La domanda, posta con forza da Antonella Pietropaoli su Focus on Africa: “Chi ha detto che il Mare Nostrum sia diventato il Mare Israelicum?”, squarcia il velo di ipocrisia che avvolge la politica estera italiana. Il Mediterraneo, culla della nostra civiltà e spazio vitale della nostra sovranità, appare oggi come un mare “sequestrato”.
Le recenti intercettazioni della Global Sumud Flotilla in acque internazionali, gli attacchi alle basi UNIFIL in Libano e la rivendicazione di un blocco navale discrezionale pongono un interrogativo bruciante a chi governa “in nome della nazione”: che senso ha dichiararsi patrioti se si accetta supinamente, proprio nel Mediterraneo , cioè a casa nostra, la sottomissione al più forte?
L’eredità tradita: da Alberico Gentili a Beccaria
Accettare queste sopraffazioni significa rinnegare le radici stesse dell’Italia come culla del diritto. Già nel 1585, l’italiano Alberico Gentili nel suo “De Legationibus” gettava le basi del diritto internazionale, sottraendo la giustizia alla discrezionalità della forza e della religione. Insieme all’eredità di Cesare Beccaria contro la tortura, questo patrimonio dovrebbe essere la bussola della nostra sovranità.
Invece, assistiamo allo stigmatizzabile sequestro e alla intollerabile detenzione di pacifisti come Thiago Avila e Saif Abu Keshek, comparsi nelle aule israeliane bendati e incatenati con evidenti segni di percosse. Mentre le difese denunciano torture e trattamenti inumani, la magistratura israeliana, che ha rinnovato due volte il fermo prima di rilasciarli e senza alcun provvedimento contro chi gli aveva tolto con violenza la libertà, appare ormai asservita alla logica del regime di Netanyahu, che ha sequestrato anche la democrazia israeliana a danno del suo stesso popolo, prorogando i fermi nonostante la palese mancanza di giurisdizione in alto mare.
La fine dell’asimmetria: due pesi e due misure
Il punto di rottura morale è ormai evidente. L’Italia e l’Europa hanno messo in atto, giustamente, un apparato di sanzioni senza precedenti per punire le violazioni del diritto internazionale compiute dalla Russia di Putin. È una scelta di campo coerente con i nostri valori. Queste sanzioni vanno ripetute e potenziate, checché ne dicano gli opposti filoputinismi alla Travaglio, Cacciari e Salvini, indipendentemente dalla reale efficacia di tali sanzioni e dalla capacità di Zekenski di vincere la guerra. È una questione di principio: l’aggressore deve percepire l’ingiustizia del proprio operato e la conseguente condanna del mondo per esso. Tuttavia, non si può continuare a gestire questa inaccettabile asimmetria verso i prepotenti: è ora di iniziare a discutere e applicare altrettante giuste sanzioni contro gli abusi del governo di Netanyahu.
Se la violazione dei confini, il sequestro di civili in acque internazionali e l’aggressione ai contingenti di pace delle Nazioni Unite restano impuniti solo perché commessi da un “alleato”, l’intero sistema dei valori occidentali crolla. Un patriota e paladino della “nazione” che tace davanti alla prepotenza israeliana dopo aver urlato contro quella russa smette di essere un difensore del diritto e diventa un semplice complice di un ordine basato sulla forza.
Il paradosso del patriottismo azzittito
Il sovranismo nostrano sembra essersi rifugiato in un “cantuccio” di pseudo-pragmatismo che somiglia pericolosamente alla rinuncia imbelle che le destre muscoloidi spesso imputano alle sinistre. Si invoca la difesa dei confini contro i migranti disperati e disarmati, ma si accetta che navi militari straniere calpestino nei mari a noi prossimi quel diritto internazionale che proprio l’Italia, patria di Gentili, ha contribuito a inventare. Se consentiamo che certo Occidente diventi solo lo spazio della forza bruta e della deroga alle regole, allora stiamo consentendo che si tradisca, e che noi stessi tradiamo, l’identità umanista della nostra cultura per un piatto di lenticchie di sicurezza delegata e ora, con Trump imposta e fatta pagare a caro prezzo.
L’Europa come scudo e non come nemico
La via d’uscita è a portata di mano: i patrioti italiani devono smettere di vedere l’Europa come una antagonista e iniziare a considerarla la propria “Grande Patria”. Transitare l’Atlantico per cercare protezione da Washington o accettare i diktat di Gerusalemme è una scelta di debolezza non più sostenibile.
Solo un’Europa mediterranea unita, dotata di una Marina Militare integrata e di una politica estera che non faccia sconti a nessuno, può restituire dignità al Mare Nostrum. L’autorevolezza che oggi riconosciamo al Papa sul piano religioso deve tornare a essere, sul piano laico, l’autorevolezza delo Stato, della “Nazione ” e della nostra Unione.
È tempo che l’Italia assuma un ruolo proattivo, che tiri fuori gli attributi per guidare questa riscossa: sanzionare senza sconti e senza tentennamenti chi abusa del potere, chiunque esso sia, è l’unico modo per tornare a essere padroni nel nostro mare, esserlo cioè a casa nostra.


