Il suhoor è il pasto consumato la mattina presto, prima dell’alba, dai musulmani che digiunano durante il Ramadan. Quest’anno, il Ramadan è iniziato la sera di venerdì 28 febbraio 2025, con la comparsa della luna crescente. Si prevede che terminerà domenica 30 marzo 2025 , a seconda dell’avvistamento della luna, con la festa di Eid al Fitr. Il Corano afferma che il digiuno inizia quando “il filo bianco dell’alba ti appare distinto dal suo filo nero”. (2:187)
Tra le rovine degli edifici distrutti i giovani palestinesi si sono riuniti per celebrare insieme il Suhoor nel campo profughi di Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza, distrutto dell’occupazione israeliana. In mezzo alla distruzione, hanno fatto del loro meglio per decorare le strade con ornamenti tradizionali per accogliere il mese sacro del Ramadan.
Per circa 1,6 miliardi di musulmani in tutto il mondo, il mese sacro segna un momento di profonda spiritualità e un’opportunità per migliorare se stessi, un periodo durante il quale i fedeli si astengono dal consumo di cibo e bevande durante le ore diurne, rompendo il digiuno alle tramonto.
Venerdì sera, non appena il Gran Mufti di Gerusalemme ha annunciato l’inizio del Ramadan, i fedeli palestinesi si sono riuniti per Tarawih, la preghiera notturna straordinaria, nella Moschea al-Omari, la più antica di Gaza, che è stata gravemente danneggiata dal bombardamento israeliano del gennaio 2024.
Tra le macerie di Rafah nel sud della Striscia di Gaza, è stato allestito un Iftar collettivo, un pasto serale per decine di migliaia di palestinesi, per le famiglie le cui case sono state completamente distrutte, tutti insieme intorno ad un enorme tavolo che si estende per decine di metri, preparato da una iniziativa di solidarietà kuwaitiana. Questo non è stato solo un pasto. È stato un momento di condivisione collettiva in mezzo alla distruzione, un potente esempio di resilienza, di attaccamento alla propria terra, di manifestazione della propria spiritualità e tradizione, nonostante tutto. Questo Ramadan per i palestinesi non è come quelli passati. L’ombra della guerra pende pesante su quello che un tempo era uno dei momenti più gioiosi a Gaza e anche se nei negozi c’è più cibo, molti fanno fatica a permetterselo.
A Jabalia, a Al-Khalil/Hebron, i palestinesi si sforzano di osservare il Ramadan, ma l’occupazione israeliana impone durezze e restrizioni. L’esercito israeliano impedisce il movimento e la circolazione con posti di blocco, per ritardare i fedeli e vietare l’ingresso agli uomini sotto i 25 anni moschea. I controlli sono serratissimi. “In questo periodo dell’anno, i giovani erano soliti decorare il campo”, ha detto una donna sfollata dal campo di Tulkarem, lottando per trattenere le lacrime dentro al centro di accoglienza. “Per la prima volta, le strade e vicoli dei campi e della città sono vuoti, nessuna decorazione, nessun musaharati, il banditore che nel cuore della notte risveglia i musulmani per non far perdere loro l’occasione di consumare il suhur, niente canti del Ramadan… Il campo è deserto.”
Alcuni volontari cercano di allietare il momento, almeno per i più piccoli: “Abbiamo distribuito bellissime lanterne ai bambini di Jabalia e nel quartiere al-Zaytoun di Gaza City e portare un sorriso sui volti dei bambini del nord di Gaza. Le lanterne del Ramadan occupano un posto speciale nei nostri cuori e nelle nostre tradizioni. Non sono semplici oggetti decorativi; simboleggiano la speranza, la guida e l’illuminazione delle nostre anime in un momento di riflessione e rinnovamento”. Queste lanterne cercano di riportare la luce in un momento di profonda difficoltà. La condivisione aiuta a sopportare il peso di un conflitto che non accenna a finire, che ha provocato e ancora provoca sacrifici e difficoltà inimmaginabili.
La prima fase del cessate il fuoco tra Israele e Hamas è durata un mese e mezzo, la seconda fase era prevista per sabato, cioè con il primo giorno di digiuno del Ramadan dall’alba al tramonto. Ora il Primo ministro israeliano Netanyahu ha annunciato ufficialmente di aver bloccato il passaggio alla fase 2, come ritorsione nei confronti di Hamas, che, oltre alle sceneggiate messe in atto durante il rilascio degli ostaggi, non avrebbe rispettato gli accordi stabiliti. Praticamente una punizione collettiva per i civili innocenti e ancora una condanna alla fame per Gaza, dato che non saranno consentiti l’arrivo di aiuti e lebdistribuzioni di cibo e tutte le frontiere saranno chiuse. Netanyahu sostiene che, al contrario di Hamas, Israele ha mantenuto fede ai patti e non ha violato l’accordo, ma intanto continua incessante a compiere la sua opera di distruzione in Cisgiordania. Al secondo giorno di Ramadan, torna lo spettro mai finito della fame. Dove sono finiti la “pausa umanitaria ” e il “cessate il fuoco”? A Khan Younis un raid israeliano ha appena ucciso quattro persone. Al-Jazeera conferma la notizia di morti e feriti nei bombardamenti anche nella città di Beit Hanoun, nel nord della Striscia di Gaza.
I palestinesi continuano a vivere nelle privazioni, moltissimi senza un tetto sulla testa, in tende di fortuna, in un inverno ancora inclemente, senza acqua, senza elettricità, tra montagne di polvere, lottano per le cose basilari, mentre il mondo guarda distratto, come se la morte a Gaza fosse solo una notizia di passaggio o un meme pubblicato da chi vorrebbe trasformarla in un parco giochi per milionari, senza alcun rispetto. Ramadan mobarak a chi ci ricorda quotidianamente cosa significa tenersi stretti alla dignità, alla fede e alla speranza.


