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Focus internazionale

Israele-Iran, l’ombra della guerra totale scuote il Medio Oriente

Cresce la tensione tra Iran e Israele con attacchi incrociati, vittime civili e timori per un conflitto regionale senza precedenti.

Un’escalation mai vista sta scuotendo il Medio Oriente, con Iran e Israele che si fronteggiano in uno scambio diretto di missili e attacchi aerei.

Continuano ad arrivare notizie ora per ora di attacchi aerei dell’Idf su punti sensibili in Iran, ma anche di obiettivi colpiti in Israele.

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Le sirene antiaeree sono tornate a sentirsi sia a Teheran che a Tel Aviv, mentre missili e droni continuano a solcare i cieli, segnando un’intensità di ostilità senza precedenti da decenni. Dopo l’offensiva israeliana, che ha ucciso alti generali e scienziati iraniani, la rappresaglia non si è fatta attendere, gettando nel panico milioni di persone.

Il prezzo dell’escalation è altissimo. La pioggia di missili che ha illuminato i cieli notturni sopra Gerusalemme e Tel Aviv ha già causato la morte di almeno quattro persone e il ferimento di oltre 200 in Israele da venerdì.

Sul fronte iraniano, la situazione è ancora più drammatica: secondo l’agenzia di stampa Fars finora si contano almeno 80 vittime, tra cui donne e bambini, e oltre 320 feriti, a seguito dei raid che hanno colpito aree residenziali nella capitale, l’aeroporto di Mehrabad a Teheran, l’aeroporto di Tabriz nel nordovest del paese, una base aerea militare vicina a importanti edifici governativi, e strutture nucleari. Secondo le autorità iraniane, le esplosioni non avrebbero causato danni significativi a piste o strutture, ma “danni limitati” in alcune aree del sito di arricchimento di Fordow: il regime sotto attacco non vuole ammettere le perdite in atto, anzi ha rassicurato di aver spostato gran parte delle attrezzature e dei materiali, escludendo rischi di contaminazione.

In un elenco diffuso da Israele, ci sono i nomi di alti comandanti militari iraniani rimasti uccisi come Amir Ali Hajizadeh, Mohammad Bagheri, Davoud Gholamreza Soleimani, Hossein Salami, Mahmoud Shojaeinia, Taha Fadavi e Davoud Abdinia, e degli scienziati impegnati nel programma nucleare: Abdolhamid Minouchehr, Ahmadreza Zolfaghari, Seyyed Amir Hossein Faghi, Motalebizadeh, Mohammad Mehdi Tehranchi e Fereydoun Abbasi.

L’Ayatollah Ali Khamenei, Guida Suprema dell’Iran, ha accusato Israele di aver “iniziato la guerra” e ha promesso una “severa punizione” per l’uccisione dei suoi ufficiali e degli scienziati. “Non penseranno che sia finita solo perché hanno attaccato. No, l’hanno iniziata loro e non permetteremo loro di sfuggire indenni da questo grave crimine”, ha tuonato.

Nella risposta iraniana, l’ “Iron dome” israeliano, il rinomato sistema di difesa missilistica, è stato in parte penetrato.

Diversi missili iraniani hanno colpito , un edificio residenziale a Tel Aviv e almeno nove edifici sono stati distrutti a Ramat Gan e Rishon LeZion, scatenando il panico tra la popolazione. L’ambasciatore statunitense in Israele, Mike Huckabee, ha raccontato di essere sceso nel rifugio cinque volte durante la notte.

L’Idf ha inoltre confermato il ferimento di sette dei propri soldati in un attacco missilistico balistico nel centro di Israele, le prime vittime militari israeliane confermate dall’inizio dell’escalation.

La risposta israeliana non è stata meno veemente. Il Ministro della Difesa Israel Katz ha avvertito che “Teheran brucerà” : “Il dittatore iraniano sta trasformando i cittadini dell’Iran in ostaggi e sta creando una realtà in cui essi – soprattutto i residenti di Teheran – pagheranno un “prezzo pesante”, se l’Iran continuerà i suoi attacchi missilistici contro i civili”.

Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu, dal canto suo, ha esortato gli iraniani a ribellarsi al regime “malvagio e oppressivo” di Khamenei, ma il suo messaggio non è stato accolto positivamente dalla popolazione iraniana, provata dalla guerra e dalle sanzioni, sebbene sulle prime molti iraniani abbiano accolto l’attacco al regime come una possibilità di liberazione definitiva dall’oppressione.

Di certo chi paga per questa violenza scellerata è ancora una volta la popolazione civile, da una parte e dall’altra.

Anche in Cisgiordania, la violenza ha lasciato il segno: l’agenzia di stampa palestinese Wafa ha riportato il ferimento di cinque persone, tra cui tre bambini di 6, 7 e 12 anni, a causa di frammenti di razzi. Israele ha imposto chiusure estese e posti di blocco in tutta la Cisgiordania, limitando ancora di più la libertà di movimento dei palestinesi.

Naturalmente l’attacco israeliano ha vanificato ogni possibilità di continuazione dei colloqui sul nucleare con gli Stati Uniti, precedentemente concordato in Oman per domenica, secondo quanto ha dichiarato il Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi.

Gli Stati Uniti, a loro volta, hanno respinto l’accusa iraniana di essere complici degli attacchi di Israele, dichiarando che sarebbe “saggio” negoziare sul suo programma nucleare. Ma un comunicato governativo iraniano, ripreso dall’agenzia Mehr, ha ammonito gli alleati di Israele – Stati Uniti, Regno Unito e Francia – che le loro basi e le navi presenti nella regione saranno prese di mira se aiuteranno la difesa israeliana: “qualsiasi paese che partecipi alla repressione degli attacchi iraniani contro Israele sarà soggetto al targeting di tutte le basi regionali del governo complice, comprese le basi militari nei paesi del Golfo Persico e navi e mezzi navali nel Golfo Persico e nel Mar Rosso da parte delle forze iraniane”.

La regione è con il fiato sospeso, mentre l’Iran, geopoliticamente isolato rispetto al sostegno statunitense di cui gode Israele, si prepara a un confronto che potrebbe avere ripercussioni globali incontrollabili.

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