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Focus internazionale

Gaza: “Non consentiremo alcuna deportazione”. I paesi confinanti tuonano contro Israele

La Giordania pronta a dichiarare guerra a Israele nel caso di una deportazione forzata dei palestinesi nel suo territorio

Il presidente americano ha presentato il suo piano di deportazione per la popolazione palestinese: ‘All of them, I mean we’re talking about probably 1.7 million people, or maybe 1.8 million. But I think all of them.

I think they’ll be resettled in areas where they can live a beautiful life and not be worried about dying every day” ovvero « Tutti, intendo dire che probabilmente stiamo parlando di ‘1.7 milioni di persone, o forse 1,8 milioni. Ma penso tutti. Penso che verranno reinsediati in aree dove potranno vivere a vivere una vita bella e senza preoccuparsi di morire ogni giorno”. Facile, no?! E dove dovrebbero spostarsi? Secondo Trump, Egitto e Giordania dovrebbero aprire le porte e accoglierli, in modo tale da consentire a Usa e Israele di ricostruire tutto ciò che ora è distrutto, finito, sbriciolato.
Il trasferimento forzato dei palestinesi da Gaza, devastata dai bombardamenti israeliani dopo i massacri del 7 ottobre 2023 perpetrati da Hamas, sarebbe certamente illegale. Il
diritto internazionale è chiarissimo al riguardo, l’articolo 49 della Convenzione di Ginevra dice: “I trasferimenti forzati
individuali o di massa, così come le deportazioni di persone protette dal territorio occupato al territorio della potenza occupante o a quello di qualsiasi altro paese occupato o meno, sono vietati, indipendentemente dal loro motivo”.
L’Arabia Saudita ha dichiarato che la sua posizione sulla creazione di uno Stato palestinese è incrollabile e non
negoziabile. Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha ribadito la ferma posizione di Riyadh sulla creazione di uno Stato palestinese indipendente, come già affermato nel settembre dello scorso anno.
Il ministero degli Esteri saudita ha dichiarato che Riyadh si oppone a qualsiasi violazione dei diritti dei palestinesi, compresa l’espansione degli insediamenti israeliani, l’annessione di territori e i tentativi di sfollare le persone.
Mentre l’Egitto ha cominciato a schierare i carri armati nel Sinai, la Giordania ha affermato di essere pronta a dichiarare guerra a Israele nel caso in cui Netanyahu tentasse di deportare forzatamente i
palestinesi nel suo territorio, come riporta MiddleEastEye.
Per molti anni la Giordania ha garantito stabilità al confine orientale di Israele, ma le relazioni tra i due paesi sono sempre più tese. Il governo giordano non ha nascosto il suo crescente orrore per la devastazione perpetrata dall’esercito israeliano e per le ripetute violenze anche da parte dei coloni in Cisgiordania. Durante gli incontri con i funzionari europei a Bruxelles, la settimana scorsa, re Abdullah ha ribadito “l’opinione incrollabile della Giordania sulla necessità di stabilire i palestinesi sulla loro terra e ottenere i loro diritti legittimi, in
conformità con la soluzione dei due Stati”.

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Il ministro degli Esteri della Giordania Ayman Safadi ha dichiarato lunedì scorso che “qualsiasi discussione su una patria alternativa [per i palestinesi]..viene rifiutato”. Fonti di MEE riferiscono che “l’ultima cosa che la Giordania vuole è la guerra e desidera una pacifica soluzione. Sanno perfettamente che non avrebbero possibilità di vincere, ma sono irremovibili: i giordani chiuderanno il confine se i rifugiati dovessero iniziare ad attraversarlo.” La proposta di Trump è una “questione esistenziale” sia per la Giordania che per la dinastia degli Hascemiti. D’altra parte non sono più in grado di ospitare un afflusso di rifugiati così enorme, dato che la Giordania ospita già circa due milioni di rifugiati palestinesi. Inoltre è il terzo paese più povero in termini di acqua nel mondo, e i suoi 12 milioni di abitanti vivono in gran parte in una striscia di terra lungo il confine israeliano, vicino al fiume Giordano, confine che si estende per 400km, una zona per la maggior parte montuosa, aspra e difficile da controllare. Un equilibrio precario che verrebbe modificato in maniera estrema e provocherebbe reazioni a catena in tutta la regione.
Sarebbe questa la pace promessa da Trump nei suoi discorsi elettorali?
Dopo aver assistito all’immagine del biblico ritorno dei palestinesi sfollati verso Gaza, assistiamo ora basiti all’affare che Trump sta concludendo con Netanyahu- ma non c’era un mandato di cattura internazionale?- un gigantesco piano di deportazione per circa due milioni di persone. Ma che incubo è?
Dopo tutto quello che la popolazione palestinese ha vissuto e che ancora continua a vivere, vite spezzate, famiglie separate, devastazione, semplicemente pensare che
questa sia una soluzione, dimostra un totale disprezzo per la vita degli abitanti di Gaza, che hanno sopportato l’inferno. Un progetto davvero catastrofico che negherebbe ai palestinesi il loro legittimo diritto
all’autodeterminazione.
Tutto per un mega progetto economico, tutto per far nascere un nuovo lungo mare per ricchi?

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