Quella che doveva essere la celebrazione della vittoria della vita sulla morte si è trasformata, nel 2026, in una dichiarazione di potere assoluto e di dominio territoriale da parte di Israele. Per la prima volta dopo secoli di storia e decenni di delicati equilibri, i luoghi più sacri della cristianità e dell’Islam a Gerusalemme sono stati blindati, impedendo fisicamente l’accesso persino alle massime autorità religiose. L’impedimento fisico imposto alle massime autorità religiose di varcare le soglie dei santuari più sacri per cristiani e musulmani cancella, in un solo colpo, decenni di delicata diplomazia e secoli di consuetudini storiche. Queste restrizioni non rappresentano solo una sfida politica, ma un vero e proprio strappo al delicatissimo tessuto dello ‘Status Quo’, il complesso di regole e consuetudini che dal 1852 governa l’accesso e la gestione dei Luoghi Santi. Questo protocollo centenario, codificato a livello internazionale dal Trattato di Berlino del 1878, e mai messo in discussione nemmeno nei momenti più bui del secolo scorso, è il garante della fragile convivenza tra le diverse comunità religiose. Violare questo equilibrio, impedendo l’esercizio del culto alle autorità legittime, significa declassare un diritto riconosciuto a livello internazionale a una mera concessione, soggetta agli umori della sicurezza militare.
La polizia israeliana ha fermato e respinto il Cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca Latino di Gerusalemme, e il custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo, ed è stato impedito loro di varcare la soglia della Chiesa del Santo Sepolcro per celebrare la messa della Domenica delle Palme. L’umiliazione riservata al Patriarca di Gerusalemme rappresenta un fatto senza precedenti, nonostante il Cardinale avesse già annullato, in segno di rispetto per il dolore della guerra, la tradizionale processione dal Monte degli Ulivi e si stesse recando a pregare in forma privata.
Sigillare le porte del Santo Sepolcro, come anche l’accesso alla sacra Moschea di Al-Aqsa, significa tentare di imprigionare l’essenza stessa di Gerusalemme. Per chi osserva questi giorni di tensione, la linea tra garantire la sicurezza e imporre il proprio dominio è stata valicata nel momento in cui la preghiera è diventata un permesso concesso o negato dal potere. Il governo italiano ha condannato fermamente il grave episodio, che ha segnato quello che doveva essere il giorno della pace. Il Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha espresso una ferma condanna, convocando d’urgenza l’ambasciatore israeliano per chiedere spiegazioni su un atto definito “gravissimo”. Pizzaballa, d’altronde, è diventato un punto di riferimento morale non solo per i cristiani, ma per tutti coloro che invocano una soluzione alla drammatica situazione umanitaria a Gaza. Oltre al blocco del Patriarca, la Chiesa del Santo Sepolcro rimarrà chiusa al pubblico durante la Settimana Santa. Le celebrazioni della Pasqua, che nel 2026 cade il 5 aprile per i cattolici e il 12 aprile per gli ortodossi, sono annullate. Il portavoce del Patriarcato greco-ortodosso, Issa Musleh, e il Patriarca Theophilos III stanno esercitando pressioni internazionali affinché Israele riapra i luoghi di culto, definendo le chiusure “ingiustificate e politicamente motivate”.
L’ assedio israeliano sta colpendo davvero tutte le fedi. Per la prima volta dal 1967, il complesso della Moschea di Al-Aqsa è stato chiuso nei giorni scorsi per le preghiere dell’Eid al-Fitr. Le forze di occupazione hanno persino attaccato i fedeli musulmani radunati a Bab al-Sahira, la Porta dei Fiori, mentre cercavano di pregare nel punto più vicino possibile al santuario precluso. Quando lo Stato decide di sbarrare contemporaneamente le porte del Santo Sepolcro e della Spianata delle Moschee, non sta più gestendo l’ordine pubblico, sta riscrivendo le regole della convivenza millenaria di Gerusalemme. Le autorità israeliane hanno giustificato il blocco imposto citando ragioni di sicurezza nazionale legate al conflitto con l’Iran. Secondo la polizia, la morfologia urbana della Città Vecchia e la natura stessa dei luoghi santi rappresentano un’area ‘ad alta complessità logistica’ e, dunque, un eventuale attacco improvviso avrebbe reso impossibile garantire un accesso rapido ai servizi di emergenza o l’evacuazione sicura delle personalità coinvolte.
Riguardo alle restrizioni imposte al Patriarca Pizzaballa e al suo seguito, è intervenuto sulla vicenda anche il Primo Ministro Netanyahu attraverso un post su X, confermando che le restrizioni sono nate esclusivamente da ‘particolari preoccupazioni per la sicurezza’. La nota ufficiale ha respinto ogni accusa di discriminazione, sottolineando l’assenza di ‘intenzioni malevole’ e ribadendo che la natura del blocco era puramente cautelativa. Tuttavia, per i leader religiosi e i fedeli, si tratta di un mutamento storico e cupo del paesaggio religioso della città, una ferita profonda alla libertà di culto. Il fatto che queste restrizioni abbiano colpito simultaneamente il Ramadan, Eid al-Fitr e la Settimana Santa che precede la Pasqua, non fa che trasformare la Città Vecchia in un teatro di tensione dove il sacro viene subordinato alla logica del controllo militare.
Nonostante l’assedio, le parole pronunciate dal Cardinale Pizzaballa risuonano come un monito: “Il sepolcro vuoto è il sigillo della vittoria della vita sull’odio”. Mentre il Patriarca invita alla misericordia e alla speranza del “sepolcro vuoto”, la realtà di questi giorni presenta un sepolcro blindato. La vittoria della vita sulla morte viene temporaneamente soppiantata dalla cronaca di un conflitto che non risparmia più nemmeno il silenzio della preghiera.


