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Focus internazionale

Gaza, l’Eid del dolore: 14 operatori umanitari uccisi tra bombardamenti e ambulanze sepolte

A Gaza l’Eid al-Fitr è segnato da nuovi bombardamenti israeliani e dalla strage di 14 operatori umanitari a Rafah, tra ambulanze distrutte e accuse di crimini di guerra.

I palestinesi nella Striscia di Gaza hanno avuto poco da festeggiare mentre celebravano l’Eid al-Fitr, con scorte di cibo in rapida diminuzione e nessuna tregua dai bombardamenti israeliani.

Molti hanno pregato fuori dalle moschee demolite nel giorno che segna la fine del mese di digiuno del Ramadan, poiché domenica almeno 22 palestinesi sono stati uccisi, tra cui donne e bambini.

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E c’è chi nota, poi qualcosa di insolito negli ultimi attacchi e nei bombardamenti. “Le bombe che Israele sta sganciando sulla Striscia di Gaza da aerei da guerra di fabbricazione americana hanno un suono completamente diverso. I loro suoni sono senza precedenti, forti e terrificanti, e il loro potere distruttivo è immenso. Ciò che sta accadendo ora è qualcosa che non abbiamo mai visto prima” dice un testimone. “Israele sta usando armi nuove e più letali, in grado di distruggere tutto ciò che tocca”.

In queste ore alla paura e alla fame si aggiunge un altro orrore. Nel primo giorno dell’Eid, la Croce Rossa palestinese (PRCS) ha recuperato i corpi di 14 operatori sanitari di Gaza, tra cui otto medici e paramedici di emergenza, 6 uomini della Protezione Civile e un funzionario dell’ONU. Sono stati uccisi nel distretto di Tel al-Sultan della città di Rafah dalle forze israeliane, “uno a uno”, e sepolti in una fossa comune, ha affermato l’ONU. I corpi sono stati rinvenuti sepolti sotto la sabbia, in parte carbonizzati vicino ad ambulanze completamente distrutte e date alle fiamme. Il corpo di uno di loro è stato trovato con le mani legate, evidentemente arrestato e ucciso.

“Avevano indosso la loro uniforme, i guanti, guidavano veicoli chiaramente contrassegnati. Erano accorsi per soccorrere feriti, per salvare vite, non per perdere la loro. Questo non sarebbe mai dovuto accadere” ha detto il capo di OCHA Palestina, Jonathan Whittall. “Queste ambulanze sono state sepolte nella sabbia. C’è un veicolo delle Nazioni Unite qui, sepolto nella sabbia. Un bulldozer delle forze armate israeliane li ha seppelliti”.

Philippe Lazzarini, direttore dell’Unrwa l’agenzia delle Nazioni Unite per gli aiuti ai rifugiati palestinesi, ha confermato che tra i morti trovati a Rafah c’è anche uno dei suoi dipendenti. Il diritto umanitario internazionale proibisce attacchi indiscriminati a operatori sanitari e l’impedimento degli aiuti salvavita. Ma la Convenzione di Ginevra resta ignorata. Secondo quanto riportato da Aljazeera, che aveva acquisito immagini satellitari che confermavano la presenza di diverse ambulanze accerchiate da soldati e carri armati nella zona di Rafah, il 26 marzo scorso I’IDF aveva sequestrato diverse ambulanze e almeno 16 operatori della Croce Rossa palestinese, di cui si erano poi perse le tracce. “Tutte e cinque le ambulanze e un camion dei pompieri sono state colpite, insieme a un veicolo ONU arrivato più tardi. Il contatto è andato perso con tutti”.

Per giorni la Croce rossa non ha potuto accedere alla zona indicata, perchè assediata da bombardamenti israeliani. Anche l’ OCHA, che gestisce il Coordinamento degli Affari Umanitari per le Nazioni Unite, si è coordinata per raggiungere il sito, ma l’accesso è stato concesso solo 5 giorni dopo. Nel pomeriggio del 30 marzo la Croce rossa, in un post su X, dopo essere entrata nella zona indicata dai satelliti, si è ritrovata in una scena devastante: le ambulanze, il veicolo ONU e il camion dei pompieri erano stati schiacciati e parzialmente sepolti.

L’esercito israeliano ha affermato che l’area era una “zona di combattimento attiva” e che le truppe avevano aperto il fuoco su diversi veicoli “che avanzavano in modo sospetto verso le truppe dell’IDF senza fari o segnali di emergenza”, ma non ha chiarito perché i paramedici e i soccorritori erano stati sepolti in una fossa comune sulla scena della sparatoria. Inoltre il presidente della Mezzaluna Rossa palestinese, Younis al-Khatib, ha affermato che l’IDF ha impedito di raccogliere i corpi per diversi giorni. La missione per recuperare i corpi è stata estremamente tesa, come ha riferito anche Whittall: “Mentre viaggiavamo verso la zona, abbiamo incontrato centinaia di civili in fuga sotto il fuoco nemico. Abbiamo visto una donna colpita alla nuca. Quando un giovane ha cercato di recuperarla, è stato colpito anche lui. Siamo riusciti a recuperare il suo corpo usando il nostro veicolo delle Nazioni Unite”.

La Mezzaluna Rossa ha fornito i nomi di alcuni degli operatori uccisi: Mustafa Khafaja, Ezzedine Shaat, Saleh Muammar, Rifaat Radwan, Mohammed Bahloul, Ashraf Abu Labda, Mohammed Hilieh e Raed Al-Sharif. Secondo le Nazioni Unite, almeno 1.060 operatori sanitari sono stati uccisi nei 18 mesi trascorsi da quando Israele ha lanciato la sua offensiva a Gaza. Orrore che si aggiunge all’orrore. Crimini contro l’umanità che si sommano, mentre la politica internazionale osserva senza agire, in un silenzio assordante e complice.

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