Skip to content
News

Gaza, il silenzio è stato rotto. Ora siamo una voce

Grande partecipazione all’iniziativa promossa, non a caso, nel giorno in cui si celebra l’Europa.

Il silenzio. Non il silenzio di Gaza e dei palestinesi, che non hanno mai smesso di parlare, parlare, parlare, chiedere dignità e giustizia, usare le parole-le voci-le immagini che ci hanno informato per un anno e mezzo. E nei decenni precedenti.
Il silenzio: il nostro silenzio colpevole, di italiani, europei, giornalisti, politici, eccetera. Uso il noi, sapendo che alcuni tra noi hanno parlato, ma senza riuscire a incidere su quell’afasia collettiva che ci ha reso succubi e marginali.
Il silenzio è stato rotto dai ‘senzapotere’, come li chiamava Vaclav Havel, drammaturgo, dissidente, poi presidente di una Cecoslovacchia in via di separazione. Così come senzapotere erano (e sono!) coloro che nelle rivoluzioni arabe hanno ripreso la loro voce. Sono, per me, i due modelli di riferimento: uno dell’Europa orientale, l’altro della regione araba. Per noi che viviamo (e/o siamo cresciuti) nell’Europa occidentale, rappresentano le ‘nostre’ periferie.
Dalle periferie, del mondo e del nostro mondo prossimo, arrivano le mosse del cavallo. Arriva lo scarto, inteso come una mossa che spariglia. Ora che il silenzio è stato rotto, non possiamo tornare più indietro all’afasia. Bisogna andare avanti. Assieme. Perché assieme è stata la Giornata del 9 maggio. E senza quell’assieme, quel noi, non sarebbe stata nulla.
Ci vediamo prestissimo, nella rete e nelle strade. Grazie, per questa lezione che ci avete dato. Tutte e tutti.

* Promotrice dell’iniziativa, “L’ultimo giorno a Gaza” con Claudia Durastanti, Micaela Frulli, Giuseppe Mazza, Tomaso Montanari, Francesco Pallante ed Evelina Santangelo

Annunci
Annunci
Gaza
Torna su
No results found...