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Guinea-Bissau, stop al trial sui neonati: l’OMS critica il progetto finanziato dagli USA

Un progetto di sperimentazione sui vaccini destinato a migliaia di neonati in Guinea-Bissau è stato sospeso dopo un’ondata di critiche e l’intervento dell’Organizzazione mondiale della sanità. Al centro della controversia, uno studio finanziato dai Centers for Disease Control and Prevention statunitensi che prevedeva di confrontare la somministrazione del vaccino contro l’epatite B alla nascita con una dose ritardata alla sesta settimana di vita.

Secondo l’OMS, il piano sollevava gravi questioni etiche e scientifiche. L’agenzia ha ricordato che la dose somministrata entro 24 ore dalla nascita rappresenta uno standard consolidato a livello globale, adottato da oltre cento Paesi e considerato essenziale per prevenire la trasmissione madre-figlio del virus. Rinviare un intervento riconosciuto come salvavita avrebbe esposto una parte dei neonati a rischi evitabili.

In Guinea-Bissau l’epatite B resta un problema sanitario piuttosto rilevante. Le stime indicano una diffusione significativa nella popolazione adulta, con un numero elevato di portatori cronici. L’infezione contratta alla nascita comporta un’alta probabilità di evolvere in forma cronica, con conseguenze che possono manifestarsi anche anni dopo.

Il governo di Bissau ha deciso di bloccare la sperimentazione in seguito alle numerose proteste pubbliche. Figure di primo piano del dibattito sanitario nazionale hanno espresso forte contrarietà, sottolineando la necessità di tutelare i diritti dei neonati e di allineare le politiche vaccinali agli standard internazionali. Le autorità, inoltre, avevano già annunciato l’intenzione di introdurre la dose alla nascita su scala nazionale entro il 2028.

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