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Etiopia

Etiopia e Russia firmano accordo per costruzione di impianto nucleare

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A darne notizia anche l'agenzia di stampa russa RIA, l'accordo sembra ormai discusso e sottoscritto; a fargli da cornice un forum sull'energia nucleare diretto da ROSATOM, per la quale è intervenuto lo stesso Direttore Generale, Aleksei Likhachev, al quale ha fatto il paio Ashebir Balcha, CEO della Ethiopian Electric Company.

Etiopia e Russia hanno firmato ieri un accordo per la pianificazione e la costruzione di una centrale nucleare nel paese africano. Pianificazione e costruzione sarebbero in capo a ROSATOM la società di stato per l’energia nucleare russa. Il sito dovrebbe sorgere nella parte orientale del paese africano.

A darne notizia anche l’agenzia di stampa russa RIA, l’accordo sembra ormai discusso e sottoscritto; a fargli da cornice un forum sull’energia nucleare diretto da ROSATOM, per la quale è intervenuto lo stesso Direttore Generale, Aleksei Likhachev, al quale ha fatto il paio Ashebir Balcha, CEO della Ethiopian Electric Company.

REUTERS/Ramil Sitdikov/
I due paesi avrebbero concordato di iniziare la pianificazione per la costruzione del sito, nonché un accordo intergovernativo per dettagliare il progetto, gettare le basi economiche e tecniche.
Accordo che ovviamente prevederebbe anche la formazione del personale per il funzionamento dell’impianto ma anche la formazione di capitale umano nel settore dell’energia nucleare.
Un progetto che parte da lontano; dal 2017 in poi, i due stati hanno posto le basi per una stretta cooperazione nel campo. Nel giugno dello stesso anno, infatti, Rosatom e il Ministero dell’Innovazione e della Tecnologia della Repubblica Democratica Federale d’Etiopia hanno firmato un protocollo d’intesa sulla cooperazione nell’uso pacifico dell’energia atomica.
Al memorandum seguirono due incontri nel 2019 (ad Aprile e a Ottobre) a Sochi e a margine del Forum economico Russia-Africa, durante i quali stabilirono il quadro intergovernativo (tabella di marcia, tecnologia da impiegare, cooperazione ingegneristica) nel quale operare.
L’Etiopia non sarebbe il primo paese africano a fare accordi con ROSATOM, Sudafrica (che già dispone del nucleare) ed Egitto dove sono in costruzione reattori) hanno già dato ampia disponibilità ad investire nel nucleare con l’agenzia russa, ma anche il Ghana corre spedito verso il nucleare: nel settembre del 2023 Nuclear Power Ghana (NPG), società partecipata in parte dallo stato, ha individuato il sito per la costruzione di una centrale nella località costiera di Nsuban, nella parte occidentale del paese.

Nel 2017 la Nigeria ha firmato un accordo con Rosatom per la costruzione di una centrale nucleare a Geregu, nello stato di Kogi; il Kenya sta puntando a costruire una centrale nella contea di Kilifi lungo la costa. Tra gli stati che presumibilmente entro 20 anni potrebbero avere una propria centrale nucleare vi sono il Marocco, il Rwanda, la Tanzania, il Senegal, la Tunisia, lo Zambia, lo Zimbabwe e l’Uganda.

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Come già annotato per la costruzione della GERD, la Grand Ethiopian Renaissance Dam, la grande diga sul Nilo  – di cui ho raccontato storia, progettazione e inaugurazione – nel continente che registra una costante crescita demografica (nel 2050 si prevede una crescita della popolazione da 1,4 miliardi di abitanti a circa 2,4), la questione dell’accesso all’elettricità è ormai una questione cruciale. Allo stato attuale, ad avere accesso all’energia elettrica sono 685 milioni di persone, meno della metà dell’intera popolazione.

Sebbene l’energia elettrica prodotta con fonti rinnovabili viaggi spedita, la strada tracciata negli investimenti che prevedono un mix energetico sembra la più gettonata.

L’Etiopia come altri paesi e come già constatato per la GERD ha problemi soprattutto con le infrastrutture: produrre va bene, poi bisogna portare l’energia elettrica nelle case. Questo potrebbe essere un primo problema da affrontare anche per l’energia nucleare, che andrebbe a fare il paio con il grande problema dello smaltimento delle scorie nucleari.

 

 

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