Il governo etiope, guidato dal primo ministro Abiy Ahmed, ha presentato la “Rural Corridors Initiative“, un programma volto a migliorare i mezzi di sussistenza delle comunità agricole della nazione. Ma la sicurezza interna è un fattore di cui tenere conto: nonostante la fine della brutale guerra nel Tigray nel novembre 2022, ci sono ancora una miriade di conflitti in Etiopia, comprese la regione Amhara ed in Oromia.
Etiopia. L’iniziativa dovrebbe potenziare le aree rurali, che rappresentano il più grande segmento della popolazione etiope, per allinearle con la visione di sviluppo a lungo termine del paese. L’iniziativa è progettata per estendere la strategia di sviluppo oltre i centri urbani, garantendo che le aree rurali beneficino ugualmente delle infrastrutture e della trasformazione economica che oggi sta investendo il paese.
Promuovendo uno sviluppo autosufficiente e incentrato sulle piccole-medie comunità, il programma mira a trasformare i villaggi in centri di sostenibilità e innovazione, migliorare gli standard di vita delle popolazioni rurali e colmare il divario tra sviluppo rurale e urbano.
Durante la presentazione, Abiy Ahmed ha evidenziato l’importanza del programma nella creazione di comunità rurali sostenibili.

“Abbiamo lanciato l’iniziativa dei corridoi rurali per aumentare i mezzi di sussistenza delle comunità agricole, che oggi costituiscono la parte preponderante del nostro paese“, ha detto il primo ministro.
Il Primo Ministro ha inoltre dichiarato che mentre l’Etiopia continua a dare priorità alla trasformazione urbana per costruire città competitive a livello globale, questa iniziativa garantisce che le comunità rurali non siano lasciate indietro.
Sarebbero tre, secondo quando affermato dal governo etiope, i pilastri sui quali poggerà tale strategia, che coinvolgerà tutto il paese: costruire città competitive a livello internazionale, creare un ambiente accogliente per la crescita economica e gli investimenti e preparare le generazioni future per la vita urbana moderna.
Ma la sicurezza interna è un fattore di cui tenere conto: nonostante la fine della brutale guerra nel Tigray nel novembre 2022, ci sono ancora una miriade di conflitti in Etiopia, comprese la regione Amhara ed in Oromia.
In Oromia si investiga sull’uccisione di 48 persone cadute in un’imboscata dell’Oromo Liberation Front, avvenuta due settimane fa. Il fatto sarebbe avvenuto nel distretto di North Shewa a ovest della capitale, ha riferito la Commissione per i diritti umani etiope (EHRC), portando alla morte di 48 persone tra le quali un funzionario distrettuale.
“La situazione nell’area è molto volatile al momento“, ha detto all’AFP Ato Badassa, capo regionale dell’EHRC. Allo stato attuale vi sarebbero anche molte persone che mancano all’appello, anche se il numero rimane ancora imprecisato. La regione, che si trova nel centro del paese e circonda la capitale, è tormentata da numerosi conflitti tra cui scismi politici, controversie fondiarie e conflitti etnici.

La forza militare dell’OLA, stimata in alcune migliaia di uomini è notevolmente aumentata negli ultimi anni, anche se gli osservatori ritengono che non sia sufficientemente organizzata o armata per rappresentare una vera minaccia per il governo.
Situazione ben diversa invece quella nella regione Amhara. Dopo mesi di combattimenti tra le milizie Fano e l’ENDF, si profila un ritiro delle forze di sicurezza federali dalla regione. Secondo un rapporto dell’Ethiopian Media Service (EMS) di lunedì scorso, il capo della Difesa Berhanu Jula avrebbe avvisato Arega Kebede, il presidente della regione Amhara, e altri funzionari regionali che “le Forze di Difesa potrebbero ritirarsi dalla regione entro il 30 di Tahisas [8 gennaio]” se l’operazione militare in corso nella regione non sarà conclusa per allora”.

A spingere verso questa direzione, nella realtà dei fatti, vi sarebbe uno stallo nei combattimenti, che hanno avuto un altissimo costo per l’ENDF, con morti e centinaia di soldati catturati dalle milizie Amhara. Berhanu Jula ha sottolineato che ” l’ENDF non può continuare così, pagando questo tipo di sacrifici” attribuendo i fallimenti sul campo al supporto che le milizie hanno della struttura del governo regionale.

Uno stallo che avrebbe creato non poche frustrazioni al comando militare, che nelle ultime settimane ha ricorso all’uso di droni per colpire le milizie, con danno per le infrastrutture civili e causando la morte di decine di persone non appartenenti alle Fano, fatti sui quali le organizzazioni per i diritti umani hanno ampiamente riferito.
Decine le uccisioni extragiudiziali che le organizzazioni per i diritti umani hanno addebitato all’una e all’altra parte.
Il governo etiope ha dichiarato ufficialmente guerra alle forze Fano nell’agosto 2023 dopo aver legiferato per inglobare le milizie regionali all’interno delle forze di sicurezza federali, con l’obiettivo di concludere le operazioni militari entro poche settimane. Tuttavia, il conflitto rimane irrisolto.


