La piazza di oggi per Gaza è cruciale per tutti coloro che credono nel diritto alla vita, nella pace e nella solidarietà internazionale.
Focus on Africa aderisce con convinzione e determinazione alla grande manifestazione contro l’orrore della campagna di sterminio e pulizia etnica a cui è sottoposto il popolo palestinese. È un impegno che nasce dalla consapevolezza che questa non è una semplice crisi umanitaria, ma rappresenta la più feroce, organizzata e duratura operazione di sterminio di una popolazione civile perpetrata in diretta quotidiana, sotto i nostri occhi.
Questo massacro. che si trascina ormai da venti mesi, si configura come un test drammatico per l’Occidente e per il diritto internazionale.
Un evento terribile, inaccettabile, che rivela l’indifferenza di molte nazioni e il fallimento di un sistema di regole che dovrebbe tutelare la dignità umana anche nei momenti più bui.
La sordità o l’ambiguità di molti governi, che nonostante le condanne ufficiali spesso continuano a fornire supporto materiale, logistico o politico a Israele rendendosi complici di un conflitto che si è trasformato in un vero e proprio inferno, una disumanizzazione che deve essere fermamente contrastata.
Non si tratta più soltanto di condannare: bisogna agire concretamente, mettendo in discussione un sistema di alleanze e di interessi che perpetuano questa tragedia. Ogni giorno, le immagini che ci arrivano da Gaza e Cisgiordania raccontano di civili, donne, bambini e anziani vittime di una pulizia etnica che si aggrava, si consolida come simbolo di un male che ha radici profonde e articolate.
Parole di condanna spesso arrivano troppo tardi e troppo deboli rispetto alla portata del disastro in corso.
La cronaca quotidiana di questa devastazione rischia di diventare un rumore di sottofondo nel silenzio assordante di chi preferisce guardare altrove o celare le proprie responsabilità.
Questo non è un conflitto normale. È una crisi umanitaria senza precedenti, dove crollano le barriere tra diritti umani e politica, tra civiltà e barbarie.
È un genocidio.
Israele sta perseguendo una politica di distruzione che rischia di rendere impossibile qualsiasi prospettiva di convivenza pacifica e di speranza nel futuro. La solidarietà internazionale, senza reticenze, deve essere adottata anche con azioni drastiche, boicottaggi, pressioni diplomatiche e stop a sostegno incondizionato.
Nulla deve essere tralasciato per fermare questa spirale di morte e di oppressione.
In questo quadro, l’adesione di Focus on Africa alla manifestazione del 7 giugno vuole essere un gesto forte e visibile di solidarietà e presa di responsabilità.
Non si può restare spettatori impassibili di fronte a questa tragedia che ci interpella come cittadini e come membri di una comunità globale.
È il momento di alzare la voce contro il silenzio complice, di chiedere giustizia e di affermare il diritto universale alla vita e alla dignità umana.
Lungo questa drammatica e dolorosa vicenda, la resistenza dei palestinesi si manifesta non solo come voglia di sopravvivere, ma come testimonianza di umanità.
A Gaza e in Cisgiordania, civili e attivisti di buona volontà si oppongono con coraggio a una macchina di morte organizzata da chi ha scelto la guerra come strumento di approvazione del proprio potere e di distruzione dell’avversario.
È questa la vera resistenza: la capacità di non perdere di vista la propria umanità, di raccontare la verità e di lottare per un destino di pace e di libertà.
Dopo il brutale attacco terroristico del 7 ottobre, che chi scrive è tutta la sua redazione ha condannato dal primo istante, la ferita che si è aperta si è trasformata in un abisso di civiltà, mettendo in discussione i fondamenti di convivenza di un sistema internazionale spesso parziale, ipocrita di fronte alle atrocità.
Ma anche in questa tragedia, ci sono le voci di chi resiste, di chi sogna un’altra prospettiva, di chi vuole costruire un futuro di rispetto reciproco e di giustizia.
E dunque, invitiamo tutti a unirsi alla nostra voce e alla manifestazione del 7 giugno. Perché fermare questa pulizia etnica è possibile solo attraverso l’impegno collettivo, la mobilitazione globale e la volontà di difendere i più fondamentali diritti umani.
Anche se è tardi per dire basta, bisogna insistere per chiedere che questo massacro finisca.
Si può e si deve far sentire forte la propria voce, ribadire un messaggio chiaro: la dignità umana non è negoziabile. È il momento di agire, per Gaza, per il futuro dei palestinesi, per l’umanità calpestata.
NEWS e ANAlisi dalle Afriche domenica 07 Giugno 2026


