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Focus internazionale

Gaza, Israele spara sui civili in cerca di aiuti

Attacco israeliano a Gaza colpisce punto di distribuzione dell'acqua: almeno 10 civili uccisi nel centro della Striscia, metà dei quali bambini.

Gaza sta vivendo una tragedia umanitaria senza precedenti, con immani perdite umane e sofferenze devastanti. L’attacco è avvenuto mentre famiglie disperate per la catastrofica carenza di cibo e acqua si erano radunate in uno dei pochi punti di accesso all’acqua ancora funzionanti nella regione. Le agenzie delle Nazioni Unite avvertono che le condizioni di carestia sono ormai diffuse, il sistema sanitario è sull’orlo del collasso, i feriti vengono ormai trasportati su carri, veicoli privati o talvolta addirittura in braccio, a causa della totale mancanza di ambulanze. Il 12 luglio, la Protezione Civile ha dichiarato tutti i suoi mezzi nei governatorati di Gaza e Gaza del Nord fuori servizio per mancanza di pezzi di ricambio e manutenzione, ad eccezione di un camion dei pompieri, anche questo non in perfette condizioni.

E mentre l’aggressione israeliana si intensifica, la “zona umanitaria” si restringe.

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La Protezione Civile ha lanciato un appello disperato all’ONU per fare pressione su Israele affinché permetta l’ingresso di pezzi di ricambio essenziali per prevenire un ulteriore peggioramento della catastrofe.

La situazione a Gaza si aggrava ogni giorno di più: la popolazione lotta per la sopravvivenza. Negli ultimi tre giorni, decine di persone sono morte per carenza di cibo e medicine. L’acqua è diventata un bene prezioso; le persone camminano fino a due chilometri sotto il sole cocente, in lunghe code per le autobotti.

Questa routine è interrotta da violenze efferate. La mattina del 12 luglio 2025, vicino al campo profughi di Nuseirat, un missile lanciato da un drone ha colpito circa trenta persone in coda per l’acqua. I video rilanciati dai siti web mostrano immagini agghiaccianti di bambini insanguinati, corpi dilaniati e urla di panico. I feriti sono stati trasportati con ogni mezzo possibile all’ospedale al-Awda, dove sono state trattate decine di persone, tra cui almeno sette bambini. L’IDF ha ammesso un “errore tecnico”, ma il bilancio è stato di almeno dieci morti, inclusi sei bambini. Come si può definire “errore tecnico ” una simile strage? Quanto ancora possiamo rimanere a guardare di fronte a questa violenza cieca?

Anche ieri, 14 luglio, sempre a Nuseirat, un veicolo che trasportava acqua potabile è stato preso di mira dall’IDF e il guidatore è morto. L’UNRWA accusa Israele di star attuando un “piano crudele e machiavellico per uccidere a Gaza”, dato che, da maggio, circa 800 palestinesi sono stati uccisi dal fuoco israeliano mentre cercavano cibo e generi di prima necessità, vicino all’unico sito operativo del GHF, a nord di Rafah, definito da diverse organizzazioni per i diritti umani come “mattatoio umano” e “trappola mortale”. Le forze israeliane non si fanno scrupoli di sparare direttamente contro gente disperata, affamata e assetata.

La frequenza e la brutalità di questi eventi dipingono ormai un quadro desolante di una popolazione intrappolata in un conflitto senza fine. Gli attacchi israeliani si sono intensificati nelle ultime settimane, anche in zone designate come “sicure” o dove sono concentrati i civili sfollati, come Al Mawasi: nessun luogo a Gaza è veramente sicuro. Complessivamente, dall’alba di sabato si contano più di novanta palestinesi uccisi negli attacchi israeliani in tutta Gaza, anche in contesti residenziali.

Intanto, nonostante il pressing di Donald Trump su Benjamin Netanyahu, le speranze di un cessate il fuoco si affievoliscono. I negoziati a Doha, basati su una proposta statunitense di 60 giorni di tregua in cambio degli ostaggi, proseguono solo formalmente. Il principale ostacolo è la posizione delle forze israeliane durante una potenziale tregua. Netanyahu esclude un ritiro: “Hamas vuole che ce ne andiamo, così può riarmarsi e attaccarci ancora. Non lo accetterò”, attribuendo ad Hamas la responsabilità dello stallo: “Abbiamo accettato l’accordo, ma Hamas lo ha rifiutato”. Netanyahu ribadisce che gli obiettivi principali sono il rilascio degli ostaggi, la distruzione di Hamas e la garanzia che Gaza non rappresenti più una minaccia per Israele, definendo i sondaggi che chiedono il ritorno degli ostaggi e la fine del conflitto “manipolati”.

A Gaza, i palestinesi stremati non si illudono più, concentrati sulla sopravvivenza alla carenza cronica di cibo, acqua e medicine, carburante, come denunciato anche dalle agenzie ONU. Se non si muore sotto le bombe, malnutrizione e malattie fanno il resto. Un genocidio.

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