L’Italia ha lanciato dagli aerei dell’Aeronautica Militare cento tonnellate di aiuti umanitari su Gaza e tramite il Programma Agricolo Mondiale (PAM) dell’ONU ha inviato anche 20 camion con 350 tonnellate di farina. Anche altri Paesi europei e mediorientali stanno paracadutando beni essenziali dai velivoli.
Ma si tratta di una goccia in un mare, rispetto alle esigenze di una popolazione di oltre due milioni di persone che muore di fame. Tali aiuti rischiano di essere strumentalizzati, inoltre, per dimostrare che a Gaza il cibo c’è. Addirittura l’ONU ha denuciato che da marzo di quest’anno oltre millesettecento persone sono state uccise, dal fuoco israeliano o dai contractor americani di Gaza Humanitarian Foundation (GHF), mentre cercavano di procurarsi del cibo.
L’ONU ha definito i rifornimenti lanciati dagli aerei “costosi, inefficaci e pericolosi”, infatti, alcune persone sono morte, schiacciate dai pacchi spediti dal cielo. Per lanciare l’equivalente di pochi camion è stato trasferito in Giordania un reparto dell’Aeronautica, con costi elevatissimi. La missione sembra una un’operazione propagandistica, per nascondere all’opinione pubblica la complicità del Governo Meloni che sostiene in tutti i modi Israele, nonostante la stessa Presidente del Consiglio abbia affermato che a Gaza è in atto un genocidio.
Il nostro Governo, in sede europea, si è pronunciato contro la sospensione del Trattato di associazione dell’Unione Europea con Israele, finalizzato a rafforzare gli scambi commerciali, nonostante il Trattato preveda la clausola del rispetto dei diritti umani. Gli invii di armi proseguono, inoltre, come se niente fosse. Nei giorni scorsi i portuali di Genova, infatti, si sono rifiutati di caricare armi dirette ad Israele e lo stesso hanno fatto i lavoratori dell’aeroporto di Brescia.
Nè basta a salvare la faccia al Governo il trasferimento in Italia di trenta feriti di Gaza, che non possono essere curati nella loro città, visto che Israele ha distrutto quasi tutti gli ospedali, ucciso centinaia di medici ed infermieri, impedisce il rifornimento di medicine e della strumentazione sanitaria. Addirittura tanti palestinesi colpiti dalle bombe israeliane sono stati sottoposti ad amputazioni di arti, senza neanche l’anestesia! E’ sicuramente meritevole curare in Italia alcuni feriti gravi, ma come si fa a scegliere di curare alcune persone e di chiudere gli occhi davanti a centocinquantamila feriti?
L’unica speranza in una spirale di crescente abominio è il moltiplicarsi di israeliani che rifiutano di combattere: gli obiettori di coscienza e i riservisti che in gran numero non si presentano in caserma. Ricordiamo che la legge internazionale impone di disubbedire ad ordini criminali, come ad esempio l’occupazione di Gaza. Il nostro Paese dovrebbe sostenere queste persone che si rifiutano di collaborare con la macchina dello sterminio.
L’Italia invece di esercitare pressioni per porre fine al massacro, getta un contentino all’opinione pubblica scioccata da tanta crudeltà. La politica estera e di difesa italiana è ormai dettata da Trump, altro che sovranisti. L’attuale Esecutivo dimostra tutta la sua sudditanza alla Casa Bianca senza difendere i nostri interessi, come dimostra l’aumento delle spese militare al 5% del Prodotto Interno Lordo, accettato supinamente, che comporterà un forte taglio alla spesa sociale e costringerà, oltretutto, a comprare armi americane e non quelle italiane o europee. L’Occidente sostenendo in maniera “incrollabile” Netanyah, oltre a calpestare le proprie Costituzioni, ha perso ogni prestigio morale nel mondo
Luciano Bertozzi


