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Focus internazionale

Iraq, personale non essenziale dell’ambasciata USA evacuato da Baghdad, tensione crescente in Medio Oriente

La decisione segue l'avviso di Teheran di colpire le basi statunitensi regionali in caso di fallimento dei negoziati nucleari.

Di fronte all’escalation delle tensioni con l’Iran, gli Stati Uniti hanno avviato l’evacuazione del personale non essenziale dall’ambasciata di Baghdad, estendendo l’autorizzazione di partenza anche a Bahrain e Kuwait.

Il Dipartimento di Stato americano si prepara a emettere un ordine formale per l’evacuazione di tutto il personale non essenziale dall’ambasciata degli Stati Uniti a Baghdad. Contestualmente, è stata autorizzata la partenza del personale non essenziale e dei loro familiari dalle missioni diplomatiche americane in Bahrain e Kuwait.

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La decisione, come anticipato da fonti interne e riportato da Reuters, è una risposta diretta ai crescenti rischi per la sicurezza nella regione, in un contesto di escalation delle tensioni tra Washington e Teheran.

Un avviso di allerta marittima è stato inoltre emesso per segnalare possibili azioni militari che potrebbero minacciare il traffico commerciale nella zona.

Le misure preventive arrivano dopo le dichiarazioni di Aziz Nasirzadeh, ministro della Difesa iraniano, il quale martedì ha avvertito che l’Iran prenderà di mira le basi statunitensi nella regione in caso di fallimento dei negoziati sul nucleare con Washington. Tra le basi americane più significative in Medio Oriente figura quella di Al-Udeid in Qatar, per la quale, al momento, non sono stati emessi ordini di evacuazione o modifiche alle operazioni.

Nonostante il Dipartimento di Stato non abbia rilasciato dichiarazioni ufficiali immediate, un funzionario statunitense ha confermato a Reuters l’imminente ordine di evacuazione per l’ambasciata di Baghdad.

Le relazioni tra USA e Iran rimangono tese. Il presidente americano Donald Trump, che ha più volte minacciato bombardamenti sull’Iran qualora non si raggiunga un nuovo accordo nucleare, ha ribadito in un’intervista rilasciata mercoledì scorso la sua crescente sfiducia sulla volontà della Repubblica Islamica di interrompere l’arricchimento dell’uranio.

Da aprile, Teheran e Washington hanno condotto cinque incontri di colloqui volti a definire un nuovo accordo che sostituisca il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) del 2015, dal quale l’amministrazione Trump si è ritirato nel 2018.

Il prossimo round di negoziati è previsto in Oman domenica 15 giugno.

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