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Focus internazionale

Iran, il regime recluta bambini soldato anche di soli 12 anni

Il reclutamento forzato di minori per Amnesty International è un “xrimine di guerra”.

Pochi giorni fa, Rahim Nadali, vicecomandante dei Guardiani della rivoluzione dell’area metropolitana di Teheran, ha annunciato una campagna di reclutamento, “aperta a volontari” a partire dai 12 anni di età e incoraggiando a registrarsi presso le basi dei paramilitari basij nelle moschee della capitale.

Testimonianze oculari e filmati verificati hanno fornito prove – secondo Amnesty – sul dispiegamento di bambini ai posti di blocco dei Guardiani della rivoluzione, armati anche con fucili d’assalto AK47. I piccoli sono utilizzati in  pattugliamenti, supporto logistico, distribuzione di equipaggiamenti e forniture nonché assistenza alimentare, medica e di soccorso.

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Reclutare bambini sotto i 15 anni è un crimine di guerra”, ha dichiarato Erika Guevara-Rosas, alta direttrice delle campagne e delle ricerche di Amnesty International.

Poiché gli attacchi statunitensi e israeliani colpiscono in tutto l’Iran i siti dei Guardiani della rivoluzione, comprese le sedi dei basij,  l’impiego dei bambini soldato tra i Guardiani della rivoluzione o all’interno delle loro strutture rischia di causare la loro morte o il loro ferimento. Guevara-Rosas ha chiesto alle autorità iraniane di porre immediatamente fine al loro assalto criminale ai diritti dei bambini e vietare il reclutamento di persone al di sotto dei 18 anni nelle forze armate”.

In un contesto di guerra, del resto, neanche i bambini sono al sicuro. Il 29 marzo, infatti, l’undicenne Alireza Jafari è stato ucciso a Teheran mentre accompagnava il padre, membro dei basij, a un posto di blocco dei Guardiani della rivoluzione. Le autorità hanno confermato che il bambino è stato ucciso “durante il servizio” a un posto di blocco, a seguito dell’attacco di un drone israeliano.

L’attuale arruolamento dei bambini è previsto dalla Legge sul reclutamento dei Guardiani della rivoluzione, che divide il personale in due categorie: guardiani ufficiali e basij. L’articolo 13, a sua volta, suddivide i basij in ordinari, attivi e speciali. Gli ordinari sono persone “di vari settori della società che credono nella Costituzione della Repubblica islamica dell’Iran e negli obiettivi della Rivoluzione islamica”. Dopo aver completato un addestramento generale, sono integrati nel cosiddetto “esercito di 20 milioni”, così definito dalla prima Guida suprema Rouhollah Khomeini poco dopo la rivoluzione del 1979 e durante la guerra con l’Iran (1980-1988). Questo termine è stato usato in seguito per riferirsi alla mobilitazione di massa dei bambini e dei giovani nelle campagne militari. L’articolo 93 consente espressamente ai bambini al di sotto di 15 anni di diventare basij ordinari, senza stabilire un’età minima.

I basij attivi sono basij ordinari che “si offrono volontari per essere organizzati” e che possono “collaborare coi Guardiani della rivoluzione per portare a termine missioni loro assegnate” al termine dell’addestramento. L’articolo 94 consente ai ragazzi di almeno 15 anni di essere basij attivi.

I basij speciali, chiamati anche “guardiani onorari”, sono coloro che “possiedono la qualifica di guardiani ufficiali e che, dopo aver terminato l’addestramento, sono organizzati e s’impegnano per essere costantemente a disposizione quando i Guardiani della rivoluzione ritengano necessario”. L’articolo 16 consente di essere basij speciali a partire da 16 anni.

L’Iran è vincolato, però, al rispetto della Convenzione sui diritti dell’infanzia, che vieta l’arruolamento di minori di 15 anni. Il Protocollo aggiuntivo alla Convenzione, che l’Iran ha firmato ma non ha ratificato, vieta l’arruolamento obbligatorio di minori di18 anni e a maggior ragione il loro impiego in ostilità. Il diritto internazionale umanitario consuetudinario, che anche l’Iran deve rispettare, stabilisce che l’arruolamento o l’iscrizione alla leva militare di bambini al di sotto di 15 anni nelle forze armate o in gruppi armati e il loro utilizzo per partecipare attivamente alle ostilità costituiscono un crimine di guerra.

Purtroppo la storia si ripete. Le autorità iraniane hanno violato il diritto internazionale consentendo l’arruolamento di bambini soprattutto negli anni Ottanta, quando,  mezzo milione di piccoli fu mandato ad affrontare la morte nella guerra con l’Iraq. Il risultato? Un enorme massacro, con almeno 36.000 bambini che vennero uccisi durante i combattimenti

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