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Etiopia

Etiopia, Abiy Ahmed accusa l’Eritrea di aver commesso atrocità nel Tigray

Il PM etiope Abiy Ahmed, durante un discorso al parlamento, ha attaccato il governo eritreo ed il suo esercito, accusando quest'ultimo di aver commesso atrocità durante la guerra nel Tigray, scoppiata nel 2020 e conclusasi con gli Accordi di Pretoria nel Novembre 2022. 

Addis Abeba, Etiopia. Abiy Ahmed ha ammesso per la prima volta che le truppe eritree si sono rese protagoniste dell’uccisione di centinaia di persone ad Aksum nel Novembre 2020 (la carneficina andò avanti per ben due giorni), accuse fino ad oggi respinte al mittente da parte del governo eritreo e a cui si era mai fatto cenno fino ad oggi.

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Tra il 28 e il 29 novembre 2020 le truppe dell’esercito eritreo, che ha combattuto al fianco dell’esercito etiope contro il TDF (le forze tigrine) durante la guerra, hanno sistematicamente ucciso centinaia di civili inermi (800 -1000 secondo le stime) nella città di Axum, aprendo il fuoco nelle strade e massacrando persone casa per casa, stuprando centinaia di donne, di ogni età.

Dalla fine della guerra, i rapporti – che allora erano piuttosto stretti tra Eritrea ed Etiopia – sono tornati ad essere estremamente tesi. C’è da ricordare che Abiy Ahmed vinse il Premio Nobel per la Pace nel 2019 proprio per aver messo fine ad una disputa col vicino (sui confini) durata oltre venti anni, che aveva causato decine di migliaia di morti.

Relazione che divennero ancor più strette proprio durante la guerra nel Tigray, un rapporto forgiato con il fuoco, ma che ben presto è tornato ad essere causa di forti tensioni.

Negli ultimi mesi sono stati decine i proclami del governo etiope sulla necessità, per il paese, di avere accesso al Mar Rosso, non nascondendo mire, più o meno esplicite, sul porto di Assab (porto perso nel 1993, con la guerra di indipendenza dell’Eritrea, poi utilizzato per scopi commerciali dagli etiopi su concessione – onerosa – del governo eritreo).

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Alle dichiarazioni sullo sbocco sul mare, sono seguite invettive contro il governo eritreo, reo – secondo i funzionari etiopi- di cambiare alleanze nel nord dell’Etiopia e di giocare il ruolo dell’agitatore, utilizzando il Tplf (il Tigray People’s Liberation Front) e le milizie Fano (milizie Amhara) a seconda del caso.

Durante il discorso di martedì scorso, Abiy Ahmed ha ammesso per la prima volta che vi sono stati omicidi di massa di giovani da parte di soldati eritrei (sebbene il 30 novembre 2020 affermasse che “non un solo civile è stato ucciso” durante l’operazione).

Ha aggiunto che durante la guerra, quando le forze alleate hanno iniziato a prendere il controllo delle maggiori città del Tigray, le truppe eritree avevano demolito case, saccheggiato proprietà, distrutto industrie e sequestrato macchinari in luoghi come Adwa, Aksum, Adigrat e Shire e di aver inviato degli emissari ad Asmara proprio per fermare la distruzione del Tigray e le uccisioni indiscriminate di civili che erano in atto.

Alle parole del PM Abiy Ahmed sono seguite quelle del governo eritreo, che attraverso il Ministro dell’Informazione eritreo Yemane G. Meskel, ha reso noto cheil brutto marchio di fabbrica del Partito Potëmkin (come chiama con scherno il PP, il Prosperity Party del PM etiope Amhed. ndr) fatto di inganno e doppiezza, è stato grottescamente messo in mostra oggi alla sessione della Camera dei rappresentanti del popolo. Come si ricorderà – e questo è di pubblico dominio – il leader del PP e i suoi alti ufficiali militari riversarono grandi elogi e offrirono medaglie di Stato in segno di profonda gratitudine all’esercito eritreo sia durante la guerra che per molto tempo dopo. Le menzogne ​​a buon mercato e spregevoli che il partito Potemkin ha inventato oggi derivano in realtà da, e sono sfacciatamente concepite per, camuffare e razionalizzare il suo successivo programma di guerra contro l’Eritrea sotto la voce “accesso sovrano al mare”. In effetti, il leader del PP ha presto svelato il gioco quando, nello stesso discorso, ha invocato una “analogia con le alture del Golan” per giustificare il suo programma di guerra sconsiderato e illecito contro l’Eritrea“.

Le invettive ed i commenti arrivano in giorni in cui vengono segnalati forti tensioni tra il TDF e le forze federali dell’ENDF nel Tigray occidentale. Ad oggi i collegamenti tra la capitale Addis Abeba ed il Tigray sono ripresi, anche se a singhiozzo; sebbene non si segnali un’ escalation della situazione, rimane la crisi; crisi  all’interno della quale, la popolazione (all’80% dipendente da aiuti esterni) rimane intrappolata.

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