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Kenya, ex bracconieri in prima linea contro il crimine faunistico

In Kenya gli ex bracconieri stanno contribuendo a ridurre il bracconaggio e a proteggere la fauna selvatica nel Parco Nazionale di Aberdare.

Gli ex bracconieri stanno giocando un ruolo cruciale nella riduzione dei crimini contro la fauna selvatica in Kenya. Nel Parco Nazionale di Aberdare, che si estende su 767 km² e ospita una varietà di specie, tra cui animali in pericolo come il rinoceronte nero e il bongo di montagna, il bracconaggio e il disboscamento illegale rappresentano gravi minacce. Per contrastare queste attività, è stata creata nel 2010 l’Aberdare Joint Surveillance Unit (AJSU), un’unità composta principalmente da ex bracconieri e taglialegna illegali.

Guidata dal Kenya Wildlife Service (KWS) e dall’organizzazione non governativa Rhino Ark, l’unità ha il compito di pattugliare il parco, rimuovere trappole, gestire incendi boschivi, sequestrare animali e piante cacciati illegalmente, e condurre censimenti della fauna selvatica. Gli ex bracconieri, grazie alla loro conoscenza del terreno e delle tecniche di bracconaggio, sono particolarmente utili nell’identificare e fermare le attività illegali.

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Adam Mwangi, direttore della comunità di Rhino Ark, sottolinea l’importanza di questi ex bracconieri nella squadra, poiché conoscono bene la foresta e le bande coinvolte in attività illegali. John Mugo, uno di loro, ricorda di aver abbandonato il bracconaggio dopo aver trovato un rinoceronte nero morto in una delle sue trappole, un evento che lo ha spinto a cambiare vita.

Ogni giorno, l’unità inizia il lavoro alle 5 del mattino, seguendo le coordinate dei punti caldi di presunto bracconaggio fornite da un supporto aereo. Durante il giorno, pattugliano le aree a rischio e di notte accampano, coprendo circa 700 km di foresta al mese. L’unità affronta anche il conflitto tra esseri umani e fauna selvatica, monitorando una barriera di 400 km per gestire i danni ai raccolti e le rappresaglie sugli animali.

Christian Lambrechts di Rhino Ark spiega che reclutare membri della comunità con precedenti di crimini contro la fauna selvatica è stata una decisione strategica, poiché non solo offrono informazioni preziose ma aiutano anche a cambiare le attitudini verso il bracconaggio. Mugo conferma che il suo lavoro ha contribuito a modificare la percezione del bracconaggio nel suo villaggio, dimostrando i benefici della conservazione ambientale.

Dal 2010, grazie all’AJSU, le attività illegali nella foresta sono diminuite di circa l’80%, e i procedimenti giudiziari relativi a crimini ambientali hanno un tasso di successo del 90%. Tuttavia, l’unità continua a fronteggiare sfide, poiché i bracconieri e i taglialegna sviluppano nuovi metodi sofisticati per le loro attività. In risposta, l’AJSU ha avviato operazioni segrete e istituito cellule di raccolta di informazioni per sorprendere i trasgressori.

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