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Analisi

Il Cairo ed Asmara intensificano i rapporti: l’Etiopia sullo sfondo

Isaias Afwerki difficilmente lascia il paese, se non per ragioni davvero impellenti. Sono quelle sullo sfondo del suo viaggio a Il Cairo di questa settimana, una tre giorni durante la quale avrà modo di rafforzare le relazioni bilaterali tra i due paesi e di stringere accordi di cooperazione economiche. Ma il fattore sicurezza regionale non è un fattore secondario e questo ormai è palese, né sono secondarie le ambizioni di Addis Abeba nel quadrante.

Egyptian President Abdel Fattah el-Sisi and his Eritrean counterpart, Isaias Afwerki, in Cairo. © Yemane G. Meskel via X

Secondo il ministro dell’Informazione eritreo, Yemane G. Meskel, il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi e il suo omologo eritreo hanno concordato di “approfondire ed elevare” i legami tra i due Paesi, riaffermando al contempo il loro impegno per la sicurezza del Mar Rosso e la stabilità regionale.

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E’ ovvio che a tenere banco nei bilaterali vi sarà la disputa sul Mar Rosso e la richiesta di accesso al mare di Addis Abeba, la Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD) la diga che vede contrapposti Etiopia ed Egitto sulle quote idriche, le mai morte questioni di guerra nel Tigray, dove l’Eritrea ha avuto ed ha ancora oggi un ruolo da attore principale.

Ph. Credit: Tiksa Negeri / Reuters

In questo contesto, sarebbe sciocco pensare che la visita di Isaias Afwerki sia solo una visita di cortesia al suo omologo egiziano. E’ probabilmente l’ennesimo passo di avvicinamento che vede i due paesi sempre più vicini: è innegabile che vi sia un’intensificazione della convergenza strategica tra i due paesi. Ciò consente a Il Cairo di esercitare una pressione indiretta sull’Etiopia, fornendo ad Asmara sostegno e legittimità.

Ma è chiaro che Addis Abeba rappresenta una preoccupazione comune e la tempistica di questo incontro è particolarmente significativa, si verifica infatti in un momento di crescente incertezza delle relazioni nel Corno d’Africa.

L’Egitto è fortemente frustrato dai negoziati sulla GERD, mentre Asmara è preoccupatissima per le istanze etiopi sull’accesso al Mar Rosso. Proprio quest’ultima questione sembra essere divenuta l’argomento centrale di discussione tra le due cancellerie ed entrambe i governi considerano sempre più la loro cooperazione come un modo per scoraggiare qualsiasi tentativo di alterare gli equilibri di potere regionali.

AL Sisi non è riuscito a limitare l’Etiopia sulla GERD ed ha quindi cominciato a costruire una rete di contenimento regionale, sfruttando la geografica eritrea, il corridoio del Sudan e le divisioni interne all’Etiopia, creando numerosi punti di pressione indiretti su Addis Abeba.

L’Eritrea aggiunge il proprio ruolo a tutto questo, in parte a causa della sua posizione geografica in parte per la sua storia, anche recente, di fratello e nemico della vicina Etiopia.

Ovviamente la sicurezza nel Mar Rosso e l’eventuale accesso di altri attori rimane al centro di ogni interesse e ciò per Isaias Afwerki è una preoccupazione immediata. Se le relazioni tra Isaias e il PM etiope Abiy Ahmed sono state celebrate come una delle più straordinarie svolte diplomatiche degli ultimi anni (nel 2018 hanno messo fine a oltre due decadi di ostilità tra i due paesi facendo vincere il Premio Nobel per la Pace ad Abiy)  in men che si dica tutto è ripiombato nell’oscurità.

L’eventuale accesso al mare etiope, se per l’Egitto è sostanzialmente una questione securitaria – Per l’Egitto, tale accesso non farebbe altro che rompere l’accerchiamento che ha imposto all’Etiopia e si tradurrebbe in una sconfitta strategica – per Asmara è invece esistenziale. Tale accesso per Asmara è una vera minaccia, comporterebbe un costo territoriale dirompente.

