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Economia

Ghana, taglio del prezzo del cacao e riforme d’urgenza per salvare il settore in crisi

In Ghana il governo riduce del 30 per cento il prezzo del cacao alla produzione e vara riforme strutturali per fronteggiare il crollo delle quotazioni internazionali e la crisi finanziaria del settore.

Il Ghana, secondo produttore mondiale di cacao dopo la Costa d’Avorio, ha annunciato il 12 febbraio 2026 una serie di riforme straordinarie per affrontare la grave crisi che attraversa la filiera nazionale. Al centro delle misure, una drastica riduzione del prezzo riconosciuto ai produttori, accompagnata da un ripensamento complessivo del sistema di finanziamento e da un rafforzamento dei controlli sull’ente regolatore.

A comunicarlo è stato il ministro delle Finanze, Cassiel Ato Forson, intervenendo ad Accra per spiegare le ragioni di un intervento definito “necessario” alla luce del crollo dei prezzi internazionali e delle difficoltà di liquidità che da mesi colpiscono il comparto. Il cacao rappresenta la terza fonte di entrate da esportazione per il Paese, dopo oro e petrolio, ed è un pilastro economico e sociale per centinaia di migliaia di famiglie rurali.

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Il nuovo prezzo fissato dal regolatore è di 41 cedi al chilo, poco meno di 4 dollari al cambio attuale. Si tratta di una riduzione di circa il 30 per cento in valuta locale rispetto al prezzo annunciato nell’ottobre 2025. Secondo il ministro, il cacao ghanese è diventato “poco competitivo e molto caro” sui mercati internazionali, anche a causa della riluttanza degli acquirenti a concludere contratti alle condizioni precedenti.

La decisione arriva in un contesto di forte volatilità: le quotazioni internazionali sono scese dai 12.500 dollari a tonnellata del dicembre 2024 ai 7.000 dollari dell’ottobre 2025. Una flessione che ha messo sotto pressione l’intero sistema di prefinanziamento e ha contribuito ai ritardi nei pagamenti ai coltivatori registrati negli ultimi mesi.

Tra le novità più rilevanti figura l’introduzione di un meccanismo di adeguamento automatico del prezzo alla produzione, che dalla prossima stagione non sarà più fissato rigidamente su base annuale, ma potrà variare in funzione dell’andamento dei mercati. L’obiettivo è evitare scarti eccessivi tra prezzo interno e prezzo internazionale, che rischiano di rendere il prodotto nazionale meno appetibile.

La riforma prevede inoltre l’abbandono del tradizionale sistema di prefinanziamento della produzione da parte degli acquirenti esteri. Al suo posto, il governo intende emettere obbligazioni nazionali legate al cacao, destinate a costituire un fondo rotativo utilizzabile almeno una volta per stagione dall’ente regolatore, il Cocobod, con la finalità di garantire liquidità e stabilità operativa.

Parallelamente, è stato annunciato che almeno il 50 per cento della produzione complessiva dovrà essere trasformato localmente già dalla prossima campagna. La misura mira ad accrescere il valore aggiunto interno, riducendo la dipendenza dalle sole esportazioni di materia prima e rafforzando la capacità industriale del Paese.

Il Cocobod, fortemente indebitato, sarà sottoposto a un audit approfondito e a un’indagine penale sulle attività svolte negli ultimi otto anni. Il governo punta così a ripristinare la fiducia nel sistema di governance del settore, in un momento in cui la sostenibilità finanziaria dell’intera filiera è messa in discussione.

Le riforme annunciate delineano un cambio di paradigma per uno dei comparti simbolo dell’economia ghanese. La sfida sarà conciliare competitività internazionale, tutela dei produttori e consolidamento fiscale, in un quadro globale segnato da forte instabilità dei prezzi e da crescenti pressioni sulle catene del valore agricole.

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