A due anni dell’uccisione di Mahsa Amini, le proteste non si fermano e il movimento “Donna, vita, libertà” è più vigoroso che mai, ma purtroppo il prezzo pagato dalle iraniane per affermare la propria libertà è altissimo.
Arzoo Khavari aveva soltanto 16 anni. Dopo essere stata convocata nell’ufficio del preside per essersi tolta l’hijab e aver ballato durante una gita, è stata minacciata di espulsione dalla scuola. Poco dopo, si è gettata dal sesto piano di un edificio a Fadayyan Islam Street a Teheran. Aveva solo 16 anni e il suo unico peccato è stato quello di aver cercato un momento di felicità e di liberazione dalla schiavitù dell’hijab imposto, la spensieratezza di ballare con i capelli al vento, come una qualsiasi adolescente. Ma la felicità è peccato per il regime, la libertà è un peccato da reprimere e punire duramente. Come nel caso ben noto di Ahou Daryaei .
Sebbene la Repubblica Islamica abbia cercato in ogni modo di dipingere Ahou come una pazza con problemi mentali, il suo atto è un potente promemoria della lotta delle donne iraniane per la libertà. La studentessa, suo malgrado, ha trasformato il suo corpo in una protesta, spogliandosi dei suoi vestiti, in segno di sfida nei confronti di un regime che controlla costantemente i corpi delle donne. Fermata all’ingresso
dell’Università dai Ghasht-e Ershad, ovvero la polizia morale, per aver indossato in modo inappropriato il velo, dopo essere stata strattonata, in segno di protesta, si è spogliata e ha iniziato a camminare in mutande, finalmente libera. La polizia adibita al “controllo della moralità” impone la sua cupa presenza in ogni università del paese. Sappiamo che, purtroppo, successivamente Ahou verrà presa a calci e pugni e portata via con violenza
dal corpo paramilitare dei Basiji, pare in un ospedale psichiatrico.
Ma oggi nella città di Kermanshah, anche i più anziani sono scesi in piazza e hanno gridato forte il suo nome, in segno di solidarietà per il coraggio che le donne iraniane di tutte le età continuano a mostrare di fronte all’oppressione e alla tirannia del regime dei mullah.
Da 45 anni le donne iraniane subiscono l’umiliazione da parte di un regime che continua a voler controllare e mortificare il loro corpo. Ma torture, stupri, violenze psicologiche e minacce continue non fermano la loro esigenza di autodeterminazione.
Come si può restare indifferenti di fronte alla disperazione di queste donne, che preferiscono rinunciare alla propria vita piuttosto che perdere ancora la propria libertà?


