Il viso sorridente di Abboud, un bambino della zona centrale di Gaza, ci annuncia la gioia seguita alla notizia di un possibile accordo per il “cessate il fuoco” È come la notte prima di Eid! Pregate per noi!”, dice, come ha fatto lui per 465 giorni, pregare che la guerra finisca e che lui possa tornare alla sua vita quotidiana pre-guerra. Nel video diffuso ci fa sentire le grida di gioia delle madri palestinesi, i canti di chi sente la speranza della tregua.
Il consigliere per la sicurezza nazionale
della Casa Bianca, Jake Sullivan, ha dichiarato nella conferenza stampa di lunedì 13 gennaio che gli Stati Uniti ritengono che “il momento è maturo per ottenere un accordo e per concluderlo” e che l’intesa intercorsa tra Stati Uniti, Qatar ed Egitto è pronta a giungere a una conclusione. “Siamo vicini ad un accordo e si può fare questa settimana”, ha detto Sullivan.
Allo stesso modo, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden, pronunciando il suo ultimo discorso di politica estera della sua presidenza, ha dichiarato che “Israele e
Hamas [sono] sull’orlo della proposta esposta nei dettagli mesi fa, che finalmente giunge a compimento”, riferendosi
a un accordo di cessate il fuoco basato sulla bozza proposta già lo scorso maggio.
Anche il portavoce del ministero degli Esteri del Qatar, Majed bin Mohammed al-Ansari, ha definito le discussioni “fruttuose, positive e concentrate sui dettagli finali. Abbiamo raggiunto le fasi finali dell’accordo.”
Hamas avrebbe accettato la bozza di accordo per un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza e il rilascio di decine di ostaggi, che prevede tre fasi, con una prima tregua di 42 giorni, durante i quali sono previsti il rilascio
graduale dei primi 88 ostaggi e l’inizio
del ritiro delle forze israeliane, lo affermano due funzionari israeliani coinvolti nei colloqui, citati dall’Associated Press e ripresi dai media israeliani. L’ accordo includerebbe il rilascio di circa “1.000 prigionieri palestinesi” detenuti in lsraele nella fase iniziale dell’intesa, e il via libera all’entrata degli aiuti umanitari.
L’ amministrazione entrante di Donald Trump sembra aver giocato un ruolo significativo nei negoziati, secondo molti media israeliani.
Mentre Netanyahu ha dichiarato di essere pronto per un cessate il fuoco prolungato “a condizione che tutti i rapiti vengano rilasciati”, l’accordo in discussione è stato pesantemente criticato da alcuni esponenti dell’estrema destra israeliana. Il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir ha scritto su X: “L’accordo che si sta formando è terribile”, minacciando di dimettersi se dovesse essere siglato, perché includerebbe il rilascio dei “terroristi” dalle prigioni e il ritiro israeliano dal corridoio Netzarim. Ha continuato dicendo che l’accordo porterebbe a “cancellare i successi bellici raggiunti con molto sangue dai nostri combattenti”.
Nel frattempo i bombardamenti su Gaza, purtroppo, non si sono placati.
Soltanto ieri si sono registrati decine di morti e di feriti, tra cui molti bambini, in diverse zone della città, nel quartiere di Sheik Radwan, in una mensa situata a Deir al-Balah, nel campo di Maghazi, dove un attacco aereo ha centrato una fabbrica di vetri.
Finora le cifre ufficiali contano oltre 46.000 vittime palestinesi, la maggior parte dei quali donne e bambini, da ottobre 2023, ma secondo uno studio pubblicato il 10 gennaio sulla rivista britannica The Lancet, il bilancio delle vittime nella Striscia di Gaza nei primi nove mesi di guerra è più alto di circa il 40 per cento rispetto a quello fornito dal ministero della salute di Hamas.
L’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 ha invece causato 1.208 vittime in Israele, la maggior parte delle quali civili. Restano nelle mani di Hamas ancora 90 prigionieri, di cui si ignora il destino.
Questa è solo una tregua, non un cessate il fuoco permanente, ma è il momento di trovare finalmente una soluzione politica per la questione palestinese. Si pensa al dopoguerra: Blinken parla di un piano per affidarne la gestione all’Anp affiancata dall’Onu, fino alla nascita di uno Stato palestinese comprendente Gaza e Cisgiordania.
La Striscia di Gaza è una distesa di macerie, la distruzione è pressoché totale, la vita degli sfollati nelle tendopoli è tragica. Manca l’acqua potabile quasi ovunque, le condizioni igieniche sono disastrose, terreno fertile per la diffusione di malattie e virus, come quello della polio. Gli ospedali, considerati covi di Hamas, sono ancora quotidianamente sotto assedio, senza medicinali e con servizi ridotti al minimo.
Scrive Munira El Najar: “Non sto pensando al cessate il fuoco in questo momento.Sto pensando al momento in cui cercheremo di mettere insieme le nostre anime distrutte”.
Non sarà facile ricostruire, non sarà facile dimenticare tutto questo. Il dialogo è più che mai necessario.