Il Porto di Berbera nel Somaliland

E la Somalia? Anche Mogadiscio faceva parte di questa alleanza in funzione anti etiope; un anno fa, Mogadiscio sembrava saldamente allineata con Egitto ed Eritrea in seguito al controverso memorandum d’intesa tra Etiopia e Somaliland (con cui Hargesa cedeva un tratto di mare all’Etiopia in cambio del proprio riconoscimento a livello internazionale), ma dopo che Ankara si è offerta per trattare tra i due paesi, l’allineamento si è indebolito.

La Somalia non sembra essere molto interessata ad un blocco anti-etiope, ha problemi interni piuttosto gravi e sta cercando di limitare la diplomazia del Somaliland attraverso legami sempre più stretti con Israele e appunto la Turchia.

La Dichiarazione di Ankara, con la quale vi è stato il riavvicinamento tra Etiopia Somalia, ha fatto si che Mogadiscio non consideri più Egitto ed Eritrea partner strategici fondamentali.

Ma attenzione, lo scenario nel quadrante è mutevole: esistono sistemi di convergenze i cui più attori possono trovarsi allineati attorno a preoccupazioni comuni e improvvisamente questo sistema di convergenze può mutare per preoccupazioni strategiche sovvenute all’ultimo momento.

C’è da sottolineare però come proprio il coordinamento tra alcuni attori in funzione anti-etiope stia accelerando e innestando una nuova marcia, sfruttando le crepe interne del paese. Questi segnali sono sempre più difficili da ignorare e coinvolgono attori eritrei, sudanesi, tigrini e figure dell’opposizione etiope.

Il TPLF sta cercando di creare un cordone di sicurezza, sfruttando i legami operativi con alcune fazioni delle milizie Amhara Fano, con elementi delle Forze Armate Sudanesi e con Asmara.

La notte del 5 giugno scorso, la città di Sheraro, nel nord ovest del Tigray ( a pochissimi chilometri di distanza dal confine eritreo) i droni hanno colpito un convoglio di veicoli militari tigrini, causando un numero imprecisato (ma verosimilmente alto) di vittime.

Due alti funzionari etiopi hanno lanciato l’allarme per nel Tigray e in alcune parti della regione Amhara. Ridwan Hussein, Direttore generale del servizio nazionale di intelligence e sicurezza e Getachew Reda, oggi Consigliere senior per gli Affari dell’Africa orientale per il primo ministro, hanno più volte accusato l’Eritrea di svolgere un ruolo centrale nella presunta spinta verso un nuovo conflitto.

Hanno detto che Asmara ha sostenuto le forze anti-pace e ha contribuito a mettere in collegamento il TPLF con altri elementi armati, anche attraverso incontri svoltisi ad Asmara, Mekelle e in Sudan.

La scorsa settimana le forze militari etiopi ENDF hanno veicolati messaggi alla diplomazia internazionale, attraverso i quali hanno fatto sapere che forze di varia natura composte da elementi tigrini, eritrei e sudanesi stessero “lavorando” per una destabilizzazione coordinata della regione. L’accusa non è nuova, già lo scorso anno, il ministro degli Esteri etiope Gedion Timothewos aveva inviato una lettera al segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, lettera nella quale accusava l’Eritrea e l’ala oltranzista del TPLF di “tramare una nuova guerra” contro l’Etiopia.

Da Ottobre scorso l’Etiopia ha intensificato le accuse, le preoccupazioni per la sicurezza hanno continuato a crescere e la situazione odierna suggerisce che Addis Abeba non solo si sta preparando militarmente, ma stia cercando anche di costruirsi uno scuso a livello internazionale qualora si trovasse nelle condizioni di rispondere a quelle che considerasse come minacce.

 

 

 

 

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