Skip to content
News

Gabon: una vittoria annunciata. Brice Oligui Nguema è il nuovo presidente

Una partecipazione alle urne da record. Un plebiscito del 90,35% per Brice Oligui Nguema, certificato da oltre 1000 osservatori internazionali. Il segnale forte di un popolo determinato a scrivere una nuova pagina della sua storia. I militari torneranno nelle loro caserme. Il resto è una speranza per tutti.

Una vittoria annunciata: Brice Oligui Nguema, tra poche ore sarà formalmente proclamato con una cerimonia ufficiale nuovo presidente democraticamente eletto del Gabon. Quando ha saputo della sua elezione, anche se ampiamente prevista, si è inginocchiato e si è fatto il segno della croce. Una partecipazione alle urne del 88%. Un record. Un plebiscito di voti che ha superato il 90% per Brice Oligui Nguema.

Annunci

Nella precedente votazione, quella per il   referendum sulla nuova Costituzione adottata nel dicembre 2024, l’affluenza raggiunse il 53 per cento. Questo slancio invia un segnale forte: quello di un popolo determinato a scrivere una nuova pagina della sua storia, con piena responsabilità, nel rispetto delle istituzioni e delle regole del gioco.

“Sono consapevole di questa responsabilità e mi impegno a essere al vostro servizio, al servizio del Gabon, questo è il tempo della Quinta Repubblica” ha detto il neo presidente.

A Libreville, il traffico è piuttosto calmo sul Boulevard du bord de mer. Le piogge che sono cadute ieri hanno lasciato grandi pozzanghere d’acqua che i  passanti evitano con attenzione. Quasi tutti i cartelloni pubblicitari che corrono lungo i grandi viali della capitale sono dedicati al volto sorridente di Brice Oligui Nguema, esposto in gigantografia. Il suo slogan, “Questa è finalmente la nostra ascesa alla felicità” – preso in prestito dall’inno nazionale- riecheggia ovunque.  Ci sarà tempo da domani per i previsti grandi festeggiamenti ufficiali.

Il neo presidente eletto auspicava un plebiscito contro una opposizione giudicata “fantasma”. Lo ha avuto. Non a caso il presidente della transizione ha fatto una campagna colossale e ha ignorato sin da subito una possibile sconfitta di fronte a un’opposizione sostanzialmente debole e dispersa. Una mobilitazione esemplare, frutto di una campagna di informazione e sensibilizzazione sostenuta nelle ultime settimane. Il motto  JeSuisConcerné(e)JeVote ha trovato una forte risposta nella popolazione, soprattutto tra i giovani, che sono spesso criticati per la loro astensione ma che, questa volta, si sono mossi in massa per votare.

Gli osservatori internazionali (oltre 1000) – tra cui quelli dell’Unione Africana, gli inviati della Comunità Economica degli Stati Centrafricani (ECCAS) e il Citizen Observers Network (ROC), quest’ultimo composto da 500 osservatori incaricati di monitorare le elezioni – concordano nel definire che il voto è sato libero, regolare, privo di brogli e conforme al codice elettorale entrato in vigore a gennaio 2025.   Il conteggio, che ha sancito la sua vittoria schiacciante, è stato condotto in modo trasparente, con la presenza costante di rappresentanti dei partiti politici e degli osservatori stessi per vigilare sull’intero processo, come previsto dall’articolo 90 del codice elettorale.

 “Gli osservatori sono qui. Noi non imbrogliamo, votiamo” aveva rassicurato il neo presidente eletto. “Per la prima volta dal 1993, non c’è stata alcuna violenza durante il periodo pre-elettorale”, ha detto Désiré Ename, direttore del settimanale gabonese Echos du Nord.

“Questo quartiere è sempre stato uno dei primi ad accendersi contro i Bongo”, dice un elettore, a quel tempo di solito iniziavano le prime rissa. Le persone del governo offrivano 5.000 franchi CFA (8 euro) agli elettori per prendere le loro carte e votare per loro. Oggi è tranquillo. Le elezioni saranno trasparenti”.

Oligui Nguema   in una intrervista esclusiva a Gabon Tv 24   ha ricordato il colpo di stato del 30 agosto 2023, definendolo l’unico al mondo per la sua mancanza di spargimento di sangue.   “Abbiamo intrapreso una transizione inclusiva. Con tutte le forze attive della nazione… non erano solo i militari che avevano il controllo. Ma tutti hanno partecipato”. Il neo presidente – soprannominato « bâtisseur »“builder” –   sui manifesti della campagna elettorale appariva  con un casco da costruzione e questo slogan: “Insieme, un Gabon inclusivo e sostenibile”. Ha inaugurato strade, campi sportivi, scuole e ha lanciato importanti progetti per “una transizione modello da insegnare nella maggior parte delle università” come l’ha definita lui stesso.

Ora il paese sarà dunque governato da una solida base parlamentare democratica, o dopo i festeggiamenti rimarrà vincolato al sostanziale  ontrollo centralizzato del neo presidente?   

A dire il vero durante questo lungo periodo transizione su circa 40 ministri, solo tre erano soldati. Lo stesso Oligui Nguema per potersi candidare ha ovviamente lasciato per sempre l’arma e le stellette. In un primo momento la giunta militare golpista aveva minacciato di escludere l’ex partito di governo dalla partecipazione alle elezioni. Ma dopo un anno di strette consultazioni   Oligui Nguema ha deciso di consentire al Partito Democratico Gabon di presentare comunque i suoi candidati parlamentari a patto che sostenesse la sua presidenza.

Il 27 marzo scorso la Corte Costituzionale del Gabon convalidò allo scontro presidenziale tra ben otto candidati ma la corsa è stata di fatto ridotta ad una scelta tra  due uomini: Oligui Nguema e l’ex primo ministro Bilie-By-Nze che si era proposto come   il “candidato della rottura”. Entrambi facevano parte del regime precedente. E anche se i due candidati hanno accettato di opporsi l’uno contro l’altro, non si sono mai veramente sfidati a vicenda.

C’è da aspettarsi un nuovo governo probabilmente gestito da molti membri del primo. Con 27 portavoce e squadre provinciali composte da ministri e figure chiave del panorama politico gabonese, nulla è stato lasciato al caso. Ora tre mega-progetti saranno lanciati entro l’anno: un nuovo porto, una linea ferroviaria e una diga, ma non sarà facile trovare i finanziamenti necessari in un paese in cui il debito si avvicina all’80% del PIL.

Il Gabon è un paese da 2,5 milioni di abitanti che ottenne l’indipendenza dalla Francia nel 1960. Il colpo di stato dell’agosto di due anni fa era dovuto principalmente a scontri di potere interni e all’enorme stanchezza della popolazione verso la famiglia Bongo. Nell’agosto del 2023 Ali Bongo, che aveva subìto un ictus ed era ritenuto da molti inadatto a governare il paese, sostenne per l’ennesima volta di aver vinto delle elezioni evidentemente truccate: a quel punto l’esercito intervenne per destituirlo. Non fu un golpe particolarmente violento.

Per il popolo del Gabon, la prima vera cosa che cambierà realmente sarà  la fine definitiva della dinastia della famiglia Bongo. Da oggi il Committee for the Transition and Restoration of Institutions non esiste più. I militari torneranno nelle loro caserme. Il resto è una speranza per tutti.

Annunci
Leggi anche
Torna su
No results found...