Il Gabon intende ridurre l’assegnazione di borse di studio agli studenti che scelgono alcuni Paesi europei e orientare una parte maggiore dei giovani verso università africane. Lo ha annunciato il presidente Brice Oligui Nguema nel messaggio alla nazione pronunciato alla vigilia del 66° anniversario dell’indipendenza del Paese, celebrato il 17 agosto.
Il capo dello Stato non ha indicato esplicitamente quali Paesi europei saranno interessati dalle nuove restrizioni. Ha però fatto riferimento all’aumento delle tasse universitarie e alla riduzione degli aiuti destinati agli studenti in alcune destinazioni tradizionalmente scelte dai borsisti gabonesi. Il riferimento sembra riguardare soprattutto la Francia, che accoglie da tempo una quota importante degli studenti del Gabon che proseguono gli studi in Europa.
Oligui Nguema ha presentato la decisione non soltanto come una misura di contenimento dei costi, ma come parte di un diverso orientamento della politica nazionale per la formazione superiore. Libreville punta infatti a rafforzare gli istituti gabonesi e, parallelamente, a indirizzare gli studenti verso università africane considerate in grado di offrire percorsi di qualità e competenze maggiormente rispondenti alle esigenze del Paese.
“L’Africa non deve essere una scelta di ripiego”, ha affermato il presidente, invitando i giovani a considerare il continente come uno spazio di conoscenza, innovazione e opportunità. Secondo Oligui Nguema, il futuro della formazione dei giovani gabonesi non deve necessariamente essere cercato “al di là degli oceani”, ma può essere costruito anche attraverso istituzioni universitarie africane.
L’annuncio assume un significato che va oltre la gestione delle borse di studio. Per molti Paesi dell’Africa francofona, la Francia ha rappresentato per decenni una destinazione privilegiata per l’istruzione superiore, anche in conseguenza dei legami linguistici, culturali e istituzionali ereditati dal periodo coloniale. Ridimensionare questo canale significa quindi intervenire su una geografia della formazione consolidata nel tempo.
Resta da vedere quanto l’indicazione politica si tradurrà in un effettivo riequilibrio dei flussi studenteschi e quali università africane saranno privilegiate. La capacità di offrire percorsi competitivi, riconoscimento internazionale dei titoli e adeguate opportunità professionali sarà determinante perché la scelta del continente non venga percepita dagli studenti come una limitazione delle possibilità di mobilità.
Il discorso presidenziale propone comunque un cambio di prospettiva: trattenere o far circolare maggiormente competenze e risorse all’interno dell’Africa, invece di considerare l’Europa come destinazione quasi naturale dell’eccellenza universitaria. Una scelta che intreccia politica educativa, costi della formazione e aspirazione a una maggiore autonomia nella produzione delle competenze necessarie allo sviluppo del Gabon.


