La Genesi della Furia: Trump e l’Esportazione del Risentimento
Per quasi un secolo, l’Occidente si è illuso che la Pax Americana fosse un progetto di espansione del benessere e della stabilità. I presidenti statunitensi del passato agivano all’interno di un quadro di internazionalismo liberale: le guerre erano (o apparivano) “missioni di civiltà”, il commercio era un collante globale, una componente non un fine. Donald Trump ha squarciato questo velo. La sua presidenza non esporta più benessere e stabilità, ma rabbia e furia. La politica estera è diventata un’estensione della sua retorica interna: uno strumento di pressione cinica dove il caos non è un effetto collaterale, ma l’obiettivo. Se in passato gli Stati Uniti cercavano di convincere il mondo a diventare come loro, Trump usa il mondo come un’arena per dimostrare la loro forza bruta, scimmiottando il linguaggio dei regimi teocratici che dichiara di combattere.
Il Dominus et Deus: la Morale come Legge
L’ascesa di Trump segna il ritorno del Dominus et Deus (Signore e Dio) di domizianea memoria, quando l’imperatore Flavio Domiziano decise di non essere deificato solo dopo morto, come era stato d’uso prima di lui, ma di esserlo in vita. Quando un leader dichiara che l’unico limite al suo potere è la propria “moralità” e la propria “mente”, il sistema di regole (e oggi per noi la democrazia) diventa un sistema basato sul culto della personalità. In questo scenario, il dissenso non è più un legittimo atto politico, ma un’offesa personale alla divinità che si crede rappresentata nel leader, capace di scatenare una “fatwa politica”. Come il Dominus è divinizzato l’avversario viene demonizzato, le istituzioni ridotte a simulacri da piegare alla sua volontà: il risultato è il predominio acritico del Dominus et Deus e la distruzione del “potere del popolo”, trasformato in una massa di manovra alimentata da un risentimento perenne.
La Simmetria degli Opposti: gli Stati Uniti e i Regimi della Rabbia
Esiste una simmetria inquietante tra il linguaggio religioso e politico, che un tempo era prerogativa tipica di certe teocrazie, cosa che non mancava di inorridirci, e la nuova estetica militarista ispirata di Trump. Ad esempio, per le operazioni militari il passaggio da nomi come “Enduring Freedom” (Libertà Duratura) a “ Epic Fury” (Furia Epica), come hanno notato giornali autorevoli quali il Washington Post e il New York Times, non è semantico, è ontologico. L’America ha smesso di essere il “faro della libertà” per diventare un attore che comunica attraverso la minaccia e la letalità. Scegliendo nomi che evocano rabbia vendicativa anziché un obiettivo di pacificazione e di stabilizzazione, l’amministrazione Trump recepisce e convalida la visione del mondo dei nemici che vuole abbattere: un luogo dove non esistono diritti, ma solo rapporti di forza. Questa “furia” isola gli Stati Uniti dai suoi alleati tradizionali con cui condivideva gli stessi valori, rendendoli un alleato non solo instabile, inaffidabile e, per l’Europa, pericoloso, ma soprattutto antitetico.
Oltre il XXII Emendamento: L’Ombra del Terzo Mandato
Nel suo paese, il test finale per la tenuta dello Stato Federale sarà il superamento del limite dei due mandati. Se Trump dovesse tentare la corsa al terzo mandato e se la corte suprema glie lo consentirà (ipotesi questa di scuola), la rottura costituzionale sarebbe definitiva, tuttavia per una questione di equità istituzionale consentirebbe anche ad altri ex presidenti di correre contro di lui. I sondaggi condotti su tale ipotesi mostrano che, in un mondo ideale, un ex presidente come Barack Obama sarebbe l’unico in grado di contrastare questa deriva. Tuttavia, la realtà costituzionale oggi come oggi è un muro difficilmente valicabile. Un tentativo di scavalcarlo segnerebbe il passaggio formale dalla Repubblica all’Impero. Quanto agli europei, in quel momento il “Patto Atlantico” cesserebbe di essere una difesa della libertà comune per diventare una catena che li lega a quell’autocrate pericoloso e antitetico di cui si diceva.
