Almeno 31 persone sono morte in Guinea dopo il crollo di una montagna di rifiuti che ha investito alcune abitazioni nei pressi di una grande discarica della capitale Conakry. Il disastro è avvenuto nell’area di Dar-es-Salam intorno alle 2 del mattino, dopo una notte caratterizzata da forti piogge.
Secondo il bilancio comunicato dal governo, altre 22 persone sono rimaste ferite, sei delle quali in modo grave. Le operazioni di ricerca sono ancora in corso e si teme che il numero delle vittime possa aumentare.
Le autorità hanno mobilitato uomini e mezzi, compreso personale militare, per cercare eventuali sopravvissuti sotto l’enorme massa di rifiuti. Sul posto sono entrati in azione anche gli escavatori, mentre gli abitanti della zona sono stati evacuati.
Tra le testimonianze raccolte dai media locali c’è quella drammatica di una donna che ha raccontato di aver perso tutti e cinque i figli nel crollo.
Il primo ministro guineano Mamadou Oury Bah si è recato sul luogo della tragedia per verificare la situazione e seguire le operazioni di soccorso. La ministra della Salute, Khaïté Sall, visitando i feriti ricoverati in ospedale, ha annunciato che le cure mediche saranno gratuite e ha assicurato il sostegno del governo alle famiglie coinvolte.
La tragedia riporta però l’attenzione anche sulle condizioni della discarica e sulla presenza di abitazioni nelle sue immediate vicinanze. Il governo aveva recentemente ordinato ai residenti dell’area di trasferirsi, ma numerose persone erano rimaste nelle proprie case. Nello stesso sito, già nel 2017, un altro crollo aveva provocato la morte di dieci persone.
A rendere ancora più amaro quanto accaduto è la tempistica. Cellou Dalein Diallo, ex primo ministro e attuale esponente dell’opposizione guineana in esilio, ha ricordato che la chiusura della discarica era stata annunciata proprio per domenica 23 agosto, alla vigilia della tragedia.
Il disastro di Conakry mette così in evidenza una vulnerabilità che va oltre l’evento meteorologico che ha preceduto il crollo. Nelle grandi città in rapida espansione, la gestione dei rifiuti, l’urbanizzazione e la presenza di insediamenti nelle aree esposte al rischio possono sovrapporsi fino a trasformare una discarica in una minaccia per chi vive ai suoi margini.
Mentre le squadre di soccorso continuano a scavare tra i rifiuti alla ricerca di persone ancora intrappolate, resta aperta anche la questione delle condizioni che hanno consentito il ripetersi di una tragedia nello stesso luogo a distanza di nove anni.


