“Un cessate il fuoco che comporta la morte di un bambino in media ogni singolo giorno sta venendo meno alla sua funzione di proteggere i bambini – ha dichiarato Edouard Beigbeder, Direttore regionale dell’Unicef per il Medio Oriente e il Nord Africa – Con altre centinaia di bambini feriti, molti dei quali gravemente, i bambini di Gaza stanno ancora aspettando la fine della violenza che era stata loro promessa“. L’Unicef rende noto, infatti, che almeno 300 bambini sarebbero stati uccisi a Gaza nei dieci mesi trascorsi dall’annuncio del cessate il fuoco.
Le famiglie sono costrette a vivere in appena un terzo della superficie della Striscia di Gaza, – ricorda il Fondo delle Nazioni Unite – rifugiandosi in condizioni insicure tra edifici distrutti, macerie e cumuli di rifiuti. I bambini continuano a soffrire la malnutrizione acuta e a fronteggiare la mancanza di acqua potabile. Il cessate il fuoco si tradurrà in gesti concreti? “Per i bambini di Gaza – continua l’esponente Unicef – il vero banco di prova è semplice: cesseranno le uccisioni? Gli aiuti li raggiungeranno in misura adeguata? Gli ospedali riapriranno e l’acqua tornerà a scorrere? I bambini torneranno a scuola in sicurezza a settembre? I bambini hanno già sentito promesse in passato. Questa volta, gli accordi devono tradursi in azioni concrete”.
L’inquietante comunicato Unicef è un pesante atto di accusa nei confronti dei potenti della terra ed è stato ignorato dai principali media, che non parlano più di Gaza, come se la situazione fosse ritornata alla normalità.
La realtà sul campo è tragica. Israele ha distrutto, recentemente, due importanti depositi di medicinali a Deir al-Balah, l’ultimo di una serie di attacchi contro il sistema sanitario di Gaza. La carenza di medicinali, come si può facilmente immaginare, ha effetti devastanti; secondo il Ministero della Salute, sta causando la morte di tre pazienti oncologici al giorno. Allo stesso modo Israele impedisce di uscire da Gaza per curarsi all’estero, questo significa condannare a morte persone che potrebbero essere salvate.
Non si tratta di fredde statistiche, ma di una situazione che sconvolge le vite, distrugge sogni ed ogni prospettiva di futuro. E’ incredibile che i nipoti dei sopravvissuti alla Shoah si comportino con modalità che ricordano molto i nazisti. L’agghiacciante risposta alla denuncia dell’Unicef è venuta dal ministro della sicurezza nazionale, Ben Gvir, che ha affermato: “A Gaza bisogna uccidere da 30 a 40 persone ogni notte”. Ciò rende evidente la volontà del Governo israeliano di come intenda risolvere la questione palestinese. Purtroppo queste parole cariche di odio produrranno tanta ulteriore sofferenza.
I bombardamenti delle strutture sanitarie gazawi sono continue ed hanno distrutto quasi tutti gli ospedali e i luoghi di cura. Dopo le migliaia di morti innocenti colpiti dalle armi di Tel Aviv, l’eliminazione del sistema sanitario completa il quadro, che gli esperti delle Nazioni Unite hanno chiamato genocidio. In una sorta di tempesta perfetta, anche gli acquedotti e i sistemi di fognature sono stati distrutti, rendendo Gaza un luogo invivibile. L’eliminazione delle strutture scolastiche, inoltre, secondo Tel Aviv, renderebbe le nuove generazioni palestinesi un popolo di ignoranti. E’ evidente che per il Governo israeliano l’unico palestinese buono è quello morto.
Di fronte a tanta sofferenza e crudeltà, l’Occidente, che non perde occasione per vantarsi della propria democrazia e del rispetto dei diritti umani, si volta dall’altra parte e finge di non vedere e soprattutto non sanziona un Esecutivo guidato da chi, secondo il Tribunale Penale Internazionale, deve essere processato per crimini di guerra e contro l’umanità. Non solo, i Governi occidentali criminalizzano i movimenti di solidarietà con i palestinesi ed accolgono militari di Tel Aviv, che probabilmente hanno compiuto crimini di guerra, nei migliori resort della Penisola per farli rilassare e dimenticare gli orrori che hanno causato in guerra.
Mentre i governanti ignorano il grido di dolore di tanti innocenti, la società civile non accetta passivamente tali crimini, ad esempio è encomiabile la proposta del quotidiano Avvenire, di assegnare il premio Nobel per la pace ai bambini di Gaza, che in pochi giorni ha superato oltre diecimila aderenti. Sarebbe un segnale forte per togliere ogni velo di moralità a statisti che reputano i più piccoli vittime sacrificabili ad interessi geopoltici o al consenso elettorale.


