Il 25 marzo 2026 potrebbe segnare una svolta nella memoria storica e nel diritto internazionale. All’Assemblea generale delle Nazioni Unite (video), il Ghana ha presentato una risoluzione destinata a suscitare un ampio dibattito globale: il riconoscimento della tratta transatlantica degli schiavi come “il più grave crimine della storia dell’umanità”.
— Ghana MFA (@GhanaMFA) March 24, 2026
L’iniziativa, promossa dal presidente John Dramani Mahama e portata formalmente dal ministro degli Esteri Samuel Okudzeto Ablakwa, si inserisce in una più ampia strategia politica e culturale sostenuta da diversi Stati africani, dai Paesi caraibici e dalla diaspora africana. Non si tratta, secondo Accra, di un gesto simbolico, ma di un passaggio giuridico e politico fondamentale per ridefinire il modo in cui la comunità internazionale affronta le eredità del colonialismo e della schiavitù.
Tra il XV e il XIX secolo, secondo stime dell’Unesco, tra i 12 e i 20 milioni di africani furono deportati verso le Americhe e i Caraibi. Oltre due milioni morirono durante la traversata. Il Ghana, uno dei principali punti di partenza di questo sistema, rivendica oggi un ruolo centrale nella costruzione di una memoria globale condivisa.
Il testo della risoluzione non si limita alla dimensione commemorativa. Invita infatti gli Stati membri a riconoscere formalmente la gravità unica della tratta e apre alla possibilità di scuse ufficiali e alla creazione di meccanismi di riparazione. Non necessariamente sotto forma di trasferimenti diretti, ma attraverso investimenti in istruzione, formazione e sviluppo nei Paesi colpiti.
Le #Ghana appelle au soutien de l’#ONU pour une résolution sur l’esclavage. pic.twitter.com/WFpLCiIJ43
— Josly Ngoma (@josly_ngoma) March 25, 2026
“La nostra non è una richiesta caritatevole, ma una rivendicazione giuridica”, ha dichiarato Ablakwa. L’obiettivo è superare quella che viene definita una “amnesia selettiva” che per decenni ha protetto le responsabilità storiche delle ex potenze coloniali.
La proposta sarà discussa in occasione della Giornata internazionale del ricordo delle vittime della schiavitù e si inserisce nel quadro della nuova “Decennio d’azione per le riparazioni e il patrimonio africano” (2026-2036) promosso dall’Unione Africana. Nei giorni precedenti, a New York, si sono già svolte cerimonie commemorative e incontri di alto livello sulla giustizia riparativa.
Il voto si preannuncia tuttavia divisivo. Se molti Paesi africani e caraibici hanno espresso sostegno, diverse nazioni occidentali, tra cui il Regno Unito, hanno storicamente respinto l’idea di risarcimenti, sostenendo che le istituzioni attuali non possano essere ritenute responsabili per crimini del passato.
Al centro del confronto non c’è solo una questione storica, ma anche la lettura delle disuguaglianze contemporanee. Il Ghana insiste sul fatto che molte delle asimmetrie globali — dal debito allo sviluppo, fino alla vulnerabilità climatica — affondano le proprie radici proprio nel sistema schiavista transatlantico.
Se approvata, la risoluzione rappresenterebbe un precedente senza precedenti nella storia delle Nazioni Unite, che in oltre ottant’anni non hanno mai adottato un testo di tale portata sulla tratta degli schiavi. Un passaggio che potrebbe ridefinire non solo la memoria, ma anche il lessico politico e giuridico con cui il mondo affronta il proprio passato.


