Yohannes Nigusu, portavoce di Fano a Gondar ha aggiunto che 602 soldati dell’esercito federale sono stati uccisi nei combattimenti e 430 feriti, mentre 98 soldati sono stati catturati e le armi sono state sequestrate dalla milizia.
Tra le accuse e le smentite delle parti resta difficile quantificare morti e feriti sul campo, sappiamo però che l’esercito ha accusato direttamente un generale del TDF (Tigray Defence Forces) di aver partecipato con le sue truppe ai combattimenti. Secondo l’esercito il generale di brigata Migbey Haile, un alto funzionario militare tigrino fedele alla fazione del TPLF di Debretsion, di sostenere gli attacchi dei combattenti Fano nella regione di Amhara.
L’esercito accusa il generale di sostenere gli attacchi delle milizie Fano nel tentativo di recuperare i territori contesi nel Tigray occidentale, oltre ad essere coinvolto nel contrabbando di oro.

“Il generale di brigata Migbey Haile è un promotore anti-pace e anti-sviluppo che ha una storia di mettere in guerra il popolo di Tigray senza alcuna conoscenza militare“, ha detto l’esercito.
Il Tigray Bureau of Peace and Security ha condannato quella che ha descritto come una “campagna di diffamazione coordinata contro il popolo Tigrayan, le sue istituzioni e la loro leadership” in mezzo a una litania di accuse etichettate contro un alto generale Tigrayan dalle Forze di Difesa Nazionale Etiopi (ENDF).
Non siamo stati in grado di verificare le affermazioni dell’esercito, ciò però fa aumentare la preoccupazione per un’estensione dei combattimenti alla regione del Tigray.
La divisione all’interno del Tplf, che ha portato la fazione fedele a Debretsion Gebremichael ad occupare gli uffici governativi nelle maggiori città della regione e alla fuga del Presidente dell’amministrazione ad interim del Tigray nella capitale Addis Abeba.
Una mossa che ha portato il presidente dell’amministrazione ad interim Getachew Reda a parlare pubblicamente di un tentativo di rovesciamento dell’amministrazione da parte di un gruppo di leader politici e funzionari militari, lavorando alle spalle di essa con il governo eritreo.

“L’Etiopia non ha alcuna intenzione di impegnarsi in conflitto con l’Eritrea allo scopo di ottenere l’accesso al mare. Il nostro desiderio è invece di impegnarsi in dialogo e discussione su questo argomento. L’accesso al Mar Rosso è tuttavia una questione esistenziale per l’Etiopia. Quello che vogliamo è affrontare pacificamente le nostre attuali sfide“, ha detto.
Sebbene gli accordi di Pretoria abbiano messo uno stop ai combattimenti tra l’esercito e le forze militari tigrine nel novembre 2022, la situazione nella regione Amhara non ha smesso di destare grande preoccupazione. I combattimenti tra l’esercito e le milizie Fano non hanno mai cesssato di mietere vittime, tra i militari e tra i civili e non mostrano segni di attenuazione.




