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Focus internazionale

Israele, spari sui diplomatici

Intanto continua l'Operazione Carri di Gedeone: drammatica offensiva su Gaza.

Una delegazione composta da 25 ambasciatori e rappresentanti diplomatici, europei, arabi, cinesi, giapponesi, indiani e altri paesi, in visita ufficiale al campo profughi di Jenin è stata preso di mira a un posto di blocco dal fuoco di soldati israeliani, che hanno sparato in aria provocando panico e costringendo il gruppo a mettersi in salvo. All’avvicinarsi del convoglio, nel quale si trovava anche il viceconsole italiano Alessandro Tutino, nei pressi del cancello orientale del campo, l’Idf ha esploso colpi d’arma da fuoco in aria, prendendo di sorpresa la delegazione diplomatica.

L’Idf ha confermato l’episodio, scusandosi per quello che ha definito ” un inconveniente”, spiegando poi che il gruppo si sarebbe allontanato  dal percorso previsto, giungendo “in un’area in cui non era autorizzata a trovarsi”. Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, dopo aver ricevuto rassicurazioni dal viceconsole Tutino sul suo rientro in consolato, ha espresso la sua ferma condanna, esigendo immediate spiegazioni dal governo israeliano e definendo “inaccettabili” le minacce contro i diplomatici.

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“Ho appena dato disposizione al segretario generale del ministero degli Esteri di convocare l’ambasciatore di lsraele a Roma per avere chiarimenti ufficiali su quanto accaduto a Jenin”, ha scritto Tajani su X.

Intanto migliaia di palestinesi stanno abbandonando Khan Younis, la seconda città più grande della Striscia di Gaza, dopo che Israele ne ha ordinato lo sgombero. Cinque divisioni militari israeliane hanno attaccato in modo simultaneo la Striscia di Gaza in diverse zone, nel nord, a Beit Lahia e Beit Hanoun, e nel sud, a Rafah e nei pressi di Khan Yunis, nella campagna denominata “Carri di Gedeone”. Israele ha intensificato le sue operazioni con una vasta offensiva di terra, supportata dall’aviazione, in un contesto già segnato da pesanti bombardamenti, soprattutto a Deir el-Balah, che hanno causato almeno 500 vittime in tre giorni, 135  in una sola giornata.

Il portavoce dell’esercito israeliano Avi Deveren ha affermato che le squadre d’assalto mirano a colpire e distruggere il sistema di comando e di controllo di Hamas. Secondo varie fonti oggi sarebbe stato ucciso Muhammad Sinwar, fratello dell’ex leader di Hamas Yahya Sinwar, ucciso nell’ottobre 2024, nonché molti membri della sua famiglia. In serata l’esercito di occupazione israeliano ha attaccato l’Ospedale Indonesiano di Beit Lahia. Un corrispondente di Al Jazeera ha dichiarato che i veicoli israeliani si sono posizionati nei pressi dell’ingresso settentrionale, sparando direttamente contro l’ospedale, riferendo poi la perdita del contatto con il personale medico e con i feriti all’interno dell’ospedale. Tutto intorno, il caos.

Il direttore generale degli ospedali di Gaza, il dottor Muhammad Zaqout, ha denunciato con veemenza le sistematiche azioni israeliane contro le strutture sanitarie, che stanno rendendo impossibile fornire assistenza medica. Le accuse includono l’uccisione deliberata di feriti ricoverati, l’impedimento all’accesso agli ospedali e il targeting di personale medico e pazienti, come è successo anche ultimamente, con l’attacco all’unità di terapia intensiva dell’Ospedale Indonesiano, il bombardamento dell’ospedale Al-Awda e il lancio di 14 razzi contro l’Ospedale Europeo, che hanno compromesso la funzionalità dei presidi sanitari.

L’attacco all’ospedale Indonesiano avviene nel contesto di un’intensificazione senza precedenti degli attacchi aerei e delle incursioni terrestri nella Striscia di Gaza, nonostante siano in corso negoziati a Doha volti a raggiungere un cessate il fuoco e un accordo sullo scambio di prigionieri. Di fronte a questa escalation, l’Egitto, con il presidente al-Sisi in prima linea, ha lanciato un pressante appello per un immediato cessate il fuoco e per l’apertura di corridoi umanitari, trovando eco nella collaborazione per la mediazione con Stati Uniti e Qatar. L’ufficio di Netanyahu afferma che i negoziatori israeliani in Qatar stanno ‘lavorando per esaurire ogni possibilità di un accordo’ e l’accordo deve includere il rilascio di tutti i prigionieri israeliani, il disarmo di Hamas e il suo esilio. Anche l’inviato statunitense Steve Witkoff chiede il rilascio degli ostaggi come condizione per fermare i bombardamenti su Gaza. In queste ore sembra che Netanyahu, spinto dalla pressione internazionale,abbia intanto finalmente accettato di far entrare gli aiuti umanitari, e che un centinaio di Tir stiano entrando per distribuire cibo.

La gravissima crisi umanitaria a Gaza ha mobilitato anche politici italiani ed europei, che si sono recati al valico di Rafah per chiedere con forza l’accesso degli aiuti e la fine delle ostilità, denunciando il “massacro” in corso e sollecitando un embargo sulle armi verso Israele, unitamente all’interruzione del commercio con gli insediamenti. Il gruppo, comprendente 11 parlamentari italiani, tre eurodeputati e rappresentanti di ONG, ha esposto cartelli con la scritta “Stop al genocidio ora”, “Fine dell’occupazione illegale” e “Stop all’armamento di Israele”, secondo l’agenzia.

L’ONU e il Programma Alimentare Mondiale (PAM) hanno lanciato un nuovo allarme sul rischio imminente di carestia a Gaza, dove oltre mezzo milione di persone sono a rischio malattie e morte, sottolineando la necessità di un’azione immediata per scongiurare una catastrofe umanitaria. “Siamo in una corsa contro il tempo per evitare la carestia,” ha dichiarato il PAM in un post su X. “Se aspettiamo che la carestia sia confermata, sarà già troppo tardi per troppe persone.” Anche l’UNICEF ha denunciato la “sofferenza e l’uccisione quotidiana” dei bambini a Gaza, esacerbate dal blocco degli aiuti di emergenza, ribadendo l’urgenza di un cessate il fuoco e dell’ingresso degli aiuti. Questa lunga notte di Gaza ormai è sotto gli occhi di tutta la comunità internazionale, e mentre si discute quale sia la definizione più appropriata – guerra o conflitto, fame o carestia, genocidio o no – Israele sta perpetrando i crimini brutali contro il popolo palestinese a Gaza nella più assoluta impunità.

“L’inferno è vuoto e tutti i demoni sono qui” (William Shakespeare – La tempesta)

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