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Ricorre oggi, 18 settembre, il venticinquesimo anniversario dell’arresto di 12 scrittori e giornalisti eritrei che aveva osato esprimere pubblicamente le loro opinioni e chiedere riforme democratiche: un affronto che il dittatore Isaias Afewerki (nella foto di copertina) non sopportò.
Da 25 anni, di loro non si hanno notizie: ammesso che siano vivi, ad oggi hanno trascorso un quarto di secolo in isolamento in prigioni segrete, senza accusa né processo e senza poter contattare le loro famiglie.
Ricordiamo i loro nomi: Amanuel Asrat, Dawit Habtemichael, Dawit Isaak (con passaporto svedese), Fessehaye “Joshua” Yohannes, Matheos Habteab, Medhanie Haile, Sahle-Wedi-Itay-Tsegazeab, Said Abdulkader, Said Idris “Aba Are”, Seyoum Tsehaye, Temesken Ghebreyesus e Yusuf Mohammed Ali.
Secondo notizie mai confermate né smentite dalle autorità eritree, tre di loro – Yusuf Mohamed Ali, Medhane Haile e Said Abdulkader – sarebbero deceduti nella prigione-lager di Eiraeiro, situata a due ore di strada dal primo centro abitato e dalle celle minuscole: un metro e mezzo di lunghezza, un metro e metro e mezzo di larghezza e due metri e mezzo di altezza.
Nel settembre 2001, mentre l’attenzione mondiale era concentrata sugli attacchi alle Torri gemelle, la repressione di Afewerki colpì la stampa indipendente eritrea. Da allora, l’Eritrea è stabilmente agli ultimi posti delle classifiche sulla libertà di stampa.
Quegli arresti non rappresentarono solo l’assalto finale alla libertà di stampa ma un attentato alla vita culturale e intellettuale di un’intera generazione di eritree ed eritrei.
PEN Club International ha lanciato un appello per chiedere al governo dell’Asmara di fornire informazioni sui 12 scrittori e giornalisti: https://www.pen-international.org/proof-of-life-now
NEWS e ANAlisi dalle Afriche venerdì 09 Ottobre 2026


