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Focus internazionale

Gaza, Hamas giustizia sei manifestanti: proteste represse con accuse di collaborazione con Israele

Hamas ha giustiziato sei giovani palestinesi accusati di collaborazione con Israele: erano in realtà tra i leader delle proteste contro il gruppo nella Striscia di Gaza.

Negli ultimi giorni si sono svolte in diverse aree della Striscia di Gaza, in particolare a nord e nel centro, rare proteste popolari contro Hamas e la prosecuzione della guerra. Alcuni manifestanti hanno apertamente invocato la fine del dominio del gruppo islamista, scandendo slogan come “Hamas out”. Le proteste, alimentate dall’esasperazione per la guerra in corso, la fame, la sete e la mancanza di beni essenziali, sono state represse con estrema violenza.

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Hamas ha annunciato di aver giustiziato sei giovani palestinesi, accusati di essere “collaboratori dell’occupazione sionista”. Tuttavia, secondo diverse fonti, tra cui media indipendenti e osservatori internazionali, si tratterebbe di manifestanti che avevano avuto un ruolo attivo nell’organizzazione delle recenti proteste anti-Hamas. Alcuni video e testimonianze mostrano i corpi di almeno una delle vittime, il giovane Odai Nasser Saadi Al-Rubai, con evidenti segni di tortura e percosse.

La famiglia di uno dei giustiziati ha giurato vendetta contro Hamas, segno della tensione crescente anche all’interno della popolazione palestinese. Per cercare di contrastare la protesta, Hamas ha obbligato alcuni capi clan e leader tribali a rilasciare dichiarazioni pubbliche contro i manifestanti, etichettandoli come “traditori” e “complici dell’occupazione israeliana”.

L’ombrello delle “Fazioni della Resistenza”, che comprende Hamas e altri gruppi armati, ha diffuso un comunicato che minaccia punizioni per i leader del movimento di protesta, accusandoli di voler assolvere Israele dalle responsabilità del conflitto. Tuttavia, diversi manifestanti hanno chiarito che non sono contrari alla resistenza in sé, ma esausti per la guerra e per le condizioni di vita insostenibili.

Il governo israeliano ha accolto con favore le proteste. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha dichiarato che le manifestazioni dimostrano l’efficacia della decisione di rilanciare l’offensiva contro Hamas, e il ministro della Difesa Israel Katz ha esortato i gazawi a continuare a esprimere il loro dissenso.

Secondo fonti palestinesi, oltre 50.000 persone sono state uccise nella Striscia di Gaza dall’inizio dell’offensiva israeliana, scatenata dopo l’attacco del 7 ottobre 2023, quando miliziani di Hamas hanno ucciso 1.200 israeliani e preso in ostaggio 251 persone.

Nonostante la repressione, le proteste sembrano diffondersi in altre zone della Striscia, come Deir al-Balah. Resta però l’enorme rischio per chi osa criticare Hamas, in un contesto dove ogni voce dissidente rischia di essere messa a tacere con accuse infamanti e punizioni sommarie.

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