Il Kenya, terzo produttore mondiale di tè dopo Cina e India, sta affrontando una crisi senza precedenti nel settore, con circa 100.000 tonnellate di tè invendute su una produzione totale di 450.000 tonnellate nel 2023. Questo surplus rappresenta quasi un quarto della produzione annua e costituisce una grave preoccupazione per il governo, considerando che le esportazioni di tè generano 880 milioni di euro all’anno, rendendo il settore una delle principali fonti di valuta estera del paese, insieme alle rimesse della diaspora e alla vendita di fiori, avocadi, caffè e turismo. Il settore del tè è inoltre vitale per l’economia interna, coinvolgendo direttamente o indirettamente circa 5 milioni di persone su una popolazione di 55 milioni, tra cui 650.000 agricoltori.
Le Kenya fait face à d’énormes stocks de thé invendu https://t.co/zCMhQrZwaR
— Le Monde Afrique (@LeMonde_Afrique) December 2, 2024
La causa principale di questa situazione è una produzione troppo elevata combinata con una qualità insufficiente, che ha scoraggiato gli acquirenti internazionali. Nel 2021, il governo aveva introdotto un prezzo minimo di 2,34 dollari al chilo per le esportazioni di tè, sperando di garantire guadagni minimi ai produttori e di evitare perdite significative. Tuttavia, questa misura ha avuto l’effetto opposto: il tè keniota è stato percepito come troppo costoso rispetto alla qualità offerta, spingendo gli acquirenti verso altri mercati, come il Ruanda, dove il prezzo medio è di 4,02 dollari al chilo per un prodotto di qualità superiore, o la Tanzania, che offre tè a 1,15 dollari al chilo.
A causa dell’accumulo di scorte, il governo ha recentemente abolito il prezzo minimo nella speranza di rilanciare le vendite. In parallelo, è stato istituito un gruppo di lavoro incaricato di analizzare il problema e proporre soluzioni per risolvere l’inadeguatezza tra prezzo e qualità che penalizza il settore. Il gruppo dovrebbe fornire raccomandazioni nelle prossime settimane.
Cargill Kenya Limited, the company that has been the top buyer at the Mombasa Tea Auction, is exiting the market, dealing a blow to farmers and traders as it now focuses on origination and trading in wheat, maize, barley, and soybean.https://t.co/6MHZaQTPOQ
via @BD_Africa— Mzalendo (@MzalendoWatch) December 2, 2024
Un ulteriore colpo per il settore è stato l’annuncio dell’uscita dal mercato di “Cargill Kenya Limited”, la principale azienda acquirente di tè all’asta di Mombasa, la seconda borsa mondiale del tè dopo Colombo (Sri Lanka). La società, invece di acquistare tè, ha deciso di concentrarsi sul commercio e l’approvvigionamento di altri prodotti agricoli come grano, mais, orzo e soia. Questa decisione ha lasciato un vuoto nel mercato, favorendo l’ingresso di altri attori come Global Tea Commodities, Chai Trading Company e LAB International, ma ha aggravato l’incertezza per agricoltori e commercianti già colpiti dalla crisi.
Con il settore del tè che rappresenta la terza fonte di reddito del Kenya, dopo le rimesse della diaspora e le esportazioni di fiori, caffè e avocadi, il governo si trova davanti a una sfida critica per stabilizzare il mercato e garantire il sostentamento di milioni di cittadini. Le autorità stanno cercando di invertire la tendenza, anche perché il tè rappresenta una risorsa strategica per le esportazioni del Kenya, con mercati chiave come Pakistan, Europa e Medio Oriente. La sfida è ora trovare un equilibrio tra quantità prodotta, qualità offerta e prezzo competitivo per recuperare la fiducia degli acquirenti e proteggere un settore cruciale per l’economia del paese.


