Il recente aggiornamento del Codice della nazionalità in Gabon, promulgato tramite ordinanza presidenziale il 26 febbraio 2026, sta suscitando un acceso dibattito politico e sociale. Il provvedimento è stato adottato in assenza del Parlamento, durante la pausa dei lavori legislativi, e ha iniziato a circolare pubblicamente solo nei giorni scorsi, attraverso estratti diffusi sui social network.
Nella capitale Libreville, così come nel resto del paese, la reazione dell’opinione pubblica è stata immediata. Al centro delle critiche vi è innanzitutto la nuova classificazione dei cittadini in tre categorie: gabonesi d’origine, d’adozione e d’affiliazione. Secondo molti osservatori, questa distinzione rischia di compromettere il principio di coesione nazionale, introducendo una gerarchizzazione identitaria percepita come divisiva.
Un altro punto controverso riguarda le condizioni previste per la perdita della cittadinanza. L’articolo 64 stabilisce che ogni cittadino gabonese impegnato al servizio di un esercito o di un’istituzione straniera in contrasto con gli interessi nazionali perde automaticamente la nazionalità. Una disposizione che si inserisce nel solco delle normative sovraniste, ma che solleva interrogativi sulla sua applicabilità concreta.
Ancora più delicata è la norma che prevede la revoca della cittadinanza per chi compia “azioni sovversive e destabilizzanti” contro lo Stato e rifiuti, entro tre mesi, di conformarsi alle richieste delle autorità. Una formulazione ampia e suscettibile di interpretazioni politiche, che potrebbe incidere sul rapporto tra dissenso e appartenenza statale.
Le critiche più nette provengono anche da figure politiche di rilievo. Ali Akbar Onanga Y’Obegue, ex ministro e vicino all’ex presidente Ali Bongo Ondimba, ha definito il nuovo Codice come un testo che “non protegge ma esclude”, sostenendo che esso non rafforza l’unità nazionale ma, al contrario, crea le condizioni per una frattura interna.
Ulteriori limitazioni riguardano i cittadini naturalizzati o che hanno acquisito la nazionalità: nella prima generazione, essi non potranno accedere a cariche sensibili come la magistratura, né essere nominati ministri o collaboratori del capo dello Stato. Una restrizione che introduce una distinzione giuridica persistente tra cittadini, anche dopo l’acquisizione formale della nazionalità.
Nel complesso, il nuovo Codice della nazionalità si inserisce in un contesto politico già segnato da tensioni e ridefinizioni istituzionali. La sua adozione per via esecutiva e i contenuti controversi pongono interrogativi sul futuro dell’inclusione civica e sul bilanciamento tra sicurezza dello Stato e diritti individuali.


