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Gaza sull’orlo della carestia: l’emergenza ignorata dall’inerzia internazionale

Nel suo ultimo rapporto, le Nazioni Unite, non Hamas,  hanno lanciato un allarme tragico: senza un intervento immediato, l’intera Striscia di Gaza rischia di precipitare in una crisi alimentare senza precedenti. Dopo il massacro causato dai raid aerei israeliani di quasi 60 mila persone, in Palestina si comincia a morire di fame.
A 19 mesi dall’inizio del conflitto e con oltre 70 giorni di interruzione completa delle consegne di aiuti e forniture di beni primari, la popolazione si trova ad affrontare condizioni di insicurezza alimentare che vanno oltre ogni limite accettabile.
Secondo gli ultimi dati Onu, una persona su cinque a Gaza – circa 500.000 cittadini – si trova sull’orlo della fame (ovvero che non riceve neanche un pasto al giorno) e questa percentuale è destinata ad aumentare se le condizioni non cambieranno rapidamente.
I prezzi dei beni di prima necessità sono schizzati alle stelle: un sacco di 25 kg di farina di frumento può arrivare a costare tra i 235 e i 520 dollari, un incremento di circa il 3.000% rispetto a febbraio.
Lo zucchero, il carburante e altri generi fondamentali sono ormai irraggiungibili per molti: la benzina arriva a costare fino a 13 euro al litro.
L’insicurezza alimentare si accompagna a un incremento di mortalità e malnutrizione, con le cucine comunitarie che registrano un drastico calo dei pasti distribuiti: da 840.000 a soli 260.000 in pochi giorni, segno di un deterioramento rapido e inarrestabile.
La mancanza di aiuti umanitari è il principale responsabile di questa catastrofe umanitaria: il blocco imposto da Israele e l’assenza di un modo efficace di consegna delle forniture, rappresentano una violazione grave e flagrante della risoluzione 2720 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che continua a chiedere il rispetto e la facilitazione dell’accesso umanitario per i civili a Gaza.
Le autorità internazionali, tra cui il World food programme, indicano chiaramente che se questa situazione persisterà, entro pochi mesi la crisi umanitaria raggiungerà proporzioni inimmaginabili, con la popolazione ridotta a condizioni di carestia estrema.
Questo ennesimo orrore che si profila sotto i nostri occhi non è più un’ipotesi, ma una realtà imminente, con livelli di mortalità in aumento e un’intera comunità sospesa tra speranza e disperazione.
Nonostante vari analisti pro-Israele continuano a giustificare il massacro a Gaza partito dopo il 7 ottobre del 2023 (che chi scrive ha condannato fermamente definendolo un atto di terrorismo orribile e intollerabile) affermando che gli aiuti non sono bloccati dall’esercito israeliano “in modo totale”, ma spesso vengono saccheggiati da Hamas, il segretario generale di Medici senza frontiera, Christopher Lockyear, denuncia che “il piano di USA e Israele per la distribuzione di cibo a Gaza è stato fallimentare e inefficace ed è l’ennesimo trattamento disumano imposto dalle autorità israeliane sulla popolazione palestinese. Sembra essere un espediente cinico per fingere il rispetto del diritto internazionale umanitario. In pratica, utilizza gli aiuti come strumento per sfollare con la forza le persone nell’ambito di quella che sembra essere una strategia più ampia di pulizia etnica della Striscia di Gaza e per giustificare il proseguimento di una guerra senza limiti”.
La situazione si aggrava giorno dopo giorno.
Come se la guerra stessa non fosse già bastata, i pochi beni di prima necessità sono ormai irraggiungibili o arrivano a costare somme folli: zucchero a 7 euro al chilo, farina tra i 20 e i 50 dollari, benzina a prezzi proibitivi. Un mercato insostenibile, conseguenza di un blocco umanitario ingiustificabile: un inferno in terra per la popolazione civile di Gaza.
La comunità internazionale non può più tacere di fronte a questa tragedia.
La violazione della risoluzione ONU e l’indifferenza dimostrata finora rappresentano un tradimento degli obblighi morali e legali verso le centinaia di migliaia di sfollati che non possono essere condannati a morire di fame, carestia e abbandono.
Il tempo delle parole è finito: si agisca ora, perché il silenzio e l’immobilismo rischiano di sigillare, rendere irreversibile, il destino crudele di milioni di innocenti.

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GazaIsraele

Esperta di questioni internazionali, africanista. È stata insignita per il suo lavoro di giornalista della Medaglia di rappresentanza della Presidenza della Repubblica.

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