Un gruppo di cittadini eritrei rifugiati in Italia ha lanciato un forte appello pubblico, denunciando la trasmissione del documentario “La grande bugia – Eritrea andata e ritorno”, trasmesso su Rai3. La loro protesta nasce dalla convinzione che il reportage abbia veicolato un’immagine distorta e parziale della realtà eritrea, colpendo profondamente la dignità e la verità delle migliaia di rifugiati che hanno scelto di cercare protezione in Europa.
I cittadini eritrei sottolineano come il documentario, pur presentando alcune testimonianze di fuga e sofferenza, sembri aver favorito una narrazione che lede la credibilità della diaspora eritrea. Molti intervistati appaiono, secondo quanto denunciato, come collaboratori o comunque favorevoli al regime, contraddicendo le dichiarazioni rese alle autorità italiane per ottenere lo status di rifugiato. La paura di ritorsioni, la manipolazione di testimonianze e la presenza di soggetti infiltrati o provocatori sono elementi che alimentano la rabbia e la preoccupazione del gruppo.
La comunità eritrea in Italia si divide, secondo le analisi del gruppo, in due settori principali: il primo, storicamente nato con la lotta per l’indipendenza dall’Etiopia (1961-1991), vede una fetta di popolazione ancora favorevole al regime, spesso legata a retaggi storici e culturali. Il secondo settore, invece, è composto da rifugiati politici veri e propri, scappati dalla violenta dittatura di Asmara, caratterizzata da:
– La sospensione indefinita della costituzione del 1997
– La soppressione di partiti politici e sindacati
– Il servizio militare forzato e a tempo indefinito
– Le ripetute violazioni dei diritti umani
– La repressione della libertà di espressione, religione e stampa
– Arresti arbitrari, torture e morti lungo i viaggi della fuga
Per migliaia di eritrei, l’arrivo in Europa rappresenta l’atto finale di un sacrificio estremo. Molti hanno attraversato deserti e maratone sul Mediterraneo, consapevoli di dover interrompere ogni legame con la loro terra sino a quando il regime non verrà smantellato. La spreading di false testimonianze, la normalizzazione di chi collabora con il regime, sono viste come gravissimi attacchi alla loro dignità e alla verità storica.
Il gruppo eritreo in Italia ha avanzato una serie di richieste: una replica pubblica che chiarisca i criteri di produzione e le fonti del documentario, l’organizzazione di un contraddittorio con testimonianze autentiche di chi ha vissuto lo stigma e la persecuzione in Eritrea, e una verifica editoriale sulle modalità di selezione degli intervistati, con particolare attenzione ai legami con enti eritrei coinvolti nella propaganda.
Parallelamente, chiedono alle autorità italiane di monitorare lo status di protezione internazionale di chi, dopo aver ottenuto asilo, torna in Eritrea o collabora con il regime: tale comportamento, secondo loro, rappresenta un evidente abuso e può compromettere il diritto all’asilo. Si propone inoltre di rafforzare i controlli, verificare la presenza di mediatori culturali favoriti dal regime e contrastare il pagamento illegale della tassa del 2% sui redditi richiesta dal governo di Asmara a tutti gli eritrei all’estero.
L’obiettivo di questa mobilitazione non è la polemica fine a sé stessa, ma la difesa della verità, della dignità di migliaia di rifugiati e il rispetto per le loro storie di sofferenza e speranza. Il gruppo sottolinea che l’uso distorto dei media rischia di offendere chi ha patito e continua a vivere con traumi profondi, contribuendo a diffondere un’immagine distorta dell’Eritrea e della diaspora.
**Conclusione: un invito alla responsabilità e alla chiarezza**
Al di là delle polemiche, il gruppo eritreo chiede alla Rai di assumersi le proprie responsabilità, di garantire un’informazione corretta e imparziale, e alle istituzioni italiane di vigilare affinché i diritti dei rifugiati siano tutelati e le manipolazioni siano combattute con fermezza. L’auspicio è che questa vicenda possa rappresentare un’occasione per fare chiarezza, favorendo una narrazione più fedele alla realtà, che riconosca il valore di chi ha scelto di opporsi alla dittatura e di ricostruire il proprio futuro lontano da oppressioni.
Focus on Africa sostiene questa iniziativa che rappresenta un appello a tutte le forze interessate a difendere la verità, il rispetto dei diritti umani e la dignità delle persone, affinché la memoria della sofferenza eritrea non venga mai strumentalizzata o dimenticata.


