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Speciale Sudan

Sudan, i droni stanno cambiando lo scenario della guerra

Il Sudan sta affrontando una guerra molto diversa da quella iniziata tre anni fa. Senza più nulla da saccheggiare, la distruzione sistematica dei villaggi, le uccisioni porta a porta, gli assedi delle città si stanno trasformando in una guerra portata avanti prevalentemente con i droni, una guerra che può essere combattuta all'infinito. Ciò che sta accadendo rappresenta molto probabilmente il primo modello africano di utilizzo di droni su larga scala in un contesto di guerra civile.

Stanno causando migliaia di vittime tra l’Esercito sudanese e le Forze di Supporto Rapido, un uso che si sta facendo sistematico e sta coprendo ogni quadrante del paese, portando alla perdita di importantissime infrastrutture civili e alla perdita di migliaia di vite umane. Entrambe le parti stanno acquistando UAV (droni senza equipaggio), tra i quali i nuovi modelli di CH-95 o FH-95 di fabbricazione cinese.

 

CH-95 UAV

L’uso di  FPV e droni Kamikaze si è ormai diffuso tra entrambe le parti, con un uso pesante osservato a Khartoum, Al-Jazirah ed El Fasher;  utilizzati per colpire concentrazioni di truppe, mezzi con blindatura leggera, cecchini, limitare il movimento dei civili in fuga. In un paese prettamente pianeggiante e spoglio di vegetazione, l’utilizzo di UAV è ritenuto piuttosto conveniente e fruttuoso.

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Attualmente ‘esercito utilizzerebbe vari modelli, tra cui il Mohajer-6 di fabbricazione iraniana, che funge da spina dorsale dell’aviazione insieme ai droni Bayraktar turchi. Al contrario, l’RSF impiega modelli cinesi e droni commerciali DJI modificati in grado di trasportare proiettili di mortaio da 120 mm.

I droni verrebbero utilizzati in modo specifico per paralizzare i movimenti delle truppe sul campo e per raggiungere obiettivi strategici come alcuni tipi di infrastrutture senza mettere a rischio risorse umane. Sono diventati un punto fermo della guerra moderna a causa dei loro minori costi operativi rispetto agli aerei tradizionali e alla loro capacità di condurre attacchi precisi da lunghe distanze, per allentare la pressione sul terreno o per compensare le perdite.

A satellite image shows two UAVs and a newly constructed hangar near the airstrip at the Nyala airport in Nyala, Sudan January 14, 2025. Maxar Technologies/Handout via REUTERS

Le linee di approvvigionamento sono diverse e piuttosto complesse, i rapporti delle Nazioni Unite e di Amnesty International suggeriscono che attualmente i maggiori fornitori di UAV siano l’Iran, la Russia e la Turchia per l’esercito mentre per le RSF gli ormai noti Emirati Arabi Uniti via corridoi logistici in Libia a Chad.

I dati dell’Armed Conflict Location & Event Data Project (ACLED) indicano che dall’inizio del conflitto sono almeno 2200 i morti attribuiti all’utilizzo del conflitto, ma l’80% di essi si è verificato nel solo 2025 a causa di ben 472 attacchi contro i 277 del 2024; un dato che mostra una crescente e palese dipendenza dall’utilizzo di queste tecnologie applicate alla guerra.

Oggi è il Darfur al centro dell’impiego degli UAV, con 577 morti segnalate, seguito dal Kordofan occidentale con 567, il Kordofan settentrionale con 548, Khartoum con 403 e il Kordofan meridionale con 396. Tra gli attacchi più crudeli e mortali di cui abbiamo riportato la cronaca vi è stato l’attacco all’asilo di Kadugli, nel dicembre 2025, seguito dall’attacco ai soccorritori appena giunti sul posto (la tecnica del “Double-Tap”, ovvero Doppio colpo, che consiste nel bombardare un sito e, poco dopo, colpire lo stesso luogo una seconda volta, quando i soccorritori -pompieri, paramedici, protezione civile- arrivano per aiutare le vittime). L’incidente causò 79 morti, tra cui più di 40 bambini.

Kadugli, attacco con frode sull’asilo. Darfur24.com

Il Sudan Witness Project ha compilato il più grande database conosciuto di attacchi aerei militari nel conflitto iniziato nell’aprile 2023.

L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha dichiarato che almeno 104 persone, tra cui 43 bambini, sono state uccise in molteplici attacchi di droni nella regione del Kordofan dall’inizio di dicembre. Volker Türk ha lanciato l’allarme per la crescente intensità delle ostilità, riferendosi agli scontri tra l’esercito, la RSF e il Sudan’s People’s Liberation Movement-North a Kordofan.

Ciò che sta accadendo rappresenta molto probabilmente il primo modello africano di utilizzo di droni su larga scala in un contesto di guerra civile. La scarsa preparazione, la quasi inesistente programmazione e la natura dei combattimenti in zone urbane, dove spesso si trovano strutture militari di servizio (obiettivi militari) stanno contribuendo ad aumentare in maniera esponenziale le vittime vicili. a enormi vittime civili.

Khartoum North, Sudan, in May 2024. REUTERS – MOHAMED NURELDIN ABDALLAH

L’utilizzo massiccio dei droni oltre ad aumentare il numero delle vittime civili sta instillando nelle parti sul terreno l’illusione della vittoria militare, in una conteso dove la devastazione generalizzata e la sicurezza della popolazione ai minimi termini sono ben visibili e palpabili. Nel paese non vi è posto sicuro, sia l’Esercito sudanese che le RSF infatti hanno dimostrato di poter colpire indiscriminatamente ogni tipo di struttura e quartiere, dagli asili alle moschee, passando per ospedali, rifugi e campi per sfollati interni, andando ben oltre i crimini di guerra, in special modo quando vengono utilizzati come atti ricorsivi contro la popolazione civile, come le testimonianze rese dai superstiti fuggiti da El Fasher o El Geneina hanno portato alla luce.

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