Mai avremmo pensato di assistere ad un dramma del genere nella nostra vita. Mai avremmo potuto immaginare che una cosiddetta “democrazia”, come vorrebbe farsi passare, potesse condannarre centinaia di migliaia di persone a morire di fame e di sete sotto i nostri occhi. Israele è colpevole. Questa non è più una guerra, è uno sterminio. Bombardamenti senza tregua, dislocazioni forzate per chi non ha neanche più la forza di camminare, figuriamoci un posto dove andare. Raid ovunque, sulle tende dei rifugiati, sulle barche dei pescatori, sulle spiagge,sugli ospedali, sui presidi umanitari, sulle ambulanze, sui giornalisti che eroicamente continuano a documentare l’orrore indicibile, mentre Israele continua ad impedire alla stampa internazionale di entrare a Gaza per documentare la guerra in atto, contravvenendo a qualsiasi regola, alla libertà di stampa e al diritto all’informazione.
Abbiamo visto collassare in diretta la reporter Sally Thabet, che nella foto appare con una flebo al braccio mentre cerca di riprendersi per continuare a fare il suo lavoro. Stremata dalla fame e dagli stenti, che non risparmiano nessuno.
Abbiamo visto piangere il giornalista di Al Jazeera Anas al-Shareef, che dal primo giorno sta trasmettendo quello che avviene, senza sosta. In questi lunghi mesi dall’inizio del conflitto, ha visto morire colleghi, testimoniando la distruzione della sua città, ma è andato avanti. Ma ora, di fronte ai corpi scheletrici di chi è morto di fame, ai bambini denutriti che mangiano sabbia, alle madri con le orbite di fuori, ai vecchi che muiono mentre stanno in fila per un pezzo di pane, non regge neanche lui. E piange. Piange come dovrebbe fare ogni essere umano che vede il genocidio. “Ho fame, sto tremando”. La situazione è estrema per tutti.
Negli ultimi giorni, è stato ucciso il giornalista palestinese Tamer Rebhi Rafiq al-Za’ani e il collega lbrahim Abu Amsha è rimasto ferito mentre cercavano di documentare il rapimento del dottor Marwan Hams, direttore degli ospedali da campo e portavoce del Ministero della Salute a Gaza, da parte di un’unità sotto copertura israeliana, vicino a una struttura della Croce Rossa a Khan Younis, a sud di Gaza.
Secondo quanto riportato, il dottor Al-Hams stava visitando un ospedale da campo affiliato al Comitato Internazionale della Croce Rossa. Uomini armati a bordo di un veicolo 4×4 hanno aperto il fuoco su un gruppo di civili, uccidendo il fotoreporter e un’altra persona e ferendo un autista di ambulanza e l’altro reporter, oltre a colpire lo stesso dottor Al-Hams alla gamba, prima di rapirlo, un’altra grave violazione del diritto internazionale umanitario e un ennesimo attacco diretto contro gli operatori umanitari da parte dell’Idf.
Il Ministero della Salute e il Centro Palestinese per i Diritti Umani (PCHR) hanno condannato l’accaduto, chiedendo il suo rilascio immediato e incondizionato. Israele, intanto, continua a torturare il Dr Hassam Abu Safya, arrestato il 27 dicembre scorso nell’ospedale Kamal Adwan, di cui ci sono giunte immagini agghiaccianti che palesano le torture subite dal dottore in detenzione, in spregio a qualsiasi diritto umano.
Israele continua imperterrito a seminare morte con la sua opera di sterminio.
Vietato mangiare, bere, dormire, giocare, bagnarsi in mare, vietato muoversi, vietato continuare a vivere a Gaza. E noi cosa facciamo? Timidamente ci laviamo la coscienza pronunciando qualche parola quando Israele ci punge sul vivo, come la scorsa settimana quando ha colpito l’unica parrocchia cattolica di Gaza.
Noi di Focus On Africa abbiamo acceso i riflettori da subito e continuiamo a tenerli puntati su questa tragedia immane che Israele non ha intenzione di far cessare. Perché Hamas è sicuramente colpevole, ma gli abitanti di Gaza no, non meritano una fine così orribile.
E sì, faremo rumore, come stiamo facendo dall’inizio del conflitto, perché la voce ormai flebile della gente di Gaza troverà risonanza nella nostra.