Tre settimane fa, la Corte Suprema del regime dei mullah ha confermato le condanne a morte dei due prigionieri con l’accusa di appartenenza al PMOI, l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran. Le altre accuse che hanno portato alle condanne a morte includono “ribellione contro lo Stato (baghi), guerra contro Dio (moharebeh), diffusione della corruzione sulla terra(efsad-fil-arz), appartenenza all’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran (PMOI/MEK), raccolta di informazioni riservate, cospirazione contro la sicurezza nazionale e possesso illegale di armi da fuoco e munizioni”. Le condanne sono state confermate il 7 gennaio 2025 dalla Corte Suprema di Teheran.
La mattina di domenica 26 gennaio 2025, senza preavviso, i prigionieri politici Behrouz Ehsani e Mehdi Hassani, sono stati trasferiti dai reparti 4 e 8 della prigione di Evin alla prigione di Qezelhessar a Teheran, dove vengono eseguite tali condanne disumane.
In segno di protesta, i detenuti del reparto 4 della prigione di Evin si sono riuniti, scandendo slogan come “Questo è il messaggio finale; se giustiziate, ci sarà una rivolta”, “Morte al dittatore”, “Con il sangue dei nostri compagni, resisteremo fino alla fine”.
Behrouz Ehsani, settantenne, prigioniero politico già negli anni ’80, è stato arrestato a Teheran il 6 dicembre 2022, e trasferito al reparto 209 della prigione di Evin, dove è stato sottoposto a torture fisiche e psicologiche. Dopo aver ricevuto la condanna a morte, ha inviato un messaggio al popolo iraniano: ” Questo regime guidato dalle esecuzioni non può offrire nient’altro. Non contratterò la mia vita con nessuno e sono pronto a sacrificare la mia insignificante vita per la liberazione del popolo iraniano”.
Mehdi Hassani, di 48 anni è stato arrestato l’11 settembre 2022 a Zanjan e successivamente trasferito nello stesso reparto 209 di Evin, dove anche lui ha subito torture.
Amnesty International, nei suoi appelli del 16 gennaio e del 23 gennaio, ha chiesto l’immediata cancellazione delle loro condanne a morte, affermando: “Behrouz Ehsani e Mehdi Hassani sono stati condannati e la pena capitale è stata comminata a settembre 2024 in relazione al loro presunto sostegno all’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran (PMOI), un gruppo di opposizione bandito dall’attuale governo. Dopo il loro arresto, sono stati sottoposti a tortura e altri maltrattamenti, tra cui l’isolamento prolungato, per costringerli ad autoincriminarsi. La Corte d’Appello ha rigettato il caso, il loro processo da parte di un Tribunale Rivoluzionario di Teheran è stato gravemente ingiusto.”
Entrambi i prigionieri sono partecipanti attivi nella campagna “NO alle esecuzioni del martedì” iniziata 50 settimane fa e ora diffusa in 30 prigioni in tutto il paese e hanno pubblicato lettere aperte, esortando le organizzazioni internazionali per i diritti umani a supportare i prigionieri che stanno prendendo parte alla campagna contro le esecuzioni in Iran.
Nel 2024 in Iran sono state giustiziate 938 persone, tra cui 29 donne e 6 minori, un numero impressionante, secondo quanto riportato dal Bouroumand Center. Il regime continua in tutti i modi a reprimere il dissenso e la libera espressione, in netto contrasto con le dichiarazioni fatte a Davos questa settimana da Mohammad Zarif, ex ministro degli Esteri iraniano e attuale vicepresidente degli affari strategici, che ha affermato che il regime non sta perseguendo le donne nonostante le leggi sull’hijab siano ancora in vigore, scatenando nuove critiche e proteste globali. Nonostante le continue brutali violazioni dei diritti umani,
incredibilmente la Repubblica Islamica dell’Iran è stata eletta, con
l’accordo degli stati membri del Gruppo Asia-
Pacifico, presidente di questo gruppo presso il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite fino alla fine del 2025, come riporta ParsToday. Tale responsabilità sarà assunta
da Ali Bahreini, ambasciatore e rappresentante permanente dell’Iran presso l’Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra. Le notizie che giungono dalla Repubblica islamica dell’Iran sono tutt’altro che in linea con questa nomina.
Keyhan news riporta che due adolescenti sono state arrestate in questi giorni per aver ballato in pubblico senza velo e i loro account Instagram sono stati chiusi.
Ora un tribunale iraniano ha condannato a morte il rapper Amir Tataloo, ritenuto colpevole di blasfemia. Conosciuto per i suoi tatuaggi dalla testa ai piedi, Tataloo era stato arrestato con l’accusa di “incoraggiare le giovani generazioni a dedicarsi alla prostituzione”, “propaganda contro la Repubblica islamica” e “distribuzione di contenuti osceni sotto forma di videoclip e canzoni”.
Nel braccio carcerario è stato rinchiuso anche Mehdi Yarrahi, condannato anche a 74 frustate per aver cantato la sua canzone “Il tuo velo” in solidarietà con le proteste anti- hijab, che ha dichiarato di non voler fare ricorso contro la decisione e di essere disposto a sopportare questa punizione disumana. Anche il rapper Toomaj Salehi è passato per il carcere con una pesante condanna. Ad aprile 2024, era stato condannato a morte per impiccagione con l’accusa di “diffusione della corruzione sulla terra, incitamento alla sedizione, riunione, cospirazione, propaganda contro il sistema, incitamento alla rivolta”, tra i reati più gravi secondo la legislazione iraniana, poi è stato scarcerato, dopo la mobilitazione internazionale per la sua liberazione.
Ricordiamo che la Repubblica islamica sta utilizzando una vasta gamma di sanzioni crudeli, come la fustigazione, la lapidazione, l’amputazione e l’impiccagione, senza mai essere stata condannata dagli organismi internazionali. Finalmente il 23 gennaio, il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che condanna la repressione sistematica dei diritti umani in Iran, evidenziando in particolare i casi delle
attiviste curde Pakhshan Azizi e Wrisha Moradi, nonché il continuo ricorso da parte della Repubblica islamica alla cosiddetta
“diplomazia degli ostaggi” .
La risoluzione del Parlamento chiede il rilascio dei prigionieri politici, in particolare di quelli condannati a morte, nonché l’abolizione della pena di morte. Sollecita il Consiglio europeo “ad estendere le sanzioni dell’UE a tutti i responsabili di violazioni dei diritti umani, tra cui il leader supremo Ali Khamenei, il presidente Masoud Pezeshkian, il capo della magistratura Gholam-Hossein Mohseni-Eje’i.
Ma la decisione dell’ONU ci lascia davvero sconcertati. Ci auguriamo che il governo presieduto dal presidente Pezeshkian voglia davvero impegnarsi a garantire i diritti umani in Iran.


