoni, in realtà continua a reprimere con violenza ogni tentativo di opposizione e non sospende le esecuzioni dei detenuti.
Appena uscita dal carcere, la Mohammadi ha scandito la slogan “Zan-zendeghì-azadi”, Donna-Vita-Libertà”, e si è mostrata con una foto di Mahsa Amini, per sottolineare il suo inesauribile impegno per la causa della libertà.


Anche Anahita Hamti, attrice di cinema e teatro, in un gesto eclatante ha mostrato la sua testa rasata per protestare contro le “nuove regole” su hijab e afaf: “Mi taglio i capelli dal fondo perché nessuno commetta peccato e non vada all’inferno”.

Come afferma Amnesty International “Le leggi sul velo obbligatorio violano molti diritti, tra cui quelli all’uguaglianza, alla libertà di espressione, di religione e di credo, alla privacy, all’uguaglianza e alla non discriminazione, all’autonomia personale e corporea, causando dolore e sofferenze gravi che equivalgono a tortura o a trattamenti inumani”.

Ma le donne iraniane sono sempre più determinate nel perseguire il loro diritto alla libertà. La repressione non funziona contro la volontà di essere liberi.

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