Il governo del Tigray, in una dichiarazione pubblica rilasciata ieri a Mekelle, ha affermato che le forze federali hanno iniziato l’assalto di alcune posizioni tigrine durante le prime ore di ieri, sabato 1 agosto. Abraham Belay, uno degli ex ministri del governo di transizione ha confermato gli scontri ma ha accusato le forze tigrine di aver iniziato le manovre militari. La notizia è stata riportata anche da Afp.
I combattimenti seguono mesi di un lento e costante deterioramento delle relazioni tra Addis Abeba e Mekelle, entrambe le parti si accusano a vicenda di non aver attuato le disposizioni degli accordi di Pace di Pretoria del 2022.
Il Tplf, negli ultimi mesi ha accusato più volte il governo, capeggiato dal Prosperity Party del PM Abiy Ahmed, di condurre una campagna sistematica di aggressione attraverso l’utilizzo di droni nei confronti del Tigray, temendo che ora l’aggressione scivoli ben presto a divenire un’aggressione su vasta scala.

Il governo regionale ha infatti esortato la società civile e militare tigrine a prepararsi alla lotta, che davvero potrebbe tradursi in una lotta per la sopravvivenza, richiamando un vecchio slogan “No alla distruzione nazionale!”.
Mentre l’ex portavoce del Tplf ed oggi consigliere del Primo Ministro, Getachew Reda esorta le forze tigrine ad abbandonare gli intenti bellici e a discostarsi dalle volontà di Debretsion Gebremichael, attuale Presidente del Tigray, Kjetil Tronvoll, ricercatore ed analista all’Oslo New University College, fa notare che i combattimenti segnano “l’incidente più grave” dagli accordi di pace del 2022; un accordo che a suo dire “ha fermato la guerra tra le due parti ma ha lasciato irrisolte le ragioni principali del conflitto tra Mekelle ed Addis“.

Dopo nemmeno 15 giorni il Tplf aveva dichiarato “morti e sepolti” gli accordi di Pretoria anche se a correre ai ripari vi è stata la visita a Mekelle dell’ambasciatore Usa Ervin Massinga, che ha tentato di ricucire lo strappo o forse correre ai ripari a danno fatto.
E’ vero, senza un intervento deciso della comunità internazionale potremmo davvero dirigerci, di nuovo, ad una guerra di ben altra scala. E’ altrettanto vero che gli Accordi di Pretoria non sono accordi perfetti, la loro attuazione è difficile da far rispettare e forse qualche loro aspetto lascia davvero l’amaro in bocca, ma hanno permesso il ritorno ad una certa normalità o a una sua parvenza, in una regione devastata da due anni di combattimenti senza quartiere.
L’errore di calcolo potrebbe essere proprio questo: non tenere conto di ciò che è il Tigray oggi, perché di fronte al calcolo politico, alla desensibilizzazione rispetto al tema della pace, vi è una regione sofferente, dove un’intera generazione è stata martirizzata, dove 600mila morti pesano sulle spalle e sulle coscienze di tutti, dove non esiste più fabbrica e dove si fa fatica a mettere un pugno di teff sulla tavola.
L’errore di calcolo è non tenere conto di tutto questo e riportare nell’incubo della guerra totale una popolazione che merita la pace.


