Almeno undici persone hanno perso la vita e numerose altre risultano ancora disperse dopo il crollo di una miniera artigianale d’oro a Kintignan, nella regione dell’Haute-Guinée, nel nord-est della Guinea. Il dramma si è verificato l’8 giugno, ma a distanza di giorni i soccorsi continuano a operare in condizioni estremamente difficili per cercare eventuali sopravvissuti e recuperare le persone ancora sepolte sotto le macerie.
Secondo le autorità locali e le squadre di emergenza, il bilancio resta provvisorio. La stagione delle piogge, la carenza di mezzi tecnici e l’instabilità del terreno rendono particolarmente complesse le operazioni di ricerca. Diverse fonti umanitarie e di sicurezza riferiscono inoltre che due camion impiegati nell’attività mineraria sarebbero stati travolti dalla frana, alimentando il timore che il numero delle vittime possa aumentare ulteriormente.
Uno dei mezzi coinvolti trasportava diciotto persone. Sette sarebbero riuscite a mettersi in salvo, quattro sono rimaste ferite e altre sette hanno perso la vita. Tuttavia, il numero complessivo dei dispersi non è ancora stato chiarito.
L’incidente richiama ancora una volta l’attenzione sui rischi legati all’estrazione aurifera artigianale, un’attività diffusa in molte aree dell’Africa occidentale. In Haute-Guinée numerosi lavoratori, provenienti anche da Paesi vicini, si recano in siti minerari abbandonati o scarsamente regolamentati nella speranza di trovare oro e migliorare le proprie condizioni economiche. In molti casi, però, l’attività si svolge in assenza di adeguate misure di sicurezza e con controlli limitati da parte delle autorità.
Le comunità locali e le famiglie delle vittime denunciano da tempo la mancanza di prevenzione e il mancato rispetto delle norme di sicurezza nei siti di estrazione. Secondo diversi osservatori, tragedie di questo tipo non rappresentano episodi isolati, ma sono il sintomo di una fragilità strutturale che coinvolge interi territori dove l’economia mineraria informale costituisce una delle poche opportunità di reddito disponibili.
Il crollo di Kintignan riapre dunque il dibattito sulla necessità di conciliare le esigenze economiche delle popolazioni locali con una maggiore tutela della vita dei lavoratori. Una sfida particolarmente complessa in un settore dove povertà, domanda internazionale di oro e debolezza dei controlli continuano a intrecciarsi, spesso con conseguenze drammatiche.


