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Economia

Kenya, 54 tonnellate di macadamia in Cina nonostante il divieto di esportazione

La spedizione di noci di macadamia dal Kenya alla Cina solleva dubbi sulla reale applicazione del divieto keniota di esportazione del prodotto grezzo.

Il 12 agosto 2025, le autorità cinesi hanno confermato l’arrivo nella provincia di Hunan di 54 tonnellate di noci di macadamia provenienti dal Kenya. La notizia ha suscitato interrogativi, poiché meno di un mese prima, il 18 luglio, l’Agriculture and Food Authority (AFA) del Kenya aveva ribadito il divieto di esportazione di macadamia crude dal Paese. Secondo la Cina, la spedizione, acquistata direttamente da un fornitore africano, ha impiegato 30 giorni per raggiungere la sua destinazione e rappresenta il primo lotto di questo prodotto importato in Hunan dall’Africa nel 2025. Du Xiaohui, direttore generale del Dipartimento per gli Affari Africani del Ministero degli Esteri cinese, ha annunciato che le importazioni complessive di macadamia keniota in Cina dovrebbero raggiungere le 2.000 tonnellate entro la fine dell’anno, sottolineando l’interesse del mercato cinese per i prodotti provenienti dal Kenya.

La macadamia è una pianta originaria dell’Australia, appartenente alla famiglia delle Proteaceae, coltivata principalmente per i suoi semi commestibili, comunemente chiamati “noci di macadamia”. Questi frutti, dal guscio estremamente duro e dal sapore delicato e burroso, sono molto apprezzati nell’industria alimentare e dolciaria, oltre che per la produzione di olio ad alto valore nutrizionale. La coltivazione della macadamia si è diffusa in diverse regioni tropicali e subtropicali, tra cui Kenya, Sudafrica, Hawaii e alcune zone dell’America Latina, dove rappresenta una fonte importante di reddito agricolo e di esportazione.

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Il divieto keniota, sancito dalla Crops Act del 2013 e dai regolamenti specifici per noci e semi oleosi del 2020, mira a sostenere le imprese locali di trasformazione e a favorire la creazione di occupazione nel Paese, impedendo l’esportazione del prodotto grezzo e incentivando la lavorazione interna per aggiungere valore. L’AFA ha riferito di aver recentemente intercettato e bloccato diversi carichi di macadamia non lavorate ai confini, in applicazione delle norme vigenti.

Tuttavia, la tempistica ha sollevato dubbi: la dichiarazione dell’AFA è arrivata diversi giorni dopo la partenza della spedizione verso la Cina, rendendo poco chiaro se il carico fosse stato esportato legalmente, se fosse sfuggito ai controlli o se si trattasse di un’operazione conclusa prima dell’entrata in vigore del divieto. Sui social media, cittadini e osservatori hanno chiesto spiegazioni. Alcuni utenti si sono domandati come sia stato possibile aggirare le restrizioni, altri hanno chiesto chiarimenti sulle modalità di approvvigionamento da parte cinese, dato che – secondo loro – le operazioni di acquisto in Kenya erano già sospese.

La vicenda mette in evidenza le difficoltà di monitoraggio e applicazione delle politiche commerciali in un contesto in cui gli interessi economici internazionali possono scontrarsi con le strategie di sviluppo locale. Al tempo stesso, il caso solleva interrogativi sulla trasparenza dei flussi commerciali e sulla capacità delle autorità di far rispettare le norme a tutela della filiera nazionale.

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