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Gaza, cronaca di una morte annunciata

Attacco israeliano uccide giornalisti di Al Jazeera, tra le vittime Anas al-Sharif

È stata una notte tremenda a Gaza quella appena trascorsa, “la peggiore degli ultimi sei mesi ” mi ha detto Mansour questa mattina, rassicurandomi di essere ancora vivo. Ma le vittime sono decine e decine. Israele ha iniziato l’assalto finale, un incubo nell’incubo di questa maledetta guerra.

L’avvio lo ha dato mirando al cuore dell’informazione, non un attacco casuale, ma mirato.

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Quattro membri dello staff di Al Jazeera sono stati uccisi, bruciati, in un attacco preciso, annunciato e premeditato a Gaza, che ha colpito la tenda allestita per i giornalisti all’esterno dell’ospedale al-Shifa. Tra le vittime figurano il noto corrispondente Anas al-Sharif, 28 anni, e i suoi colleghi Mohammed Qraiqeh, Ibrahim Zaher, Mohammed Noufal, con i fotografi Moamen Allwa e Ibrahim Dhaher. La notizia è stata purtroppo subito confermata dal direttore dell’ospedale.

Anas al-Sharif era un volto noto di Al Jazeera Arabic, avendo coperto gli eventi nel nord di Gaza dall’inizio dell’assalto, per tutti i 22 mesi, senza cedere, nonostante avesse visto molti dei suoi colleghi colpiti, uno dopo l’altro. Era stato insignito dello Human Rights Defender Award proprio per la sua inesauribile determinazione a denunciare le violazioni continue dei diritti fondamentali da parte di Israele. Lo avevamo visto piangere ultimamente, sfinito dell’ennesima strage di bambini di cui era stato testimone, lui che era padre di due figli piccoli, come se vedesse la sua impotenza di fronte a questa enorme escalation. Ma si era rialzato, senza indietreggiare di fronte alle minacce, conscio dell’importanza dell’informazione, che la sua voce amplificava con ogni mezzo, nonostante le difficoltà.

Aveva denunciato l’uso di armi non convenzionali, aveva mostrato le immagini dei bambini colpiti al collo dai cecchini, dei vecchi uccisi a sangue freddo sulla porta di casa, dei cadaveri scheletrici, delle condizioni dei feriti gettati sul pavimento dell’ospedale al-Shifa, della situazione allucinante della popolazione affamata in cerca di aiuti umanitari, mostrando quello che avviene e che ci ostiniamo a non voler vedere. Ha gridato al mondo “Non dimenticatevi di Gaza”, è stato la voce della nostra coscienza assopita.

 

Poco prima di morire, aveva denunciato su X un “intenso e concentrato bombardamento” israeliano, descritto come “cinture di fuoco”, che stava colpendo le aree orientali e meridionali della città di Gaza. L’ultimo video da lui pubblicato mostrava il cielo notturno illuminato da un bagliore arancione, con il rumore assordante dei missili in sottofondo.

Subito dopo, nel luglio scorso, il portavoce dell’esercito israeliano, Avichai Adraee, aveva diffuso sui social media un video che accusava il giornalista di far parte dell’ala militare di Hamas, di essere a capo di una cellula di Hamas e di “promuovere attacchi missilistici”, un’affermazione subito respinta con forza come falsa, affermando anche di avere documenti che provavano il suo coinvolgimento con il gruppo palestinese, (mai forniti), affermazioni che erano state subito contestate da Al-Sharif, che aveva denunciato pubblicamente il tentativo di screditarlo.

Muhammed Shehada, analista dell’Euro-Mediterranean Human Rights Monitor, ha dichiarato ad Al Jazeera che non esistono prove che il giornalista abbia partecipato ad alcuna azione ostile, sottolineando che “la sua intera routine quotidiana era stare di fronte a una telecamera dalla mattina alla sera”. D’altra parte il network Al Jazeera aveva già denunciato una “campagna di istigazione” da parte dell’esercito israeliano contro i suoi reporter a Gaza, con al-Sharif spesso al centro di queste accuse.

Dall’inizio del conflitto nell’ottobre 2023, Israele ha spesso accusato i giornalisti palestinesi di essere affiliati ad Hamas. Il Comitato per la protezione dei giornalisti (CPJ) aveva già espresso grave preoccupazione per la sicurezza di al-Sharif il mese scorso, definendolo “bersaglio di una campagna diffamatoria dell’esercito israeliano”.

Secondo i gruppi per i diritti umani, questa strategia mira a screditare le loro testimonianze sugli abusi israeliani, come se ancora potessero essere celate.

Dal 7 ottobre 2023 il numero dei reporter e degli operatori dei media uccisi dall’inizio dei bombardamenti è arrivato a 269. Tra le vittime ci sono diversi giornalisti di Al Jazeera e i loro familiari.

Israele ha impedito e continua ad impedire ai giornalisti di entrare a Gaza, contravvenendo al diritto all’informazione. Le leggi internazionali, inoltre, come l’articolo 79 del Protocollo aggiuntivo I delle Convenzioni di Ginevra, dovrebbero garantire la protezione dei giornalisti durante i conflitti armati. A Gaza, tuttavia, la situazione è completamente diversa: un giornalista viene ucciso e il responsabile lo ammette apertamente senza subire alcuna conseguenza.

Focus On Africa si associa ancora una nella richiesta del rispetto dei diritti fondamentali di chi continua a fare informazione.

 

 

 

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