Il “Patto Atlantico” che si voleva “Persico”: il Rifiuto come Atto di Dignità
Come tutti sanno, il legame con Washington non è un Patto “offensivo” ma “difensivo”. E non è nemmeno “Persico” né “Mondiale”: riguarda solo la difesa dei paesi sulle due sponde dell’Atlantico. L’Europa non è una collezione di province sottomesse che devono fornire truppe per guerre scatenate dagli Stati Uniti in giro per il mondo e decise a colpi di tweet. Il rifiuto ad aderire all’Operazione Furia Epica timidamente espresso, alla spicciolata, dalle cancellerie europee è stato un primo passo, un primo segnale di una maturità necessaria che deve crescere, ma non è sufficiente: il rifiuto è solo una protesta se non è supportato da “attributi” motivazionali etici, politici e materiali. L’Europa deve smettere di essere un gigante economico e un nano militare; deve dotarsi di una difesa comune che le permetta di dire “No” senza consentire reprimende da scolaretto riluttante e irriconoscente, né temere il collasso della propria sicurezza. Le serve un leader che incarni questa nuova postura.
Il Ritratto di un Leader possibile: ragione contro Furia
Oggi questo leader europeo non esiste, ma va trovato al più presto. Tuttavia, attenzione: non si cerca un “anti-Trump” che ne copi simmetricamente i metodi brutali. Il leader di cui l’Europa ha bisogno deve possedere di suo gli attributi tipici della cultura costituzionale europea: deve essere un difensore della preminenza del diritto, un cultore della ragione e del dialogo, deve conoscere la storia e l’economia a menadito perché non gli è concesso di parlare a vanvera come oggi fa il tycoon o i suoi emuli. La sua forza deve risiedere nella rettitudine morale e nel rispetto delle istituzioni, l’esatto opposto del Dominus et Deus statunitense.
Ma l’Europa, a questo leader e a sé stessa, deve attribuire d’urgenza i poteri che oggi le mancano: un Esercito Comune per non dover implorare protezione; un’Autonomia Energetica e Tecnologica per non subire ricatti economici; un’Unità Politica che trasformi il suo “No” in un comando vincolante per 450 milioni di persone. Solo così questo “Leader della Ragione” potrà sfidare il “Leader della Furia”, di tutte le furie. Ridimensionare autocrati come Trump è possibile solo dimostrando loro che la loro rabbia e la loro prepotenza si infrangono contro un’Europa che non ha bisogno della loro protezione perché ha finalmente deciso di proteggersi da sola, restando però fedele a se stessa in quanto a valori e visione del mondo.
La Road-Map verso la Sovranità
La domanda che oggi scuote le cancellerie europee (semmai se ne accorgano) è secca: siamo pronti a riconoscere che la nostra sicurezza e la nostra sopravvivenza non possono più dipendere dall’umore di un solo uomo, o aspetteremo che la “furia” e la prepotenza bussino alle nostre porte, con una veemenza superiore a quelle che abbiamo dovuto sperimentare con i dazi? Se la risposta è l’indipendenza, allora il “Leader della Ragione” non può più essere un’icona disarmata. Deve essere sostenuto da una struttura di potere concreta, costruita anche a costo di lasciare indietro le “zavorre” o le “quinte colonne” che oggi pensano solo al proprio tornaconto e non all’interesse comune e frenano l’integrazione dell’Unione. La strada per dotare degli “attributi” necessari questo leader passa per una integrazione differenziata in quattro tappe non negoziabili: 1. I paesi del “nucleo duro” devono istituire un Comando Strategico Permanente e un corpo d’armata comune. Un leader europeo senza una spada credibile è destinato a rimanere un filosofo o un questuante alla corte del Dominus; 2. L’emissione di Eurobond per la Difesa e l’Energia è l’unico modo per finanziare un’autonomia tecnologica e nucleare che ci sottragga ai ricatti dei dazi e delle fluttuazioni del dollaro; 3. Bisogna rompere la paralisi dei veti. Chi sceglie la sovranità comune aderisce al voto a maggioranza qualificata, specialmente in politica estera. Chi preferisce restare “vassallo” mantiene il mercato unico ma perde il diritto di parola sulle strategie di sicurezza; 4. Serve un’investitura chiara: un Alto Rappresentante per la Sovranità con poteri esecutivi reali, che parli a nome di chi ha deciso di contare davvero.
La strada intrapresa con la “coalizione dei volonterosi” è l’unica medicina contro il contagio della rabbia, va portata avanti e percorsa fino infondo. Acquisire una postura autorevole e autonoma nel consesso mondiale non è un atto di ostilità verso nessuno, ma un atto di auto-rispetto. Significa dimostrare che il mondo non è un’arena di furie contrapposte, ma può ancora essere un luogo dove la Ragione, se dotata di attributi, è capace di difendere i propri valori e le proprie libertà. E magari aiutare gli Stati Uniti a ritrovare quei valori che ha smarrito per strada.


