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Analisi

Gaza, valanga di disinvestìmenti di alto livello in Israele

Anche Intel, il colosso statunitense di chip che aveva pianificato 25 miliardi di dollari di impegno economico nel paese, ha rinunciato

Il Government Pension Fund Global (Fondo sovrano norvegese), nei giorni scorsi, ha escluso dai suoi investimenti Caterpillar, l’azienda statunitense che fornisce ad Israele i bulldozer che demoliscono le case dei palestinesi.

Il Fondo che ha un portafoglio di quasi duemila miliardi di dollari,  il più ricco del mondo grazie agli enormi proventi petroliferi, ha venduto le azioni in suo possesso della predetta società per un ammontare di due miliardi di dollari. Il Fondo era l’ottavo azionista della società. Il Consiglio etico del Fondo ritiene “che Caterpillar stia contribuendo a gravi violazioni dei diritti individuali in situazioni di guerra o conflitto”.

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Il Fondo ha anche comunicato di aver venduto le proprie azioni  di cinque banche israeliane (First International Bank of Israel, Bank Leumi Le-Israel, Mizhrai Tefahot Bank, Fibi Holdings e Bank Hapoalim) per un ammontare di un miliardo di dollari, in quanto finanziano le colonie lllegali in Cisgiordania.

Il Fondo, che pur mantiene alcuni investimenti nel Paese ebraico, dopo il 7 ottobre 2023 ha disinvestito da venti società israeliane, fra cui la società di telecomunicazioni Bezeq e Paz Retail and Energy, per non correre il rischio di essere complice nelle violazioni dei diritti umani ed ha annunciato la volontà di ampliare ulteriormente la propria politica di disinvestimento nei confronti di Israele.

Anche il gigante del trasporto marittimo Maersk ha disinvestito dalle aziende collegate agli insediamenti illegali in Cisgiordania. La medesima società, tuttavia, trasporta armi USA ad Israele e per questo motivo, l’anno scorso, le è stato vietato  l’utilizzo dei porti spagnoli.

Il segnale forte inviato ai mercati da uno dei principali investitori istituzionali mondiali e da altri  significativi attori economici, evidenzia che l’opinione pubblica può condizionare le scelte politiche. Di fonte al genocidio in atto che trae origine, come ha affermato Francesca Albanese, Relatrice Onu sui Territori Occupati, da motivi economici (cioè lo sfruttamento delle risorse palestinesi), una leva potente per cambiare le cose è data dal disinvestimento da aziende israeliane e dal boicottaggio di chi è coinvolto nel vigente regime di apartheid.

Anche AkademikerPension, il fondo pensione degli insegnanti e dei docenti universitari danesi ha deciso di escludere gli asset statali israeliani dal suo portafoglio di investimenti a causa della guerra a Gaza e degli insediamenti isreliani nella Cisgiordania.

Un recente rapporto dell’Alto Commissariato ONU per i Diritti Umani ha elencato, infatti, 150 aziende, israeliane ed internazionali, che mantegono legami diretti o indiretti con gli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati.

A dimostrazione che tutto può cambiare, Intel, il colosso statunitense di chip che aveva pianificato un investimento da 25 miliardi di dollari in Israele, vi ha rinunciato, grazie soprattutto alla campagna BDS (boicottaggio, disinvestimento e sanzioni) promossa dalla società civile palestinese e che ha fatto proseliti nel mondo. Si tratta di replicare, infatti, quanto attuato nei confronti del regime razzista del Sud Africa, che anche a seguito delle sanzioni internazionali crollò, nonostante il forte sostegno di USA e Regno Unito.

Questa campagna sta raggiungendo risultati importanti, “ha cambiato il panorama commerciale globale di Israele” ha affermato Avi Balashnikov, presidente dell’Israel Export Institute. Il debito isreliano è salito alle stelle, a 340 miliardi di dollari nella seconda metà del 2024,  afferma BDS, con un aumento del 20% rispetto alla fine del 2022. Il rating del credito di Israele è valutato da Moody’s vicino alla spazzatura. L’economia del Paese è molto fragile, in quanto priva delle centinaia di migliaia di lavoratori palestinesi che non hanno più il permesso per andare a lavorare in Israele, per le decine di migliaia di riservisti sotto le armi e per gli enormi costi della guerra.

In questo momento una forte azione di disinvestimento, boicottaggi e sanzioni può fare la differenza. Mentre i Governi occidentali continuano a sostenere Tel Aviv, la grande solidarietà mondiale potrebbe, in maniera nonviolenta,  porre fine ai massacri ed all’occupazione israeliana.  Non a caso la campagna BDS è stata criminalizzata negli Stati Uniti, con severe sanzioni nei confronti degli attivisti.

I lavoratori non vogliono essere complici degli aguzzini e lo hanno dimostrato concretamente impedendo l’attracco nei porti italiani (ad esempio Genova, Livorno e Ravenna) di diverse navi che portavano armi ad Israele, interrompendo la logistica bellica. L’Università di Venezia ha deciso di non avviare accordi e collaborazioni con enti, istituzioni ed università israeliane implicati direttamente  o indirettamente nella campagna militare  in corso e a congelare quella in atto. Il Comune di Roma ha sospeso la collaborazione di Acea (azienda comunale acqua ed elettricità) con Mekorot, la società israeliana che ha il monopolio del sistema idrico, accusata da Francesca Albanese di aver “favorito attivamente la trasformazione dell’acqua in uno strumento di genocidio”. Il comune di Sesto Fiorentino ha deciso che le proprie farmacie non vendano più prodotti da  Israele come forma di pressione economica. Ecco quanto possono fare gli enti locali, di fronte alla incrollabile complicità dei Governi.

L’ONU che ha classificato, dal punto di vista giuridico, i massacri a Gaza come genocidio e la Corte di Giustizia Internazionale che considera l’occupazione israeliana illegale, aprono la strada ad una serie di cause cui potrebbero essere coinvolte anche le imprese. “O queste aziende rispetteranno – ha affermato Agnés Callamard, Segretaria generale di Amnesty International – le loro responsabilità nel campo dei diritti umani o subiranno le conseguenze delle loro azioni. Devono assicurare di non essere coinvolte in alcun modo nell’occupazione illegale israeliana e nei crimini di diritto internazionale commessi da Israele. Se non lo faranno le aziende stesse i loro dirigenti e i loro dipendenti rischieranno azioni giudiziarie cvili e persino penali per aver contribuito o collaborato ai crimini israeliani”. La citata ONG nell’invitare a vietare investimenti e commerci con le aziende complici, ha fatto i nomi di 15 aziende, a titolo esemplificativo, che traggono profitto dall’occupazione, fra cui le aziende USA di armi Boeing e Lockheed Martin.

E’ indispensabile che i responsabili ed i complici del genocidio ne rispondano in tribunale, affinchè prevalga il diritto e non la legge del più forte.

                                                     

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