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Diritti umani

Guinea Conakry, scoperta una fossa comune a Forécariah: la società civile chiede la supervisione dell’ONU

In Guinea, il ritrovamento di sei uomini con gli occhi bendati e le mani legate in una fossa comune a Forécariah spinge la società civile a chiedere un’inchiesta indipendente sotto la supervisione delle Nazioni Unite.

La scoperta di una fossa comune nella prefettura di Forécariah, un centinaio di chilometri a sud-est della capitale Conakry, riapre in Guinea interrogativi inquietanti sulle sparizioni forzate e sulla capacità delle istituzioni di garantire indagini indipendenti e trasparenti.

La fossa è stata scoperta lunedì 24 agosto da alcuni abitanti della zona che si erano recati a raccogliere legna. Al suo interno sono stati rinvenuti i corpi di sei uomini, con gli occhi bendati e le mani legate dietro la schiena. Le circostanze del ritrovamento hanno immediatamente suscitato forte preoccupazione tra le organizzazioni guineane impegnate nella difesa dei diritti umani.

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È stata annunciata l’apertura di un’inchiesta, mentre al momento della diffusione della notizia non risultavano ancora reazioni pubbliche da parte del governo e delle autorità giudiziarie. Proprio per garantire credibilità alle indagini, diverse organizzazioni della società civile chiedono ora il coinvolgimento di organismi internazionali.

Alseny Farinta, coordinatore del collettivo Tournons la page-Guinée, ha chiesto che l’inchiesta sia “indipendente, trasparente e credibile” e possa beneficiare dell’assistenza di esperti di medicina legale guineani e internazionali. Una delle prime necessità, secondo l’organizzazione, è stabilire l’identità delle sei vittime.

Il collettivo chiede inoltre all’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani in Guinea di seguire lo svolgimento delle indagini e auspica il coinvolgimento di Amnesty International e Human Rights Watch. La richiesta nasce dal timore che un caso tanto delicato possa non essere chiarito senza garanzie esterne di trasparenza.

Ancora più netta è la posizione del Front national pour la défense de la Constitution (FNDC), organizzazione che documenta anche i casi di sparizione forzata nel Paese. Il suo portavoce, Abdoulaye Oumou Sow, chiede che il ritrovamento rappresenti un punto di svolta nella lotta contro l’impunità.

Secondo il FNDC, una trentina di persone risulterebbero attualmente scomparse in Guinea. L’organizzazione richiama inoltre testimonianze sulla possibile presenza di altre fosse comuni nella stessa area e sostiene che alcune persone rapite sarebbero state condotte proprio nella regione di Forécariah. Si tratta di elementi che rendono ancora più urgente, secondo gli attivisti, stabilire chi siano le vittime e chi possa essere responsabile della loro morte.

Il precedente del 2025

Il nuovo ritrovamento assume un peso particolare perché non è il primo nella zona. Nell’ottobre 2025 un’altra fossa comune era stata scoperta nella stessa regione di Forécariah. Conteneva i resti di quattro o cinque persone.

A quasi un anno di distanza, tuttavia, le indagini avviate per identificarle e determinare le cause della loro morte non hanno ancora prodotto risultati conclusivi. È anche questo precedente ad alimentare la diffidenza delle organizzazioni della società civile verso un’inchiesta condotta esclusivamente a livello nazionale.

Il caso di Forécariah pone così una questione che va oltre l’identificazione dei sei uomini ritrovati il 24 agosto. Per le organizzazioni guineane, accertare ciò che è accaduto significa verificare l’eventuale esistenza di un fenomeno più ampio, chiarire il destino delle persone scomparse e impedire che nuove morti rimangano senza responsabili.

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