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Diritti umani

Guinea Conakry, “clima di terrore”: aumentano le sparizioni forzate

A un anno di distanza dalla sparizione di Oumar Sylla e Mamadou Billo Bah, due attivisti del Fronte nazionale per la difesa della Costituzione (sciolto nel 2022), Amnesty International e altre 24 organizzazioni locali e internazionali per i diritti umani hanno denunciato il “clima di terrore” che regna nella Guinea.
Oumar Sylla e Mamadou Billo Bah sono stati arrestati il 9 luglio 2024 nella capitale Conakry da uomini armati e portati in un centro delle forze speciali situato nell’arcipelago delle Loos. Un terzo esponente del Fronte, arrestato con loro e poi scarcerato 24 ore dopo, ha denunciato che i due attivisti sono stati torturati. Da allora le autorità guineane hanno sempre negato di averli nelle loro mani.
Sylla, che del Fronte era il coordinatore nazionale, aveva chiesto di scendere in piazza l’11 luglio per protestare contro la repressione e l’aumento del costo della vita. Era stato arrestato esattamente 48 ore prima.
Il 17 luglio il procuratore generale ha annunciato l’apertura di “indagini approfondite e complete”, ma dei due attivisti non si è più saputo nulla.
Non solo: nell’ultimo anno le sparizioni sono aumentate. Il 3 dicembre si sono perse le tracce di Habib Marouane Camara, direttore del portale “Le Révélateur”. Stessa messa in scena: la procura annuncia indagini, le forze di sicurezza negano di essere coinvolte.
Il 19 febbraio di quest’anno è stata la volta Abdoul Sacko, coordinatore nazionale del Forum delle forze sociali della Guinea. A lui è andata meglio: è stato ritrovato, torturato ma vivo, nella boscaglia.
Stessa sorte per Mohamed Traoré, ex presidente dell’Ordine degli avvocati guineani, rapito la notte tra il 20 e il 21 giugno e ritrovato due giorni dopo col corpo pieno di ferite.
È stato lo stesso Ordine degli avvocati a parlare di un “clima di terrore che si sta imponendo gradualmente, nella totale assenza di reazioni da parte del potere giudiziario”.
A confermare la situazione sono le parole di un avvocato e di un difensore dei diritti umani, che hanno parlato con Amnesty International chiedendo l’anonimato:
“Da quando ho iniziato a difendere alcune persone che avevano criticato il governo, ho ricevuto almeno quattro telefonate in cui sono stato informato che ero nell’elenco delle persone da rapire”, ha detto il primo.
“Ho ricevuto due telefonate da persone che fanno parte del sistema giudiziario. Mi hanno sollecitato a lasciare la mia abitazione poiché ero il prossimo nella lista”, gli ha fatto eco il secondo.
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