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Etiopia

Etiopia ed Eritrea, la crisi precipita: rottura diplomatica e nuova guerra nel Tigray

Una decisione che arriva mentre nel nord del Paese i combattimenti tra le forze federali e quelle legate al Fronte di liberazione del popolo del Tigray (TPLF) sono tornati a intensificarsi, mettendo seriamente in discussione l'accordo di pace di Pretoria del 2022.

La crisi tra Etiopia ed Eritrea compie un nuovo, drammatico salto di qualità. Addis Abeba ha annunciato la chiusura della propria ambasciata ad Asmara e l’espulsione di dieci diplomatici eritrei, accusati di svolgere attività che rappresenterebberouna «minaccia diretta alla sicurezza nazionale». Poche ore dopo, il governo eritreo ha risposto annunciando la rottura delle relazioni diplomatiche con l’Etiopia.

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Una decisione che arriva mentre nel nord del Paese i combattimenti tra le forze federali e quelle legate al Fronte di liberazione del popolo del Tigray (TPLF) sono tornati a intensificarsi, mettendo seriamente in discussione l’accordo di pace di Pretoria del 2022.

Il nuovo conflitto è esploso il 22 settembre, dopo mesi di crescente tensione tra il governo del premier Abiy Ahmed e le autorità del Tigray. Il TPLF, che ha governato a lungo la regione settentrionale, ha lanciato un’offensiva contro le forze federali e ha esteso le operazioni anche oltre i confini del Tigray, nelle regioni di Amhara e Afar.

Le forze tigrine hanno conquistato inizialmente tre aeroporti e attaccato posizioni governative in più aree. Il TPLF sostiene di essere impegnato in una guerra “difensiva”, accusando il governo centrale di aver avviato le ostilità. Addis Abeba considera invece l’offensiva un attacco diretto allo Stato federale.

A rendere ancora più complesso lo scenario è la nascita di una nuova coalizione armata, l’Ethiopian Peoples’ Forces Alliance for Survival, alla quale partecipano sette gruppi, tra cui il TPLF e il movimento Amhara Fano. Le due forze erano state avversarie durante la guerra del 2020-2022, ma oggi combattono contro un nemico comune: il governo di Abiy Ahmed.

L’alleanza comprende inoltre altri gruppi armati provenienti da diverse regioni etiopi e punta, secondo quanto dichiarato dai suoi esponenti, a rovesciare il governo centrale.

Combattimenti e contrattacchi nel Tigray

Sul terreno, la situazione resta estremamente mobile. Dopo l’offensiva iniziale delle forze tigrine, l’esercito federale e le milizie alleate hanno avviato un contrattacco. Uno dei punti più importanti è Alamata, città strategica nel sud del Tigray, a circa 120 chilometri da Mekelle. Le forze filogovernative hanno annunciato di averne ripreso il controllo alla fine di settembre, una circostanza confermata da immagini video verificate e da fonti diplomatiche. Alamata rappresenta un importante snodo logistico per il passaggio di truppe, carburante e rifornimenti e la sua riconquista può facilitare un’eventuale avanzata delle forze federali verso nord, in direzione della capitale regionale Mekelle.

Parallelamente, le forze tigrine hanno continuato a operare lungo altri fronti. Nell’area di Erebti, nella regione Afar, hanno assunto il controllo di posizioni strategiche. Gli scontri si sono inoltre estesi lungo il confine tra Tigray e Amhara, mentre combattimenti sono stati segnalati nell’area di Yallo e in altri distretti. Il conflitto non riguarda quindi più soltanto il cuore del Tigray, ma coinvolge un arco territoriale molto più ampio nel nord dell’Etiopia.

Anche Mekelle, capitale del Tigray, è stata coinvolta direttamente nella nuova escalation. Un attacco con drone ha colpito la sede di Tigrai TV, emittente considerata vicina alle autorità tigrine. La situazione nella capitale e nella regione è aggravata dalle interruzioni delle comunicazioni e dalla sospensione dei collegamenti aerei. Ethiopian Airlines ha infatti sospeso i voli verso il Tigray a causa dei combattimenti.

Le conseguenze sulla popolazione civile sono già evidenti. Secondo Human Rights Watch, le nuove ostilità arrivano dopo mesi nei quali erano già stati segnalati scontri e attacchi aerei, anche nei pressi di Mekelle. L’organizzazione ha espresso preoccupazione per il rischio di nuove violazioni contro i civili e ha chiesto alle parti di proteggere la popolazione e le infrastrutture. 

Il ricordo della guerra precedente pesa enormemente sul Tigray. Il conflitto iniziato nel novembre 2020 tra il governo federale, le forze tigrine e i loro alleati provocò centinaia di migliaia di morti e milioni di sfollati. L’accordo di pace firmato a Pretoria nel novembre 2022, sotto la mediazione dell’Unione africana, aveva posto fine alle principali operazioni militari. La ripresa dei combattimenti rappresenta dunque la crisi più grave dell’intesa da quando è stata firmata.

L’ombra dell’Eritrea

È proprio sullo sfondo di questa nuova guerra che si colloca lo scontro tra Addis Abeba e Asmara. Durante la guerra del 2020-2022 l’Eritrea aveva combattuto al fianco delle forze federali etiopi contro il TPLF. Oggi, invece, il governo di Abiy accusa Asmara di sostenere direttamente o indirettamente le forze antigovernative. L’Eritrea respinge le accuse.

La questione è particolarmente delicata perché la nuova coalizione antigovernativa potrebbe trasformare la crisi del Tigray in un conflitto su più fronti. Le milizie Fano combattono da anni contro il governo federale nella regione Amhara, mentre il TPLF opera nel nord. La presenza di gruppi armati con obiettivi differenti ma riuniti contro Addis Abeba aumenta il rischio che gli scontri si allarghino ulteriormente.

Le tensioni tra Etiopia ed Eritrea sono inoltre inserite in un quadro regionale più ampio, nel quale si intrecciano la guerra civile in Sudan, le rivalità sul Mar Rosso e le relazioni dell’Etiopia con Egitto e altri Paesi della regione. Il deterioramento dei rapporti con Asmara rischia quindi di aggiungere una nuova dimensione internazionale a una crisi che è già diventata regionale. 

Nelle ultime ore Addis Abeba ha dunque scelto la linea dello scontro diplomatico, mentre sul terreno continuano i combattimenti. La domanda ora è se la rottura con Asmara resterà confinata al piano diplomatico o se finirà per accompagnare una nuova escalation militare. Nel Tigray, intanto, la guerra è tornata a minacciare una popolazione che non si era ancora ripresa dalle devastazioni del conflitto precedente.

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